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05/03/12

“Con i 15 miliardi in spese militari, costruite asili e posti di lavoro”

Una raccolta firme per chiedere al governo di retrocedere dall’impegno d’acquisto miliardario di cacciabombardieri. Si chiede anche una stretta alla spesa militare, l’unica che non conosce crisi. 

Un mese di rilevanti iniziative di mobilitazione per diramare la campagna “Taglia le ali alle armi”, promossa da Sbilanciamoci!, Tavola della Pace, Rete Italiana per il disarmo e Unimondo, che mira a bloccare l’acquisto da parte del governo italiano di 131 cacciabombardieri F-35 prodotti in Usa. Un piano da 15 miliardi, l’ennesimo investimento per la guerra, l’unico business che non ha mai conosciuto crisi.

Nel bilancio di previsione per il 2012, è riservata al Ministero della Difesa una spesa di € 20.005.254.128, che a dispetto di qualsiasi altra voce di spesa pubblica, tende ad aumentare nel biennio 2013-2014. In altre parole, l’Italia ha speso e continua a sborsare oltre due miliardi di euro al mese in spese militari.

Nel biennio 2009-2010 il nostro paese ha esportato armi leggere per oltre un miliardo di euro, raggiungendo, più o meno direttamente, aree in cui l’Italia stessa ha dispiegato soldati e carri armati in nome della pace, oppure paesi in cui si registrano gravi violazioni dei diritti umani,  trasgredendo, come se niente fosse, leggi nazionali e trattati internazionali. Solo in Libia, sono arrivate armi, realizzate da aziende italiane, pari a 8 milioni di euro che sono state utilizzate tanto dai rivoluzionari quanto dal regime.

Per chiedere al governo di fare marcia indietro sulla questione degli F-35 e di ridurre le spese militari, sono già state raccolte migliaia di firme ed il 25 febbraio è prevista una giornata di mobilitazione in oltre 100 città italiane per sottoscrivere l’appello. La consegna delle firme al governo avverrà in occasione della manifestazione indetta il 1° marzo a Roma. In occasione dell’incontro-start up della fase più incisiva della campagna per il disarmo e la riduzione delle spese militari, attiva già dal 2009, il presidente dell’associazione Movimento Nonviolento, fondata da Aldo Capitini, ha sottolineato in merito al maxi acquisto bellico: “La costruzione di un avvenire di nonviolenza parte anche dalle scelte concrete di disarmo e riduzione delle spese militari ed è quindi naturale che chi lavora quotidianamente in questa prospettiva sia tra i primi a muoversi contro questo mastodontico progetto d’armamento costosissimo, contrario allo spirito della nostra Costituzione e forse anche inutile militarmente”.

I tagli al welfare e l’innalzamento delle imposte, giustificati dalla crisi, sono visibili e fin troppo tangibili per gli italiani. Occorre rendersi conto che ci sono decine di miliardi che il governo utilizza per finanziare guerre “umanitarie” per “esportare la democrazia” ed armare fino ai denti il nostro esercito. Se una cosa la Storia deve insegnarci, è che nessuna guerra ha mai portato pace, casomai ha innestato odio e disumanità sia nei soldati che uccidono per sopravvivenza, sia nelle vittime, annichilite da traumi fisici e psicologici indelebili. Tornando ai 15 miliardi di spese militari di un paese a rischio default, è opportuno considerare che potrebbero essere dirottati su voci di spesa da tempo in evidente sofferenza, quali per esempio occupazione, istruzione e ricerca, che senz’altro apporterebbero un contributo positivo per la ripresa dell’economia. “Con i 15 miliardi da spendere per gli F-35 potremmo costruire 45 mila asili nido pubblici – ha fatto notare Giulio Marcon, portavoce di Sbilanciamoci! -, creando oltre 200 mila posti di lavoro oppure mettere in sicurezza le oltre 13 mila scuole italiane che non rispettano le norme antisismiche e quelle antincendio”. Oltre la campagna per gli F-35 c’è la decennale opposizione, da parte di tutte le associazioni promotrici, ad ogni investimento bellico perché il conflitto armato è “il più grave crimine contro l’umanità” ed affinché l’Onu riesca davvero a “risparmiare alle generazioni future il flagello della guerra”.


Info sulla campagna
www.sbilanciamoci.org
www.perlapace.org
www.disarmo.org


Eleonora Pochi
Fonte: Fuori le Mura 

25/01/11

27 GENNAIO: Giornata della Memoria

Con il termine Shoah, che sta a significare “desolazione, catastrofe, disastro”, ci si riferisce al genocidio compiuto dal regime nazista, in particolare alla sistematica uccisione di circa 6milioni di ebrei. Nei confronti degli ebrei, il nazismo manifesta da subito un particolare accanimento, vengono identificati come il male, una presenza demoniaca e gravemente negativa per la nazione tedesca. Sebbene gli ebrei siano stati le principali vittime dell’olocausto, centinaia di migliaia di zingari, disabili, prigionieri di guerra, sovietici, polacchi, comunisti, socialisti, omosessuali e bambini vennero uccisi. Con la morte del presidente Hindenburg, Hitler salì al potere assumendo la duplice carica di Presidente della Repubblica e di cancelliere, instaurando un regime totalitario in nome della “Mein Kampf”,che tradotto significa “La mia battaglia per il riconoscimento della razza ariana”, nella quale pose gli elementi caratterizzanti della sua ideologia: la superiorità della razza ariana alla quale sarebbe stato attribuito il merito esclusivo del progresso dell’umanità, la teoria dello spazio vitale, secondo la quale i tedeschi avrebbero dovuto unirsi in un’unica grande patria germanica, la presenza di un capo Furher, ossia “condottiero”, che sarebbe dovuto essere al di sopra di qualsiasi legge o giudizio ed infine la teoria dell’antisemitismo. La situazione degenerò nel 1935 con le Leggi di Norimberga che privarono gli ebrei di qualsiasi diritto e libertà. Essi furono inoltre obbligati ad esibire sul braccio la stella di David, furono banditi dalla nazione tedesca e furono vietati legami e matrimoni tra ebrei tedeschi in nome della “protezione del sangue e dell’onore tedesco”. 

 L’atrocità nazista raggiunse il suo apice a partire dal 1942. I tedeschi si resero conto che, anche se deportati nell’Europa orientale, gli ebrei erano d’intralcio secondo la sopracitata teoria dello spazio vitale, che la Germania doveva guadagnarsi ad Est; si giunse quindi alla cosiddetta “soluzione finale”, ossia l’eliminazione fisica degli ebrei. I nazisti trasferirono così gli abitanti dei ghetti nei campi della morte. I lager, o campi di concentramento, divennero sede del genocidio più grave della storia umana. 

Le vittime arrivavano nei campi dopo estenuanti viaggi in carri bestiame, all’arrivo le SS(Schutzstaffeln) separavano gli uomini dalle donne costringendoli a spogliarsi e consegnare tutto quello che era in loro possesso. Venivano poi spinti nelle camere a gas, dall’aspetto di stanze per la doccia mentre una minoranza veniva selezionata per il lavoro forzato. Nei campi di sterminio furono provate torture atroci, gli uomini venivano usati come cavie per testare nuovi farmaci, veleni ed armi; per studiare la resistenza al dolore con il monossido di carbonio o con iniezioni di fenolo intracardiache. Lo sterminio mirava, oltre che alla distruzione fisica, anche alla distruzione morale attraverso condizioni di vita insopportabili, lavoro massacrante ed umiliazioni disumane. Le atrocità commesse nei campi di sterminio ci sono giunte anche grazie alle testimonianze dei sopravvissuti, come Primo Levi,del quale riportiamo la poesia “Se questo è un uomo”, che hanno contribuito a far luce sul periodo più buio della storia umana. 

Nonostante la verità di questi avvenimenti sia tragicamente nota, si è sviluppato nel tempo il cosiddetto Revisionismo, una minoranza di persone, spesso vicina a movimenti di estrema destra, nega la veridicità dell’olocausto. Questo atteggiamento viene giudicato molto pericoloso perché nega in modo arrogante l’evidenza con la presunzione di correggere e falsificare la storia, poiché l’olocausto deve essere ricordato, studiato, capito a fondo affinché non si ripeta mai più un evento del genere…Anche se, come noto, avvenimenti simili si ripetono tutt'oggi in varie parti del mondo. 

Se questo è un uomo 

Primo Levi 

Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, 
voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici: 
Considerate se questo è un uomo che lavora nel fango 
che non conosce pace che lotta per mezzo pane 
che muore per un si o per un no. 
Considerate se questa è una donna, 
senza capelli e senza nome senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo come una rana d’inverno. 
Meditate che questo è stato: vi comando queste parole. 
Scolpitele nel vostro cuore stando in casa 
andando per via, coricandovi, alzandovi. 
Ripetetele ai vostri figli. 
O vi si sfaccia la casa, la malattia vi impedisca, 
i vostri nati torcano il viso da voi.

Eleonora Pochi
Fonte: Fuori le Mura