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17/02/12

I giovani e il miraggio di un ‘noioso’ posto fisso

In continua evoluzione, la vita lavorativa di un giovane sfuggirebbe così alla monotonia del contratto a tempo indeterminato, che, secondo il presidente del consiglio Monti, implicherebbe una vita noiosa

Contratti a tempo rinnovati per anni, lavoro intermittente, tirocini, stage e contratti a progetto. Niente di più eccitante! In continua evoluzione, la vita lavorativa di un giovane sfuggirebbe così alla noia del contratto a tempo indeterminato, che, secondo il presidente del consiglio Monti, implicherebbe una vita noiosa. Indubbiamente, vive un’altra Italia. Nell’Italia de noantri, questo sconosciuto del contratto a tempo indeterminato fa parte di una specie contrattuale che percorre mestamente la via dell’estinzione, annichilendo la sicurezza e la tranquillità garantite dal ‘posto fisso’, impedendo l’uscita dei ‘bamboccioni’ da casa (gli unici in Europa a non godere del reddito minimo garantito) e rendendo sempre più il ‘metter su famiglia’ un’epica impresa.

Con un tasso attuale di disoccupazione giovanile al 30,1%, il miraggio del ‘posto sicuro’ è dovuto senza dubbio di crisi economica, ma c’è anche dell’altro. C’è n’è per gli ‘sfigati’ laureati, che si ritrovano tra call-center di mattina e stage di pomeriggio, raccimolando di norma non più di 500 euro al mese. L’uso criminoso dello stage, sia nel settore pubblico che privato, bypassa la normativa che incardina i diritti dello stagista giustificandolo come ‘esperienza formativa’ per il candidato, precludendo da subito possibilità d’inserimento e di un, seppur esiguo, rimborso spese. Un circolo vizioso per i giovani, un circolo più che virtuoso per le aziende che godono di lavoro gratuito garantito dal ricambio degli stagisti. Qui, nel limbo dei stage, di contratto a tempo indeterminato, ma anche determinato, non se ne è mai avuta la più pallida idea.

Considerando il quinquennio 2005-2010 per le grandi imprese, quelle con oltre 500 dipendenti, l’Istat ha rilevato un crollo delle assunzioni del 12,9%. In generale, 7 contratti su 10 sono a termine e 7 su 10 terminano il rapporto lavorativo alla scadenza contrattuale. A quanto ammonti il numero di licenziamenti nel 2011 non è noto, benché siano state diffuse stime sui più disparati Paesi fuorché dell’Italia, ma se si è prestata attenzione alle vicende che hanno infuocato lo scorso anno, si percepisce, anche senza riscontri statistici, l’enorme ampiezza del fenomeno che sta ulteriormente investendo il Paese da Nord a Sud. Già dal saldo negativo tra assunti e fuoriusciti dal mercato del lavoro del biennio 2008-2010 si intuisce l’andamento verso la recessione, che si è fatta trovare inevitabilmente alle porte del 2012. E’ pur vero che dev’essere alquanto ‘noioso’ un posto fisso che garantisce uno stipendio tale possedere ed ottenere un micro-impero. Alla fine, quando si ha tutto, ci si stufa pure. Non si ha l’ebbrezza del non riuscire ad arrivare a fine mese. Il ‘posto fisso’ de noantri è ben altro. E’ la sicurezza di poter avere un tetto sopra la testa e di sfamare i propri figli.

Eleonora Pochi
Fonte: Fuori le Mura

29/09/11

La manovra punto per punto: acqua alla gola per l'Italia

Con la nuova legge, il governo ha varato ulteriori misure urgenti per la (de)stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo

La manovra da 54 miliardi, diventata ufficialmente legge, è stata varata dal governo per raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2013. Una serie di misure d’austerità che prevedono lacrime e sangue per la quasi totalità dei cittadini, escluse quelle poche centinaia di intoccabili che non si capisce perché si ostinino a non voler pagare la loro crisi. La manovra prevede un aumento dell’Iva al 21% in previsione di un gettito annuo di circa 4,2 miliardi. Innalzamento che secondo Confesercenti “si tradurrà in un aumento di spesa mensile di circa 140 euro per famiglia”.
 
Riportiamo l’elenco dei principali beni per i quali è in atto l’aumento dell’imposta di consumo dal 20 al 21% pubblicato dall’Ufficio studi Confcommercio Imprese per l’Italia:- Televisori e prodotti per l’home entertainment, macchine fotografiche e videocamere, computer desktop, portatile, palmare e tablet, autocaravan, caravan e rimorchi, imbarcazioni, motori fuoribordo ed equipaggiamento barche, strumenti musicali, giocattoli, giochi tradizionali ed elettronici, articoli sportivi, manifestazioni sportive e parchi divertimento, stabilimento balneare, piscine, palestre e altri servizi sportivi, articoli di cartoleria e cancelleria, pacchetti vacanza, automobili, ciclomotori e biciclette, trasferimento proprietà auto e moto, affitto garage, posti auto e noleggio mezzi di trasporto, pedaggi e parchimetri, apparecchi per la telefonia fissa, mobile e telefax, servizi di telefonia fissa, mobile e connessioni internet, tabacchi, abbigliamento e calzature, rasoi elettrici, taglia capelli, phon, articoli per la pulizia e per l’igiene personale, profumi, cosmetici, gioielleria e orologeria, valigie, borse e altri accessori, servizi di parrucchiere, servizi legali e contabili, mobili e articoli per illuminazioni, biancheria e tessuti per la casa, frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie, forno, piccoli elettrodomestici per la casa, piatti, stoviglie e utensili per la casa, detergenti e prodotti per la pulizia della casa, carburanti, caffè, bevande gassate, succhi di frutta e bevande analcoliche, liquori, superalcolici, aperitivi alcolici, vini e spumanti -.

Tra le misure di carattere urgente che figurano nella nuova legge inoltre, la possibilità per il Ministero dell’economia e delle finanze di emanare “tutte le disposizioni in materia di giochi pubblici utili al fine di assicurare maggiori entrate, potendo tra l’altro introdurre nuovi giochi, indire nuove lotterie, anche ad estrazione istantanea”, s’apprende dal testo.
 
Alla voce “Riduzione dei costi degli apparati istituzionali” figurano cinque pagine di tagli agli enti locali e giusto qualche riga dedicata ai parlamentari, che si sono limitati a deliberare che “per gli spostamenti in aereo e le missioni legate a ragioni di servizio all’interno dei paesi del Consiglio d’Europa” si volerà in classe economica. Un profondo disagio per la Casta di Montecitorio, che non vuole tagli alla propria elite, semmai ne elabora all’infinito per il Paese. Anzi, il fantomatico taglio ai loro stipendi, introdotto forse un po' per vergogna nei confronti di un paese tassato fino all'osso, prevede una “riduzione delle retribuzioni o indennità di carica superiori a 90 mila euro lordi annui in misura del 10% per la parte eccedente i 90 mila euro”. 
La soppressione delle Province, il dimezzamento di consiglieri e assessori, restringimento dei finanziamenti regionali sono disposizioni che hanno suscitato la durissima reazione delle amministrazioni locali, secondo le quali è impossibile continuare a garantire servizi indispensabili ai cittadini, stando alle condizioni imposte dalla nuova legge 148. Alla faccia del principio di sussidiarietà. “Le nuove misure di austerità – scrive l’agenzia internazionale Moody’s -riducono il budget degli enti locali di 7 miliardi per il 2012-2013, giacché l’obiettivo di pareggio è stato anticipato di un anno, e danno meno tempo per sistemare i bilanci". Effetti negativi sul rating di Regioni, province e comuni: "Misure di rafforzamento delle entrate – spiega Moody’s -, come permettere di controllare i propri livelli di tasse e di controllare gli evasori fiscali sul proprio territorio, compenseranno solo in parte i tagli ai trasferimenti".

Per i lavoratori arriva invece dell’articolo 8, che prevede la possibilità di derogare alle norme stabilite dai contratti nazionali e dallo statuto dei lavoratori, in conformità ad accordi aziendali sottoscritti da rappresentanze sindacali, intese come qualsiasi organizzazione rappresentativa a livello territoriale. “Siamo pronti a ricorrere alla Corte Costituzionale - dichiara in occasione del recente sciopero nazionale Susanna Camusso, segretario Cgil - per cancellare una simile discriminazione, useremo tutte le strade per eliminare questa vergogna". La Camusso esprime contrarietà verso l’intera manovra: ”E’ ingiusta, perché fa pagare i soliti noti, il lavoro pubblico, i pensionati”. Per quanto riguarda il mondo del pubblico impiego, c'è ancora da patire, dopo lo smantellamento dello scorso anno, restrizioni d’organico e tagli per oltre due miliardi l’anno per il biennio della rincorsa al pareggio di bilancio, 2013-2014. Prorogate anche le norme che bloccano le assunzioni fino al 2014.
Si procederà, inoltre, al recupero, entro il 31 dicembre 2011, di quanto ancora dovuto da coloro che non hanno versato le rate concordate per il condono edilizio negli ultimi cinque anni.
 
Non poteva mancare il settore Giustizia, che sembra interessare questo governo come non mai. Si è stabilito il riordino degli uffici giudiziari che porterà al taglio dei “tribunali minori” con il conferimento di una delega al Governo, che agirà seguendo criteri come il numero di abitanti, l'estensione e i carichi di lavoro.
Magistrati ed avvocati non ci stanno, per loro un simile accorpamento è un duro colpo all'apparato giudiziario, affannato da tagli e mancanza di fondi: “La ridefinizione dell'assetto territoriale degli uffici requirenti – hanno dichiarato dall'Associazione Nazionale Magistrati in merito alla ridefinizione territoriale prevista -, anche con l'accorpamento in un unico ufficio di procura della competenza allo svolgimento di funzioni requirenti in più tribunali, è del tutto fuori dal sistema e foriera di gravi disfunzioni sul piano organizzativo”. Sulla riduzione degli uffici giudiziari “non appare razionale escludere dalla possibilità di accorpamento i tribunali con sede nei comuni capoluogo di provincia alla data del 30 giugno 2011 e dunque senza un coordinamento con la contemporanea scelta di soppressione di alcune province e senza tenere in considerazione le caratteristiche dei tribunali presenti” fa notare l'Anm.
Misure d'austerità che faranno penare i cittadini, debitori di un debito da loro mai contratto. Superato il nuovo record di 1.900 miliardi di euro, il debito grava sulle spalle di ogni italiano per oltre 31 mila euro, più del Pil pro capite. Naturalmente, il tasso d'interesse cresce all'aumentare dell'indebitamento.

Eleonora Pochi

12/09/11

La Casta, Ferrieri e i cittadini

Per promuovere una petizione per eliminare i privilegi della politica c'è chi ha passato le vacanze davanti al Parlamento, nella speranza di essere finalmente ascoltato

Gaetano Ferrieri, 54 anni, dal 4 giugno non si muove da piazza Montecitorio. Da quel giorno si rifocilla solo con acqua e sali minerali, avendo iniziato uno sciopero della fame che porterà avanti fin quando le istituzioni non considereranno la petizione a
vanzata: riduzione del 50% dello stipendio di parlamentari e amministratori pubblici, un taglio del 90% delle auto blu e una nuova legge elettorale per “creare una classe politica che veramente rispecchi le preferenze dei cittadini”.
Per essere presentata e discussa, la proposta di riforma ha bisogno del sostegno di tre milioni di persone, a detta del Capo di Gabinetto della Presidenza della Camera, Alberto Sciolìa. Gaetano, un cittadino qualunque, non deve essere considerato né un supereroe né il capo di una presunta rivoluzione. “Non sono un eroe né un capopopolo – scrive Ferrieri in rete -, sono un uomo con dei principi da difendere, valori Sociali, d’amore per il Paese, per la mia amata Italia”.

Ma non ci salverà lui dall’abisso, giacché ogni individuo ha il dovere di difendere e reclamare i propri diritti quindi tra le nostre capacità, anestetizzate da una sfacciata e perpetua demagogia, bisogna rianimare almeno l’indignazione, legittimata dallo splendido art. 50 della nostra Costituzione: “Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità”. Si deve pretendere la discussione della proposta, di fronte alla vergognosa indifferenza con la quale la sfera politica sta comportandosi al riguardo. “Chiediamo un dialogo assolutamente pacifico – spiega Gaetano Ferrieri -. Non siamo qui per sollevare tumulti, ma per cercare di ottenere un confronto effettivo della società civile con i governanti per discutere su una riforma che comprenda le misure proposte”. Più di novanta giorni di sciopero della fame ed un presidio permanente davanti Palazzo Chigi per attirare l’attenzione degli italiani su una petizione inviata alle più alte cariche dello Stato, sistematicamente ignorata. Per avere un riscontro efficace bisogna che il popolo scenda in piazza a milioni, unito e compatto, affinché la classe politica sia costretta ad ascoltare la vox populi. “Per iniziare un dialogo ci hanno chiesto tre milioni di firme, ma la cosa non ci spaventa – continua Ferrieri -. Ci sono migliaia di cittadini che ogni giorno vengono a conoscenza del presidio, la stampa estera ci segue, sempre più esterrefatta per i comportamenti della nostra classe politica (quella italiana è recitiva, ndr) e grazie all’appoggio di molti, ci stiamo organizzando con gruppi regionali”.

Bisogna reagire, prima che proliferi un’altra loggia, un’ennesima tangentopoli, mentre il Paese va a picco. Il Fmi ci ha condannato ad almeno dieci anni di stagnazione economica ed il nostro debito pubblico è il più alto d’Europa, dopo quello dei nostri vicini greci. La petizione prevede misure che se adottate sarebbero un ottimo antidoto teso a disinnescare il circolo vizioso dell’indebitamento. Se la casta continua a nutrirsi di denaro pubblico mentre elabora misure d’austerità rivolte a tutti tranne che loro, che continuano a godere di uno stipendio a cinque cifre e di auto blu anche per buttare l’immondizia(tanto per accennarne un paio), il paese fallirà e con esso tutti noi, che siamo rimasti immobili quando ancora eravamo in tempo. “Il 21 settembre scenderemo massicciamente in piazza – dichiara il cittadino veneziano a digiuno dal 4 giugno -. E’ mercoledì, l’unico giorno della settimana in cui sono presenti i parlamentari ed inoltre simboleggia l’inizio di un autunno particolarmente caldo. Chiederemo una question time sulla petizione e se ancora non ci sarà dato ascolto, sarà la volta di presidiare il parlamento”.

Gaetano ha avanzato proposte che la stragrande maggioranza dei cittadini condivide, ma che in sostanza nessuno aveva mai preso di petto per cercare di farle piombare in parlamento. Ad egli va il merito di muoversi per cercare concretezza. D’altra parte, sul profilo facebook di Gaetano si leggono frasi del genere: “Sei un eroe”, “Grazie per quello che fai”. Come se si fosse impediti a fare altrettanto, rassegnati alla passività.  Se quel timido gazebo riuscirà ad essere sorretto da milioni di persone, allora sarà vinta la battaglia contro la montagna di cemento che gli si pone innanzi, nella quale è arroccata l’oligarchia che sta portando allo sfacelo la nostra Nazione. “Stiamo creando una rete capillare nazionale al fine di agevolare la comunicazione tra vari gruppi ed organizzare al meglio la giornata del 21 – conclude Ferrari -. L’enorme numero di persone che ci segue in rete, ma anche in piazza, fa pensare alla buona riuscita della giornata”. Il 21 settembre l’appuntamento è sotto casa della Casta, mettiamoci alla prova.

Eleonora Pochi
Fonte: Fuori le Mura

23/06/11

Rapporto Istat: fotografia di un' Italia senza futuro

Dal rapporto annuale dell'ente nazionale di statistica, traspare un'economia che stenta a ripartire. Una ricetta per uscire dalla crisi non è ancora stata trovata, intanto aumentano disoccupazione e debito pubblico

Presentato il rapporto annuale Istat, cinque volumi che analizzano la situazione di imprese, famiglie, lavoro ed economia del nostro paese. Dai dati, come facilmente intuibile dalla quotidianità, si evince la fotografia di un'Italia infausta, in un contesto europeo che dal secondo dopoguerra non aveva mai toccato il fondo come ora. La grande recessione del ventunesimo secolo ha piegato il nostro paese, già indebitato e corrotto prima della crisi. Enrico Giovannini, presidente dell'istituto di statistica, ha tenuto a precisare però che “la ricchezza di cui dispongono le famiglie, un tessuto produttivo robusto e flessibile, l'ampio ricorso alla cassa integrazione, il rigore nella gestione del bilancio pubblico, le reti di aiuto informale sono gli elementi che spiegano perché la caduta del reddito prodotto, la più forte tra i grandi paesi industrializzati, non si è trasformata in una crisi sociale di ampie dimensioni”.
Almeno finora quel poco di ammortizzatori sociali hanno contenuto lo scoppiare di una profonda crisi sociale ed è proprio riflettendo sulle considerazioni di Giovannini che ci si chiede cosa succederà quando il temporaneo sostegno statale a disoccupati e cassaintegrati cesserà, dato che gli ammortizzatori sociali non vengono elargiti in eterno.

Dall'analisi emerge che nel biennio 2009-2010 501mila giovani sotto i trentanni hanno perso un impiego, sempre più donne sono escluse dal mercato del lavoro o costrette ad uscirne per sopperire alle carenze di assistenza statale: “Oltre la metà delle interruzioni del lavoro per la nascita di un figlio non è il risultato di una libera scelta. Sono infatti circa 800mila – si apprende dal rapporto - le madri che hanno dichiarato di essere state licenziate o messe in condizione di doversi dimettere, nel corso della loro vita lavorativa, a causa di una gravidanza".

Implementano la 'lista nera' un risparmio nazionale pari al 9,1% ed un tasso di crescita dello 0,1%, a causa di una paralisi dell'attività economica ed ovviamente della domanda di lavoro, insufficiente a riassorbire l'esercito di disoccupati, sempre più numeroso. Va da sé il calo di reddito e consumi.

Circa 15milioni di cittadini, un italiano su quattro, sono sulla soglia della povertà. Nel 2010 il 5,5% degli italiani non ha avuto soldi per comprare il cibo, oltre il 16% ha dovuto indebitarsi per arrivare a fine mese e l'11% non ha potuto curarsi per ragioni di mancanza di denaro.
Il presidente dell'Ente, conclude la presentazione del rapporto annuale, auspicando che sussistano “la coesione di intenti, la chiarezza degli obiettivi, la mobilitazione dell'opinione pubblica e della società civile , per affrontare i nodi esistenti e moltiplicare gli effetti benefici di decisioni coordinate."

Eleonora Pochi
Fonte: Parolibero

19/04/11

Precariato, la tratta degli schiavi moderni

Nella giornata di sabato scorso, la mobilitazione dei precari ha attraversato l'Italia intera. 'Il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta' è il nome del comitato che ha promosso l'iniziativa. Migliaia in piazza per rendere manifesta la loro rabbia, sognano il futuro ma il presente preclude loro di guardare lontano

Nel paese dei 'super ricchi o super poveri' la classe media rischia l'estinzione, assottigliando sempre più il vertice della piramide sociale: solo un'1% delle famiglie possiede il 13% della ricchezza italiana. Una distribuzione del reddito strabica e distorta è la causa di questo enorme divario, che non accenna a diminuire, tra classi sociali. Alla base della piramide, tra gli altri, i lavoratori 'atipici' raggiungono quasi i quattro milioni. Ad ognuno di loro viene negata la possibilità di costruirsi una famiglia, comprare una casa, fare progetti a lungo termine e sperare in un avvenire che permetta la serenità. 'Quelli senza futuro' si sono ritrovati in piazza per rivendicare i diritti loro negati, contro un mercato del lavoro avvilente, in grado di garantire un futuro effimero quanto una bolla di sapone.
Secondo i dati diffusi dai maggiori sindacati, solo nel Lazio risiedono oltre 420mila precari: “Dal 2009 i lavoratori atipici, sono aumentati ad un ritmo impressionante, circa 1.200 al mese” ha dichiarato Claudio Di Berardino, segretario generale per Roma e Lazio della Cgil.
C'è bisogno di un pacchetto minimo di misure in grado di garantire ai lavoratori un percorso trasparente, meritocratico, dignitoso e soprattutto stabile. Tra stage non retribuiti, tirocini, fantomatici contratti a progetto e lavoro nero, giovani e meno giovani sono costretti nell'incertezza dell'eterno precario, troppo pochi soldi per arrivare alla fine del mese ed una stabilità contrattuale inesistente. Sono proprio loro, quei 'bamboccioni' che qualcuno dichiarava estremamente oziosi e lenti nell'emanciparsi.
“Stiamo assistendo ad una degenerazione del concetto di flessibilità – ha dichiarato Antonio Di Pietro, leader dell'Italia Dei Valori, confermando il sostegno alla giornata di mobilitazione del 9 aprile -, si sta andando verso il feudalesimo.  Questo non è più sintomo di uno Stato moderno, ma di un nuovo patronato per il quale si sfrutta il mercato degli schiavi moderni”.
Di tutt'altra opinione il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, secondo il quale i lavoratori sarebbero adeguatamente tutelati e sostenuti dallo Stato: “Oggi non c'è nessuno che perdendo il lavoro non venga aiutato dallo Stato. C'è la cassa integrazione per i precari, così come per i lavoratori a progetto. Abbiamo garantito la pace sociale”.

Milioni di italiani, quelli 'super poveri', non conoscono la 'pace sociale'. Vivono un inferno completamente ignorato dallo Stato. Così, i precari del comitato 'Il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta', promotore della mobilitazione di sabato scorso, hanno risposto alle dichiarazioni inadeguate del Premier rivolte ad una platea di neolaureati: “Davvero pensa il Presidente del Consiglio che il Milan e suoi successi personali siano da prendere ad esempio per i giovani italiani? Davvero pensa che il 30% di disoccupazione giovanile, i 2 milioni di giovani che non studiano, non lavorano e non si formano, l'esercito di lavoratori precari rimasti senza lavoro e senza reddito con la crisi economica, possano avere 'il sole in tasca' ?” . In tutto questo, per milioni di lavoratori c'è il rischio di rimanere non solo senza lavoro, ma anche senza pensione, dopo aver versato regolarmente i contributi previsti dalla legge. Questa può essere definita 'pace sociale'?

Eleonora Pochi
Fonte: Parolibero

07/03/11

C'era una volta uno straniero


Secondo appuntamento per “24h ore senza di noi”, questo è il nome dell'iniziativa che lo scorso anno ha permesso anche di far riflettere su scandali quali Rosarno, l'asilo di Adro, Montecchio Maggiore che stendono un velo di vergogna sul nostro paese

Nel mentre d'un sentito e preoccupato dibattito sullo tsunami migratorio che il Governo prevede già da giorni dall'altra sponda del mediterraneo, trascurando il massacro in atto nei confini libici, il primo marzo gli immigrati si fermano per 24 ore.
Sembrerebbe che sia concesso loro addirittura il diritto di scioperare, strano ma vero.
Perché scioperano? Sono stanchi ed hanno ragione. Sono stanchi d'essere trattati come “stranieri” benché nati in Italia, stanchi di essere stipati dentro Centri di Identificazione ed Espulsione come fossero un'epidemia da tenere in incubazione, stanchi di accaparrarsi i lavori che gli italiani proprio non hanno voglia di fare, stanchi di essere schiavi d'un permesso di soggiorno, non essere tutelati dallo Stato ed essere classificati l'emblema di delinquenza.

Occorre precisare che, in Italia, la crisi economica e sociale sta rendendo sempre più ostile l'atteggiamento verso i quasi 5milioni di migranti che lavorano nelle nostre fabbriche, cantieri, imprese, case, ospedali. Molti di loro vengono licenziati (lavorando in nero sono le prime vittime dei cosiddetti “tagli di personale”) e la pretesa della Bossi-Fini di legare il permesso di soggiorno al contratto di lavoro, rende loro la vita impossibile. La lista d'attesa per sistemare la loro posizione è infinita ed il provvedimento in vigore dall'estate scorsa, per la regolarizzazione di Colf e Badanti sembrerebbe confermare l'intolleranza verso la presenza di persone capaci di lavorare come noi, magari anche meglio, che pensano, riflettono e rivendicano diritti: come si volesse canalizzare il flusso d'immigrati in quei pochi settori che evidenziano la differenza. C'è da chiedersi come mai, nel nuovo decreto flussi approvato nel dicembre 2010, il quale autorizza 100mila ingressi nell'anno in corso, sono solo 500 i permessi riservati ai liberi professionisti rispetto ai 30mila per Colf, badanti e babysitter.
Inoltre, chi è in Italia e non rientra nella stretta cerchia della regolarizzazione per le difficoltà poc'anzi citate e per molte altre, commette reato. E' clandestino e se viene scoperto, viene arrestato ed espulso. Questo è quanto introdotto dal così patriottico pacchetto sicurezza...lavoro del quale Mussolini sarebbe andato molto fiero.
Sono tante le considerazioni su di loro, ma pochi provano a chiedersi cosa loro pensano di noi...

Chi è uno straniero?
Sono in spiaggia, sdraiata al sole cercando di scaricare lo stress settimanale. La voce di XXX(preferisce rimanere nell'anonimato) interrompe un rilassante dormi veglia, l'ennesimo della giornata che spera di rifilarmi uno dei suoi bracciali. Garbato e timidissimo si siede sulla spiaggia per propormi tutta la mercanzia. “Di dove sei”? domando “Del Congo”. “Perché sei qui”? “Cerco un lavoro per inviare soldi ai miei fratelli. Sono stato il più coraggioso e sono venuto in Italia, da solo.” “Ti mancano?” “Si.”. Scopro che XXX ha diciassette anni, ma dimostra un'enorme divario di maturità e saggezza rispetto a molti dei miei connazionali adolescenti. E' adulto, i suoi occhi mi dicono che, nonostante l'età, ha già capito molto dalla vita.
Mi chiede di aiutarlo, ma non so come. Non sono ricca e come lui sogno un buon lavoro.
Gli dico che 'da grande vorrei fare la giornalista' ma il mio paese  non fa altro che soffocare le ambizioni dei giovani e che probabilmente un giorno partirò per l'Africa. Lui sgrana gli occhi e ride, mi guarda strano. “Andare in Africa! Io non vedevo l'ora di scappare”. Strana la vita.
Mi racconta che vive in un appartamento con altri venti ragazzi africani. Dormono per terra, senza acqua ne elettricità, pagando una cifra esorbitante. Chi passa a ritirare il canone ogni mese è un loro connazionale, che a sua volta risulta l'affittuario d'una coppia di italiani.
Mi scrive su un foglio di carta il suo numero di telefono “Sei gentile, non pensavo ci fosse gente come te in questo paese. Grazie. Aiutami se puoi, non ce la faccio più”, riprende la sua bigiotteria, incamminandosi verso il mare di “No, grazie” che gli si pone innanzi.
Aderire all'iniziativa ha un significato speciale, oltre che voler denunciare i punti sopra esposti.
L'Italia fa fatica ad intraprendere il cammino dell'interculturalità, a considerare l' “immigrato” come  considererebbe un italiano e spetta alle nuove generazioni in primis, cambiare le carte in tavola.
In piazza, martedì primo marzo, italiani e immigrati insieme, anche per questo.

Eleonora Pochi
Fonte : Parolibero

21/01/11

L'Italia nella trappola dell'indebitamento

Come si evince dall’andamento della curva del grafico, il debito italiano cresce in maniera continuativa e costante da più di 30 anni, rendendo la prospettiva di bancarotta sempre più concreta.
A causa di cattive amministrazioni ed eccessivi sprechi, dal secondo dopoguerra il debito pubblico è sempre salito e continuerà l’impennata anche nel 2010, superando il 123% nel rapporto debito/Pil.Con l’anno venturo, Tremonti s’è accorto che esiste la crisi, se fino a poco tempo fa dichiarava “Crisi? L’Italia è fuori, il governo ha fronteggiato il rischio del collasso dei conti pubblici” , ora invece s’appresta a confessare “Siamo come in un videogame, vedi un mostro, lo combatti e vinci, poi ne compare un altro più forte del primo”.
In termini monetari, il debito italiano ammonta oggigiorno al suo massimo storico, 1.869.141 miliardi di euro e vi invito a cliccare sul link per osservare come sale, ogni secondo, l’inquietante “contatore del debito”. Per meglio rendere l’idea, si consideri che tra gennaio e luglio 2010 il debito è salito di 50.100.143.820 euro, più di 7 miliardi al mese, 236 milioni al giorno, circa 10 milioni di euro all’ora, 164.112 euro al minuto.


Implicito è l’aumento del deficit, semplicisticamente la differenza negativa tra entrate e spese pubbliche annuali, causa dell’indebitamento inarrestabile del nostro paese. Nel 2010 l’Italia, secondo le stime FMI, riporterebbe un saldo negativo dei conti pubblici pari a 6,3%, a differenza dell’1,5% del 2007.
Le cifre parlano da sole e questo 2011 sembrerebbe riservarci la rovina, il raggiungimento della soglia dei duemila miliardi di debito pubblico. Si, DUEMILA MILIARDI.
Il debito pubblico procapite è di 31mila euro,  in altre parole, ognuno di noi porta sul groppone il peso del debito pubblico, che prima o poi presenterà il conto, indistintamente a ricchi e poveri.
Per evitare che il debito esploda, come la situazione attuale della Grecia, l’antidoto è un buon tasso di crescita, almeno del 2%. Secondo Lodovico Pizzati, Economista Università di Venezia “La debole crescita italiana, che s’attesta ad un misero 0,2% non è abbastanza ed inoltre – spiega – se diminuisci la spesa pubblica di 25miliardi, da sola non basta perché si rischia di uccidere la crescita”.
La ricetta per l’aumento della crescita senza dubbio comprende meno corruzione in primis, meno presenza dello Stato a favore della libera iniziativa economica e non è un’opinione personale, ma lo evidenziano accurati studi Ocse.Secondo le stime dell’Organizzazione per lo Sviluppo Economico, le liberalizzazioni aumenterebbero la produttività italiana del 14% con un indiscutibile miglioramento nella qualità dei servizi erogati.
Al riguardo, Ugo Arrigo, economista Università di Milano commenta “Alcune aziende potrebbero tranquillamente stare sul mercato, comportando l’ausilio di tariffe più basse per i cittadini e una miglior gestione delle attività rispetto al capitalista falso, il sindaco, Tremonti, il capo di Governo, insomma chi fa l’imprenditore con i soldi non suoi sono sicuramente peggiori di qualunque altra persona che fa le stesse cose rischiando con i soldi propri”.
Dunque, come fossimo in un videogame, siamo invasi ed attaccati duramente dai mostri e le armi per difenderci ci vengono  tolte di mano per garantire l’interesse e la salvaguardia di quei pochi che i mostri, non li hanno mai visti pur essendo responsabili dell’invasione.


Eleonora Pochi

Fonte : Fuori le mura

18/12/10

Grecia: Ancora recessione

Dopo il maxi-prestito Fmi-Ue le cose non sembrano migliorare: i dati su disoccupazione, inflazione e previsioni finanziarie parlano da sé. Intanto Fmi e Ue, preoccupati, non escluderebbero l’adozione di nuove misure restrittive.
Nel maggio 2010 Fmi e Ue stanziarono un piano di aiuti da 110miliardi per salvare la Grecia dalla bancarotta ma, ad oggi, il paese sembrerebbe patire ancora il peso di una crisi che pesa sulle spalle come un macigno.
Condizione necessaria alla concessione del maxi-prestito, è stata l’applicazione di un programma di austerità varato dal governo elleno che prevedeva, come da tradizione, una drastica serie di tagli alla spesa pubblica. I cosiddetti aggiustamenti strutturali hanno disseminato e stanno disseminando tutt’ora una preoccupante crisi sociale: cresce l’Iva, aumentano le tasse, non soltanto sui beni di lusso ma su tabacchi, alcolici e carburante, tagli ai stipendi di funzionari statali, licenziamenti per migliaia di lavoratori, svuotate le casse di scuole ed università, ridotte le pensioni.


Hanno scioperato quasi la totalità delle categorie: funzionari pubblici, camionisti, assistenti di volo, ferrovieri, operai, pensionati, forze dell’ordine, imprenditori, docenti, professori e studenti. Tutti, coinvolti più o meno direttamente dalla politica adottata, contestano le manovre di governo.
Il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 12,2% , ci sono più di 4milioni di persone senza lavoro ed i giovani sono i più colpiti, ogni 100 ce ne sono 33 a spasso.
La Rete greca per la lotta alla povertà (Eapn) stima altresì che il paese registrerà, di questo passo, fino un terzo dei suoi abitanti sotto la soglia di povertà, in altre parole il 30% dei cittadini greci dovrà tirare a fine mese con meno di 470 Euro mensili.


Le previsioni finanziarie per il 2011 non sono certo rassicuranti “La Grecia presenta rischi di bilancio molto elevati” ammette preoccupato il Fmi, mentre da Bruxelles, il commissario Ue agli affari economici e monetari Olli Rehn, al termine dell’ultima riunione dell’Eurogruppo ha dichiarato “La Grecia potrebbe dover prendere delle nuove misure di austerità di bilancio per rispettare gli obiettivi di deficit per il 2011”. Il paese è in recessione – secondo l’ultimo rapporto dedicato all’Europa del Fmi, diffuso il 19 ottobre – e non vede luce, con un tasso di crescita del – 4% per il 2010 e  – 2,6% previsto per il 2011.
Il deficit sale più di quanto previsto nella bozza della legge di bilancio per il 2011 e a fine anno dovrebbe attestarsi al 9,3% del Pil.
L’indebitamento inarrestabile è dovuto alle entrate, ancora troppo basse e ad una rettifica al rialzo del deficit 2009. L’austerity non sembrerebbe aver cambiato di molto le cose…e mentre il debito pubblico sale e il paese decresce, viene da chiedersi se sarà mai in grado la Grecia di restituire i soldi concessi “cosi generosamente” in prestito da mezzo mondo.

Eleonora PochiFonte : http://www.fuorilemura.com/

04/10/10

Disoccupazione giovanile : Il paese torna indietro di dieci anni



L'Istat ha reso noto il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) di questo trimestre: 27,9%, cifra record dal 1999.
Come meravigliarsi. Solo nel secondo trimestre 2010 la schiera dei disoccupati è aumentata di 195mila unità, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, contando complessivamente ben 2.136.000 persone in cerca d'impiego (parametro destagionalizzato)- livello più alto dal 2001.
Il picco è al Mezzogiorno, con un risonante 40% che ricade maggiormente sulle donne. In pratica su cento italiani oltre nove non lavorano ed ogni 100 giovani ce ne sono 30 disoccupati.
A commentare i dati comunicati dall'istituto, il Ministro del Lavoro Sacconi: “l’Italia ha indicatori complessivi significativamente migliori della media europea. Dal punto di vista strutturale sono particolarmente rilevanti la disoccupazione e l’inattività giovanili, nonostante che rimangano molti, anche nel Sud, i lavori cercati e non trovati dalle imprese. La fondamentale risposta rimane quindi quella educativa e formativa, affinché le competenze corrispondano a quelle richieste dal mercato”
Tuttavia, la tendenza di questi dati preoccupa più degli stessi. I tassi di disoccupazione oscillano solamente di uno 0,1% in più e in meno rispetto ai dati dello scorso trimestre, ma non sono stati creati e non ci sono nuovi posti di lavoro dall'inizio dell'anno. Questo sta a significare che il mercato del lavoro è in piena fase di stagnazione e non accenna inversione di tendenza.
Fonte : abitarearoma.net - Eleonora P.