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10/11/14

Case demolite, seri i danni psicologici per i bambini palestinesi

I bambini che hanno assistito alla demolizione della propria casa da parte degli israeliani presentano depressione e ansia, difficoltà nelle relazioni interpersonali.

La demolizione della propria casa da parte delle autorita’ di occupazione israeliane, unita all’espansione delle colonie, causa seri danni psicologici nei bambini palestinesi. I minori vittime di questo processo illegale per il diritto internazionale mostrano allarmanti sintomi di ansia e depressione, che sfociano nel disturbo da stress post-traumatico.La distruzione dell’abitazione è una delle cose che sconvolge maggiormente i più piccoli, perché non ne capiscono il senso e perché mina una base fondamentale della loro sicurezza.Considerando solo Gerusalemme Est, circa 200 mila coloni israeliani hanno preso forzatamente il posto dei residenti palestinesi.
Secondo il Committee Against House Demolitions(ICAHD) per i palestinesi ottenere permessi per costruire su terreni di loro proprietà è quasi impossibile. Il 94% delle richieste di permesso presentate da palestinesi sono rifiutate dalle autorità israeliane, tanto a Gerusalemme Est quanto in tutta l’Area C. Da gennaio ad aprile 2013, l’UNRWA ha riferito che oltre 90 persone, tra cui 49 bambini, sono state sfollate dalle loro case a Gerusalemme Est. I minori vittime di questo processo illegale, stanno mostrando allarmanti sintomi di ansia e depressione, che sfociano nel disturbo da stress post-traumatico.

“I bambini che hanno assistito alla demolizione della propria casa – spiega Anan Srour, psicologo clinico ed educativo al Palestinian Counseling Center – presentano un netto peggioramento su una serie considerevole di indicatori della salute mentale, tra cui il ritiro, disturbi somatici, depressione e ansia, difficoltà nelle relazioni interpersonali, delusione cronica, atteggiamenti ossessivo-compulsivi, difficoltà di concentrazione, devianza e comportamenti violenti. Quando arriva un ordine di demolizione e di evacuazione della casa, “un bambino, mentre va a scuola non sa se al suo ritorno troverà ancora intatta la sua casa, non sapendo il giorno in cui arriveranno i soldati accompagnati da bulldozer. E’ un costante stato di stress”. Una situazione simile ha implicazioni su tutte le funzioni quotidiane del minore e i genitori non hanno l’energia e la forza psicologica per rispondere alle esigenze del figlio. L’aiuto delle Nazioni Unite alle famiglie le cui case vengono illegalmente demolite, garantisce una continuità almeno alla vita scolastica dei bambini.

Dal rapporto “Broken Homes” di Save The Children: “Le Nazioni Unite aiutano i poveri – dice il piccolo Imran -, le persone le cui vite sono state distrutte. Io non voglio essere identificato come tale”. Il momento della demolizione per molti bambini è altamente traumatico: “Ricordo i soldati che ridevano e mi prendevano in giro perché piangevo. Provavo ad andare verso casa, ma mi bloccavano. Mi sveglio in piena notte in preda al panico, con questa scena in testa” conclude Imran.

Le famiglie le cui case vengono demolite, sono costrette a riversarsi in campi profughi. A causa di questi spostamenti forzati e improvvisi, alcuni bambini diventano molto vulnerabili e insicuri e sviluppano gravi reazioni d’ansia, comprendenti ansie di separazione, disturbi psicosomatici e, come Imran, disturbi del sonno. Alcuni diventano tristi e nostalgici e rimpiangono la loro vecchia casa. Altri rifiutano il nuovo ambiente e diventano aggressivi. Nella prima metà del 2013, secondo Peace Now e il Central Bureau of Statistics di Israele, si sono costruite illegalmente 1.708 unità abitative di insediamento, un incremento del 70% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. 

Eleonora Pochi
Fonte: Nena News


14/12/11

Allarme India, muore oltre un milione di bambini all’anno

Save the Children chiede al governo finanziamenti urgenti nel settore sanitario per contrastare lo tsunami di morte che si sta abbattendo sui minori indiani

Prima di leggere, guarda l’orologio del tuo computer e tieni a mente l’ora.
C’è un’India della crescita economica, della globalizzazione, dell’apertura al mercato internazionale, di un governo che a fronte di un’evidente iperinflazione apre le porte alle multinazionali, condannando la piccola e media impresa. Questa è l’India intesa come seconda potenza economica del continente asiatico.
L’altra India, con oltre un miliardo di popolazione, detiene uno dei più alti livelli al mondo di diseguaglianza sociale, sia sotto l’aspetto distributivo sia relazionale ed il più alto tasso del pianeta di mortalità infantile. Lo storico regno delle caste, conta quasi cinquecento milioni di poveri, che difficilmente riescono ad accedere a servizi di base quali l’assistenza sanitaria, un adeguato sostentamento alimentare, l’educazione. E’ allarme rosso per la strage infantile che si sta attualmente consumando nel subcontinente asiatico: almeno 1,73 milioni di bambini sotto i cinque anni muore ogni anno a causa di malattie curabili, quali la polmonite o la dissenteria, dovute da uno scarso accesso all’acqua e a servizi igenico-sanitari di base.La campagna mondiale “No child born to die”(Nessun bambino nasca per morire), indetta da Save the Children, reclama, in riguardo alla grave situazione del Paese, al governo indiano un incremento degli stanziamenti nel settore sanitario neonatale e infantile dall’1,1% al 5% e l’adozione di misure d’assistenza e previdenza verso l’infanzia.
Inoltre, sette milioni di minori, circa quattro volte l’intera popolazione della Capitale, sono gravemente malnutriti: “l’India è la patria di un terzo dei bambini malnutriti del mondo” fa notare l’organizzazione umanitaria. Ma c’è ancora dell’altro. Nel Paese che più di ogni altro fa gola a capitali esteri e multinazionali, la piaga del lavoro minorile sfiora i 12,6 milioni di bambini impiegati in attività continuative. E’ possibile firmare on-line la petizione presentata all’amministrazione indiana da Save the Children per richiedere al governo finanziamenti urgenti nel settore sanitario e contrastare lo tsunami di morte che si sta abbattendo sui minori indiani. Il destino di una Nazione dipende dai passi che si permette ai bambini di compiere verso il futuro,  ma, riprendendo Joyce Lussu, “i piedini dei bambini morti non consumano le suole”.  Sono passati circa quattro minuti da quando hai guardato l’orologio, in questo lasso di tempo dodici piccoli indiani sono morti.

Eleonora Pochi