12/10/12

La denuncia di Amnesty, “Il costo umano del controllo dell’immigrazione”

“When you don’t exist” è la campagna lanciata da Amnesty International con lo scopo di proteggere i diritti dei migranti, rifugiati e richiedenti asilo in tutta Europa. Il movimento internazionale che opera in difesa dei diritti umani, rivendica un adeguata protezione dei migranti e la cessazione di accordi esistenti in materia di controllo dell’immigrazione, particolarmente intensi tra Italia e Libia.
Nell’ambito dell’iniziativa è stato pubblicato di recente il rapporto “S.O.S. Europe, Il costo umano del controllo dell’immigrazione” che analizza alcuni aspetti delle discutibili pratiche di controllo e contenimento dell’immigrazione messe in atto soprattutto dai paesi bagnati dal mediterraneo, coinvolti maggiormente nella gestione dei flussi migratori dell’area. Nella Libia di Gheddafi, così come quella postconflitto, persistono gravi violazioni dei diritti dei migranti, maltrattati con abusi in alcuni casi simili alla tortura.

La maggior parte dei migranti che salpano dalla Libia con la speranza di raggiungere l’Europa, non è di origine libica, ma proviene da altri paesi, talvolta molto lontani. In riguardo, la Libia post-Gheddafi sta ponendo in modo ancora più ostile rispetto al passato. In tutto il paese circolano armi a bizzeffe ed il razzismo è in preoccupante aumento, soprattutto verso chi proviene dall’Africa subsahariana, regione dalla quale si pensa provenissero i “mercenari africani” arruolati da Gheddafi per combattere l’opposizione. Una guerra silente, tutto sommato c’è ancora.
Nonostante siano stati resi noti gravi abusi subiti dai migranti in Libia, tra il 2006 e il 2010, il nostro Paese ha comunque stipulato accordi bilaterali atti al controllo e contenimento dei flussi migratori. Accordi di cui poco si conosce, di cui Amnesty chiede la sospensione, almeno fin quando la Libia s’impegni a tutelare i diritti dei rifugiati, richiedenti asilo e migranti. In questa partita, l’Italia gioca pessimamente, lungi dall’essere un esempio di civiltà. Il nostro paese ha sottoscritto accordi in base ai quali si accetta che migliaia di bisognosi di protezione internazionale siano trattenuti involontariamente in un paese, la Libia, che non riconosce loro lo status di rifugiato, rendendoli vittime di un trattamento insensatamente punitivo che in molti casi consiste nel rimpatrio forzato, che in molti casi, è sinonimo di morte.

Eleonora Pochi
Fonte: Fuori le Mura


Nessun commento:

Posta un commento