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07/07/15

GAZA: Attivisti internazionali? Meglio chiamarli passivisti


Nella Striscia di Gaza alcuni giovani raccontano di progetti di sviluppo mai messi in atto, raccolte fondi inesistenti, attivisti in cerca di affermazione personale


Molti studiosi negli ultimi decenni si sono dedicati allo studio della figura del volontario elaborando teorie psicosociologiche che sfatano il luogo comune dell’“attivista/volontario” di paladino intento a remare controcorrente nel mare dei valori perduti.

Una teoria di Daniel Batson, uno tra i più grandi esperti di psicologia sociale, distingue tra “interesse empatico, come motivazione puramente altruistica, e il disagio personale dove si aiuta il prossimo per ridurre il proprio stato di malessere di fronte alla sofferenza altrui”. In questo ultimo caso si tratta di “motivazione egoistica”, per la quale persona tende anche a sostituirsi all’altro convinta di procedere per il meglio.

Considerando questo tipo di atteggiamento ad ampio raggio, una delle conseguenze scaturite risiede in progetti di sviluppo quasi inutili, che non corrispondono alla domanda locale. Una indispensabile buona prassi dei progetti rivolti a target di popolazioni in situazioni di disagio e/o sottosviluppo è la capacità di percepire il giusto intervento intercettando ed ascoltando i bisogni della popolazione locale. Per riprendere Carlos Costa, progettista internazionale e docente di progettazione, occorrerebbe sempre ricordare che “un buon progetto di sviluppo non parte da una propria idea, ma da una richiesta locale”. Considerando tutto questo, si spiega come talvolta i volontari/attivisti che tendono a sostituirsi all’altro, mettono in atto interventi e attività di cui la popolazione locale non ha bisogno almeno nell’immediato, o che rappresentano risposte collaterali che non sopperiscono a bisogni primari ed urgenti.

Secondo recenti stime della Banca Mondiale, il tasso di disoccupazione nella Striscia di Gaza è salito al 43%, il più alto del mondo. Il 60% de giovani non ha occupazione, tantomeno la libertà di emigrare per cercarla. La ricostruzione dopo gli ultimi bombardamenti ancora non è partita, l’elettricità è un lusso di cui, dopo il tramonto, migliaia di persone non possono godere.

Eppure alcuni giovani locali hanno raccontato di come ci siano stati progetti mai realizzati, soldi raccolti da campagne di fundraising internazionali e locali che non sono stati impiegati negli interventi pubblicizzati. Hanno spiegato: “Spesso ci contattano sul web o di persona giornalisti, che sono in cerca di chissà quali informazioni . E alcuni si spacciano per giornalisti, ma non lo sono. Sono solo persone che cercano di utilizzarci, che sono alla ricerca di affermazione personale. Vivere qui non significa che ci manca la dignità…e ci piacerebbe non essere umiliati anche in questo modo”. Nella Striscia sdi Gaza succede che alcuni volontari/attivisti internazionali visitano spontaneamente delle famiglie, nelle loro case. Senza conoscerli, senza un invito, senza un motivo concreto. Tutto questo sembra essere espressione di un razzismo “al contrario” (così viene definito, in gergo popolare, questo fenomeno).

Viceversa, capita che alcuni locali cerchino disperatamente l’attenzione degli internazionali sperando in un po’ di visibilità, o magari in un aiuto per uscire da quel carcere a cielo aperto. Alcune ricerche accademiche che analizzano il fenomeno spiegano che “forse non è del tutto azzardato suggerire che spesso i volontari hanno più bisogno degli assistiti che non gli assistiti dei volontari”(A. Pangrazzi).

Sembrerebbe, inoltre, che alcuni siano praticamente incriticabili. “Quando si prova ad esprimere la propria opinione, la gente ti attacca dicendoti ‘loro hanno lasciato le loro case e le loro famiglie per aiutarvi e voi li attaccate?’ “ racconta un giovane operatore sociale di un campo profughi nel sud della Striscia. Certamente si tratta di un fenomeno minimale, rispetto al grande supporto che professionisti, operatori e l’attivismo concreto danno alla popolazione, ma dovrebbe comunque far riflettere.

“Per alcuni il volontariato è molto gratificante – si apprende da una ricerca di Pangrazzi – perché dà significato nuovo alla vita, per altri serve ad alleviare un certo senso di isolamento; per altri ancora può contribuire alla pace interiore o alla soddisfazione di avere un certo protagonismo”. Va da sé che una popolazione martoriata da guerre, embrargo, discriminazione e povertà avrebbe bisogno di un supporto sano, non di buonismo. 

Eleonora Pochi 
Fonte: Nena News

14/02/15

Strage di palestinesi su un barcone, solo 8 superstiti: “Ci hanno fatto affondare”

Il viaggio della morte verso l’Italia di 450 migranti palestinesi e siriani, risucchiati dal Mediterraneo il 10 settembre scorso. Le testimonianze dei sopravvissuti

Si scappa da Gaza, soprattutto dopo il recente attacco israeliano. Al posto di case, ospedali e scuole ora ci sono solo quintali di macerie. Come in ogni angolo di mondo, quando le condizioni di vita diventano insostenibili, il mercato nero delle emigrazioni clandestine prende terreno. Sono emigrazioni che spesso finiscono in tragedia: solo 8 gazawi sono sopravvissuti al viaggio della morte nel Mediterraneo che il 10 settembre scorso ha inghiottito circa 450 persone tra palestinesi e siriani.

Nella Striscia alcuni trafficanti sarebbero di Hamas. Bastano circa 4.000 euro per assicurare nel giro di pochi giorni un paio di timbri sul passaporto che permettono la fuga attraverso il valico di Rafah e l’arrivo a al-Arish. Secondo testimonianze dirette, una volta passato il valico ci sono dei camion che aspettano i gazawi, che vengono portati ad al- Arish per una sosta di qualche ora. Poi si prosegue verso Alessandria e nella zona di Dimiat i profughi vengono sistemati in appartamenti. I trafficanti assicurano ai migranti che il viaggio sarà confortevole e li invitano a lasciare tutti i loro bagagli in un’imbarcazione che dovrebbe viaggiare al fianco di quella più grande che ospiterà le persone.

I migranti entrano in acqua, a circa un chilometro dalla riva salgono su un gommone che li porterà a una prima imbarcazione, di circa 11 mtq., e poi alla grande barca, di circa 17 mtq. che arriverà in Italia. In genere i migranti che vengono caricati dalla prima imbarcazione alla barca definitiva subiscono violenze dai trafficanti, che gli procurano fratture e ferite. Secondo alcuni degli unici otto superstiti su 450 passeggeri del naufragio del 10 settembre scorso, i trafficanti sarebbero armati e avrebbero tolto oro e telefoni a tutte le persone a bordo.

La barca salpa il 6 settembre. Dopo i primi quattro giorni di viaggio, quando si trova in acque internazionali, i trafficanti ordinano ai migranti di trasferirsi su una barca ancora più piccola, perché quella in cui erano è in buono stato, quindi gli sarebbe di sicuro servita per altre tratte. Quella in cui volevano che si spostassero i migranti, invece, avrebbe a malapena raggiunto l’Italia nello stato in cui era. I migranti si rifiutano. Sanno che salire su quella barca disastrata, con il mare alto, significa inevitabilmente andare incontro alla morte. Quindi si procede, senza nessuno spostamento. E’ il 10 settembre. Si accosta alla barca un’imbarcazione che secondo alcuni dei superstiti “era una barca di ferro – racconta E.J.  – egiziana, dalle scritte che aveva sopra. Volevano ucciderci perché non avevamo voluto lasciare la nostra imbarcazione per trasferirci su quella più piccola. Dopo qualche ora passata a osservarci, hanno virato verso di noi e hanno colpito la nostra barca, fermandosi a pochi metri e guardandoci mentre affondavamo”.

I migranti, quasi tutti palestinesi di Gaza e siriani, sono accalcati in oltre duecento sul piano inferiore e altri duecento sul piano superiore della barca. Questi primi duecento vanno giù. Risucchiati. Non tutti hanno il giubbotto di salvataggio. La pressione della barca è forte e li trascina, affogandoli. Anche il secondo piano affonda. Ora tutti sono in acqua. Dei 450, solo 150 sono a galla. Nel giro di mezzora comincia a salire a galla qualche dattero, alcune decine di scarpe e una distesa di cadaveri. Chi ancora vive, riesce a stare a galla aggrappandosi ai cadaveri. La barca è affondata nel pomeriggio del 10 settembre, intorno alle 16.00. Dopo una nottata passata nell’inferno del mare alto, i cadaveri a galla, l’acqua gelida e la paura, i superstiti decidono di muoversi e di cominciare a nuotare anche senza direzione, avendo perso anche la speranza di un salvataggio d’emergenza. Nuotano per tre giorni, ma la corrente e il mare alto non permettono loro di rimanere uniti.

Di quei 150 palestinesi solo otto hanno raggiunto terra. Gli altri sono dispersi. Una nave commerciale francese ha rinvenuto due cadaveri, una bambina di Gaza e un anziano siriano, e ha soccorso tre superstiti portandoli a Malta. Un’altra nave commerciale filippina ha prestato soccorso a tre superstiti, che sono stati portati in un ospedale nell’isola di Creta. Tra loro, una bambina siriana che è morta poche ore dopo l’arrivo in ospedale. L’ultima nave commerciale che ha raccolto superstiti è stata un’imbarcazione di Panama, che ha accompagnato altri due migranti a Pozzallo, in Sicilia. Come dichiarato anche dall’Osservatiorio Euro-Mediterraneo per i diritti umani (http://www.euromid.org/en ), i superstiti sono tutti palestinesi provenienti dalla Striscia di Gaza. Oltre la metà dei palestinesi che erano saliti sulla barca della morte erano di Khan Younis. Circa 100 bambini sono morti.

Eleonora Pochi
Fonte: Nena News

23/10/14

GAZA. Israele colpevole di crimini di guerra

“E’ stato violato il diritto internazionale”, ha dichiarato oggi Navy Pillay, alto commassario Onu per i Diritti Umani, in riferimento al massacro della popolazione civile della Striscia, aggiungendo che “questi attacchi non sembrano affatto accidentali”.

Si tratta di violazioni delle norme stabilite dalla IV Convenzione di Ginevra per la protezione delle persone civili in tempo di guerra. La presente convenzione, così come gran parte della normativa internazionale a tutela dei Diritti Umani, fu stipulata nel 1949, subito dopo le atrocità commesse durante la seconda Guerra mondiale, per stabilire regole precise in riguardo ai conflitti armati, in particolare per la protezione dei civili.

L’articolo 15 della suddetta convenzione stabilisce che “Ognuna delle Parti in conflitto potrà, sia direttamente, sia per il tramite di uno Stato neutrale o di un ente umanitario, proporre alla Parte avversaria la costituzione nelle regioni dove si svolgono combattimenti, di zone neutralizzate destinate a porre al riparo dai pericoli dei combattimenti, senza distinzione alcuna, le persone seguenti:

a) i feriti e i malati, combattenti, o non combattenti;

b) le persone civili che non partecipano alle ostilità e che non compiono alcun lavoro di carattere militare durante il loro soggiorno in dette zone. Non appena le Parti in conflitto si saranno intese su l’ubicazione geografica, l’amministrazione, il vettovagliamento e il controllo della zona neutralizzata prevista, sarà stabilito per iscritto e firmato dai rappresentanti delle Parti in conflitto un accordo, che fisserà l’inizio e la durata della neutralizzazione della zona”.

Il bombardamento della scuola UNRWA a Beith Hanoun e poi l’attacco di un’altra scuola delle Nazioni Unite a Jabaliya rappresentano violazioni del presente articolo. Non ci sono zone neutralizzate in tutta la Striscia in cui i civili possano essere al sicuro. Tra le vittime molti bambini. “Nulla è più vergognoso che attaccare dei bambini mentre dormono” ha dichiarato in merito Ban Ki-moon, segretario generale Onu. Il 77% delle vittime dell’operazione militare israeliana in atto, sono civili.

L’articolo 16 riguarda la tutela dei feriti e dei malati: “I feriti e i malati, come pure gli infermi e le donne incinte fruiranno di una protezione e di un rispetto particolari. Per quanto le esigenze militari lo consentano, ognuna delle Parti in conflitto favorirà i provvedimenti presi per ricercare i morti o i feriti, per soccorrere i naufraghi e altre persone esposte ad un grave pericolo e proteggerle contro il saccheggio e i cattivi trattamenti”.

Dall’inizio dell’operazione Protective Edge, l’IDF ha bombardato quattro ospedali: l’European General Hospital, l’ospedale di Al Aqsa, quello di Beit Hanoun e quello di Gaza City, Al Shifa. Medici senza Frontiere, presente sul campo, ha espresso più volte la grave illegalità alla base di questi attacchi militari: “Un membro del nostro staff internazionale si trovava nell’edificio (Al Shifa, ndr) quando l’ambulatorio dell’ospedale è stato bombardato -  denuncia Tommaso Fabbri, capo missione di MSF in Palestina -. Al Shifa è il quarto ospedale colpito dall’8 luglio. Attaccare gli ospedali e le aree circostanti è del tutto inaccettabile e rappresenta una grave violazione del diritto internazionale umanitario.  In qualunque circostanza, e soprattutto in tempo di guerra, le strutture sanitarie e il personale medico devono essere protetti e rispettati. Ma oggi a Gaza gli ospedali non sono il rifugio sicuro che dovrebbero essere”.

In riguardo al  soccorso umanitario d’emergenza, c’è l’articolo 20: “ Il personale regolarmente ed unicamente adibito al funzionamento o all’amministrazione degli ospedali civili, compreso quello incaricato della ricerca, della raccolta, del trasporto e della cura dei feriti e malati civili, degli infermi e delle puerpere, sarà rispettato e protetto”.

Sono tristemente note la difficoltà che gli operatori umanitari  stanno incontrando in questi giorni. Oltra agli ospedali, sono state bombardate ambulanze e non sono state rispettate le tregue umanitarie, necessarie alla ricerca e al trasposto di feriti e cadaveri.  Il video del ragazzo palestinese ucciso mentre con altri operatori cercava feriti sotto le macerie, ha fatto il giro del web.

Inoltre, secondo il New Weapons Research Committee, gruppo di scienziati che studia gli effetti delle armi non convenzionali sulle persone nel medio e lungo periodo, “ Israele sta sperimentando nuove armi non convenzionali contro la popolazione civile di Gaza”.  Fosforo bianco, DIME (Dense Inert Metal Explosive) e ordigni termobarici.  Mads Gilbert, medico norvegese operativo nell’ospedale di Shifa, a Gaza City, ha fatto notare che “moltissime persone possiedono ferite sospette, che dimostrano l’uso di armi illegali”. 

Eleonora Pochi 
Fonte: Nena News

18/07/14

PALESTINA: Cosa significa crescere in un campo profughi


I dati sulle condizioni di vita nei campi profughi palestinesi  nei Territori occupati e nei paesi limitrofi, dove vive circa un milione e mezzo di individui, ovvero un terzo dei rifugiati registrati dall’UNRWA


Quasi un terzo dei profughi palestinesi registrati dall’UNRWA, oltre 1.5 milioni di individui, vive in 58 campi palestinesi riconosciuti in Giordania, Libano, Siria, Striscia di Gaza e Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est. L’alta densità di popolazione che caratterizza tutti i campi profughi aggrava ancor più la precarietà nella quale si vive, a causa di condizioni di vita opprimenti, infrastrutture di base inadeguate, strade e fognature fatiscenti.

I restanti due terzi dei profughi palestinesi registrati vivono dentro o intorno alle città dei paesi ospitanti o, come in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, spesso nei dintorni dei campi ufficiali. Mentre la maggior parte degli impianti dell’UNRWA, come scuole e centri sanitari, si trovano nei campi profughi,  un certo numero è al di fuori per assistere i profughi che non hanno possibilità di accedere ai campi a causa del sovraffollamento. Tutti i servizi dell’Agenzia umanitaria sono comunque disponibili per tutti i profughi palestinesi registrati, compresi quelli che non vivono nei campi.

Secondo le stime FAO, l’81% della popolazione di Gaza vive al di sotto della soglia di povertà, con un dollaro al giorno. L’attacco militare israeliano “Piombo Fuso” del 2008/2009 nella Striscia di Gaza ha causato una strage. Un’operazione di guerra con l’uso di armi proibite ha causato, dal 27 dicembre 2008 al 18 gennaio 2009, oltre 5.000 feriti, 1.400 morti, di cui l’83% civili. Oltre 300 bambini sono stati uccisi dai bombardamenti. La quasi totalità della popolazione della Striscia è rimasta profondamente traumatizzata dal pesante attacco dell’esercito israeliano, essendo stata attaccata dal cielo, dalla terra e dal mare senza una via di fuga. L’impatto sulla normale crescita fisica e psicologica è forte. Inoltre, con la densità di popolazione più alta del mondo, i civili sono ancora più terrorizzati dalla chiusura dei confini, che di fatto sigillano la Striscia e la trasformano in una prigione a cielo aperto a causa dell’embargo imposto da Israele.

Metalli e sostanze cancerogene sono stati individuati nei tessuti di alcune persone ferite durante le operazioni militari israeliane del 2006 e del 2009. I loro effetti sono tossici e possono danneggiare il feto o l’embrione nel caso di donne incinte. Inoltre, una delle ricerche condotte rileva la presenza di tossine nei crateri prodotti dai bombardamenti israeliani a Gaza, indicando una contaminazione del suolo che, associata alle precarie condizioni di vita, in particolare nei campi profughi, espone la popolazione al rischio di venire a contatto con sostanze velenose. Per i bambini della Striscia esistono ben poche possibilità di elaborare i traumi subiti. Ancora oggi vi sono delle azioni militari nella Striscia, tra cui si ricorda l’operazione “Pilastro di Difesa” del novembre del 2012, che ha, tra l’altro, severamente danneggiato le infrastrutture del sistema educativo e il relativo svolgimento della vita scolastica dei bambini: 285 scuole sono state semidistrutte dai bombardamenti, incluse le 64 dell’UNRWA e 25.000 bambini si sono ritrovati senza una scuola. Circa 462.000 minori palestinesi abbandonano la scuola prima del termine del normale percorso educativo.
Più di due terzi dei minori residenti nella Striscia ha reazioni da trauma e alti livelli di stress post-traumatico: di questi oltre il 16% è affetto da incubi, la maggioranza dei quali (76,7%) causati da paura. A causa dell’operazione militare israeliana del novembre 2012, il 45,54% dei bambini del nord della Striscia di Gaza risulterebbe affetto da PTSD (Post Trauma Stress Disorder). In questo contesto, i gruppi di popolazione più vulnerabili necessitano di supporto psicologico e psichiatrico specifico per il superamento del trauma. Lo stato permanente di vulnerabilità e marginalizzazione delle comunità beduine presenti nell’area C, inoltre, alimenta un clima di insicurezza nei più piccoli, che manifestano disturbi comportamentali, aggressività, ansia e depressione.

Fonte: Nena News
Eleonora Pochi
 

19/06/13

Gaza: la cultura come resistenza

E' grazie all'impegno del centro italiano di scambio culturale “Vik to Gaza” che è stato possibile conoscere le storie di alcuni dei rappresentanti delle associazioni culturali della Striscia, attive nei campi delle arti figurative, della musica, della danza e dello sport, della comunicazione, del cinema e della ricerca filosofica. A due anni dalla morte di Vittorio Arrigoni, un convoglio che porta il suo nome è giunto in Italia per testimoniare che nonostante l'assedio e i continui soprusi, Gaza, come tutta la Palestina, riesce a tenere ben alta la bandiera della cultura, tenendo sempre vivo un sapere che permette di guardare oltre, linfa vitale della cultura di un popolo che anche tra i carri armati sa mantenere la delicatezza e la bellezza d'un fiore. Convinti che la cultura e l'arte potranno risvegliare l'umanità anche nei molti che l'hanno perduta a causa del gelo portato da decenni d'assedio. “Il pensiero fisso della contrapposizione del conflitto – racconta Sara, educatrice e attrice teatrale a Gaza – fa regredire le persone. Dobbiamo andare avanti. Stiamo cercando la libertà, per cui dobbiamo essere capaci di vedere oltre, di affrontare il futuro con un'ottica il più possibile positiva”. “Per gli abitanti della Striscia è molto difficile uscire – racconta un ragazzo gazawi emigrato in Italia parecchi anni fa – non solo per Israele. Anche Hamas sa bene che scoprendo posti nuovi e confrontandosi con altre persone, ci si rende maggiormente conto dei propri diritti. Uscire dalla Striscia aiuta ad aprire gli occhi su molte cose”.  


LA STORIA DI MOHAMMED
Mohammad è un ragazzo di 23 anni. Anche per lui, come per Sara e quasi tutti i ragazzi del
convoglio, è la prima volta in Italia, anzi è la prima volta che escono oltreconfine. Tra i suoi primi interventi di Mohammad in Italia, c'è quello da relatore all'incontro promosso da AssopacePalestina, Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese e Rete romana di solidarietà con la Palestina, organizzato in occasione della giornata internazionale di solidarietà con i detenuti palestinesi che si tiene ogni 17 aprile per ricordare tutti i detenuti che a dispetto delle convenzioni internazionali, scontano in carcere una pena inesistente. Dal 2000 ad oggi, sono stati arrestati, tra gli altri, oltre 8000 bambini. Nelle tre giornate si è lanciato un appello per la liberazione di Marwan Barghouti , parlamentare e leader di Al Fatah, condannato a cinque ergastoli nel 2004. A migliaia di prigionieri non è permesso neanche di vedere i propri familiari e questa è solo una delle tante misure previste dalla legge Shalit, pacchetto di provvedimenti deciso da Israele che viola i diritti umani.
Mohammad sa bene cosa vuol dire essere arrestati e rinchiusi in carcere, senza aver commesso nessun reato, perché le autorità israeliane un bel giorno hanno deciso di arrestarlo, visto che l'attività giornalistica svolta dal ragazzo era scomoda agli occupanti. 

Mohammad racconta di sé e della sua professione, che svolge con determinazione e professionalità per la Tamini Press, rete di network creata da lui con un gruppo di ragazzi del piccolo villaggio di Nabi Saleh, territorio interamente circondato dall'occupazione israeliana, non molto lontano da Ramallah.

“Abbiamo tirato su questo progetto editoriale circa quattro anni fa, quando l'esercito israeliano divise il nostro villaggio in quattro cantoni. Per noi era davvero inaccettabile vivere in dei recinti controllati dall'esercito. Da lì cominciammo a scrivere e attraverso il giornalismo, iniziammo una nuova forma di resistenza pacifica. I media non si occupavano della nostra situazione, così cominciammo a creare i nostri canali di comunicazione. Con il passare del tempo, le grandi emittenti iniziarono a consultare i nostri network (sito, radio, social media) per reperire notizie e informazioni. Siamo redattori, cronisti e video reporter e ci occupiamo di documentare soprusi perpetuati quotidianamente. Le forze israeliane hanno tentato più volte di arrestarci. Io sono stato arrestato e trattenuto in carcere per circa tre mesi, nonostante il mio arresto fosse palesemente illegale. Durante la detenzione ho letto molto, ho parlato con gli altri detenuti che erano stati incarcerati senza aver commesso nessun reato. Ci sono molti giornalisti e  intellettuali in carcere. Il motivo del loro, come del mio, arresto è il possesso di file segreti da parte delle autorità israeliane”. 


GLI SCIOPERI DELLA FAME 
Le autorità israeliane possono decidere l'incarcerazione a tempo indeterminato di cittadini palestinesi, senza capi d'accusa reali e senza processo. L'arresto e la detenzione reggono sulla inopinabile motivazione di “possesso di file segreti”, che tra l'altro non vengono resi noti ne al detenuto ne all'avvocato.   “Molti detenuti – continua Mohammad – intraprendono, come unica protesta possibile, lo sciopero della fame”. Gli chiedo se ha timore di tornare in carcere: “Non sono preoccupato di tornare in prigione. Sono un combattente pacifico e lotto per la libertà. I miei fratelli sono stati in prigione e le autorità israeliane hanno ucciso mio cugino. Quando vennero ad arrestarmi, i militari mi bendarono e mi dissero che se volevo vivere dovevo andare in un altro paese. A molte persone hanno demolito le loro case e hanno ucciso mio cugino proprio mentre stavamo lavorando in strada con le telecamere. Un cecchino appostato, gli ha sparato in faccia”.   


I LIMITI ALL'INFORMAZIONE
Tariq, vive nella Striscia ed anche lui è un giornalista: “Non abbiamo la possibilità di lavorare liberamente perché abbiamo evidenti limitazioni. Io, come tutto il team di giornalisti che lavora con me, abbiamo studiato comunicazione all'Università di Gaza. Personalmente mi occupo di documentare ingiustizie sociali perpetuate sia da Israele che da Hamas. Lavoro anche in radio, occupandomi di un programma bisettimanale su questioni sociali. Attualmente sono in Egitto, sto frequentando un corso di specializzazione in giornalismo. Ero a Gaza quando c'è stato l'attacco dello scorso novembre, “Pillar of cloud”, e ho documentato quello che è successo. Hanno bombardato gli edifici dove avevamo una piccola redazione del nostro giornale “Jordan Alhadf” . Due cronisti di un'altra testata sono rimasti gravemente feriti dai bombardamenti e le forze israeliane sapevano perfettamente che in quelle strutture c'erano giornalisti, anche internazionali. Ad ogni modo, tornando al nostro lavoro, stiamo cercando di tradurre il nostro giornale in molte lingue,  per dargli uno slancio e una risonanza internazionale”. 
Majid, un altro membro del convoglio, lavora in un centro che accoglie 700 bambini palestinesi, non molto distante dal confine nord della Striscia. “Intratteniamo i bambini con una scuola di circo e collaboriamo anche con alcuni ospedali, facendo la clown-terapia a bambini che subiscono traumi. Il brutto è che molti problemi di natura psichiatrica non possiamo risolverli...d'altra parte la cosa più bella è che facciamo spuntare il sorriso sulle facce di bambini che avevano perso la forza di ridere. Il lavoro che facciamo è tutto volontario, ma siamo tutti motivati dalla convinzione che dobbiamo recuperare i bambini, perché sono infinitamente preziosi”.

Me ne sto per andare, quando si avvicina timidamente il piccolo Mohammed, di appena 15 anni. “Io suono musica classica. Mio padre era un musicista, suonava musiche popolari e così sono cresciuto con la musica. Credo che la resistenza possa essere dimostrata anche attraverso uno strumento musicale”.   

Eleonora Pochi

15/11/12

GAZA UNDER ATTACK

Piovono bombe dal cielo della Striscia di Gaza. Questa volta ad accendere la miccia è stato l'assassinio di Ahmed aal Jabar, braccio destro di Hamas, che ha lanciato, ringraziando il cielo con un pessima mira, 3 missili nel sud di Israele, uccidendo tre israeliani.  Netannyahu non aspettava altro. Dopo "Piombo Fuso", la terribile operazione militare sferrata da Israele nel dicembre del 2008, in cui furono uccise quasi 2000 persone nella Striscia, l'esercito israeliano ha dato il via ad un nuovo attacco: le bombe arrivano dal cielo, dal mare e da ieri sera (15.11) si sono aggiunti anche i carriarmati. Sono stati colpiti civili e bambini, e stando a quanto dichiara lo Stato israeliano è solo l'inizio. Si teme che Israele, oltre ad uccidire innocenti, distrugga tutte quelle poche infrastrutture gazawi, come già successe, tra cui anche il servizio Internet, al momento indispensabile per la diffusione immediata di informazioni sull'evolversi della gravissima situazione. Dagli Usa ha echeggiato un vergognoso "Israele ha il diritto di difendersi dalle aggressioni" pronunciato da Obama, che é solo la corazza di un sistema enorme e malsano di affari e accordi illegali internazionali. Insomma è come dire che se rubi una mela in un negozio, il negoziante ha il diritto di difendersi dal furto e puo' spararti e sterminare la tua famiglia perché hai commesso un reato. Non si deve giustificare la violenza di Hamas, ma neanche legittimare i massacri ordinati da Netanyahu verso una popolazione che vive chiusa dentro un recinto dal quale non puo' uscire, estranea alla violenza di Hamas. Una recentissima dichiarazione di Rosa Schiano, attivista sul posto: "Sta accadendo ora nella Striscia di Gaza. L'Italia presta il proprio territorio e le proprie basi militari all'aviazione israeliana, che qui sperimenta missili e bombe che massacrano donne, bambini, uomini e civili innocenti in Palestina. Anche a questo servono le basi NATO in Sardegna. A renderci complici di questi massacri. Le notizie di questi minuti sono terribili. Bambini dilaniati dai missili, bambini carbonizzati, corpi irriconoscibili. Negli ospedali mancano attrezzature e medicinali, i medici stanno facendo il possibile per salvare la vita ai numerosi feriti. E' un massacro. L'operazione militare israeliana iniziata poco fa lungo tutta la Striscia di Gaza è chiamata Pillar of cloud - Colonna di fumo". I Palestinesi vogliono che si sappia che loro “non hanno un’Aviazione, non hanno una Marina Militare, non hanno un Esercito.  Non è in corso una guerra, nella Striscia di Gaza. Nella Striscia di Gaza, è in corso un genocidio”.


Israele sta tagliando l’elettricità, per cui anche i ricoverati negli ospedali rischiano la vita. 


Anche le comunicazioni sono difficili: Israele non vuole che si sappia cosa sta facendo. Bombardamenti incessanti, in tutta la Striscia, via aria, mare e terra. 


Oltre alle vittime, molte sono le abitazioni distrutte.Gli F-16 israeliani hanno colpito i confini tra Egitto e Palestina e il Valico di Rafah è di nuovo chiuso, a causa di questo. 


L'intervista telefonica a Rosa Schiano, da Gaza: http://www.rainews24.rai.it/it/video.php?id=30602

Ancora da Rosa Schiano:
"Eccomi tornata dallo Shifo hospital. Devastante dolore. Una bambina di 9 mesi, Haneen Tafish, è ricoverata in Terapia Intensiva, ha ricevuto un'emorragia interna alla testa e fratture su più parti del suo piccolo corpo. "Ha perso sangue dalle orecchie e dalla bocca", ha detto un dottore nel reparto. E' rimasta ferita questa mattina durante un bombardamento nel quartiere di Zaytoun di Gaza city.  La situazione rimane di altissima tensione, gli attacchi aerei sono continui su tutta la Striscia di Gaza."


15.11.2012 mattinata

Il Palestinian Telegraph Newspaper riporta di volantini lanciati su Gaza dall'aviazione israeliana nel quale l'esercito avverte la popolazione: "Per la vostra sicurezza, evitate di essere presenti nelle vicinanze delle strutture e i membri di Hamas e altre organizzazioni terroristiche che comportano un rischio per la vostra sicurezza. Hamas è di nuovo il responsabile di violenza e bagni di sangue nella regione L'IDF è determinato a difendere i cittadini dello Stato di Israele". L'esercito israeliano ha annunciato che Israele colpirà e bloccherà l'elettricità e le reti telefoniche e internet a Gaza. Fonti palestinesi riportano già di un black out elettrico nella Striscia.



15.11.2012 serata
I pesanti bombardamenti aerei di prima hanno scosso un po' tutti, palestinesi e stranieri. Intorno a me volti pallidi. Ora si parla poco. Sono scosso anche io



ORE 21.04: Israele ha chiuso Gerusalemme ai palestinesi residenti Cisgiordania che domani vorranno andare alla Moschea Al Aqsa per la preghiera del venerdì: nessun palestinese potrà attraversare i checkpoint, neppure se in possesso di regolare permesso.

ORE 20.55: L'aeronautica israeliana ha bombardato la zona di Rafah, a Sud della Striscia al confine con l'Egitto, dove sono numerosi i tunnel sotterranei per permettere l'ingresso di beni di prima necessità a Gaza.

ORE 20.40: Al Jazeera riporta che navi da guerra israeliane stanno attaccando la casa del leader di Hamas, Ismail Haniyeh, a Gaza. Sarebbe stata colpita anche la jeep di Haniyeh.

ORE 20.14: Il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, ha detto che il lancio di razzi da Gaza sono un'escalation che i militanti palestinesi pagheranno cara. Ha inoltre ordinato la chiamata nell'esercito dei soldati riservisti, "per essere pronti in qualsiasi momento". Il capo dell'IDF ha riferito di aver ricevuto il via libera per richiamare 30mila militari, pronti per il prosieguo dell'operazione contro la Striscia.
Secondo Al Jazeera, infatti, il premier Netanyahu ha approvato l'allargamento dell'operazione militare a partire da stanotte.

ORE 20.10: Secondo l'emittente tv israeliana Channel 10, dopo il lancio di razzi verso Tel Aviv il primo ministro Benjamin Netanyahu si è rifugiato in un bunker sotterraneo nel quartier generale dell'IDF.

16.11.2012 mattinata

Da Rosa Schiano, attivista italiana nella Striscia: "Contare tutti gli attacchi aerei è impossibile, le esplosioni si susseguono tuttora ad intervalli di 5-10-15-20 minuti. Attacchi aerei su tutta la Striscia di Gaza. Una tempesta di tuoni che fanno tremare le nostre case e diffondono terrore. No, loro non mirano, loro lanciano indiscriminatamente. Diciannove persone uccise finora, fra cui 6 bambini, la più piccola di 9 mesi, ed almeno 180 i feriti..., di cui gran parte donne e bambini, a poco più di 30 ore dall'inizio di questa nuova Operazione militare. Da una radio la voce del muezzin chiama alla preghiera. Pregate per noi, pregate per Gaza. Cerco di riposare ora di nuovo, sperando di non svegliarmi più dal sonno gridando al tuono delle esplosioni, e penso ai bambini traumatizzati, ai genitori che hanno perso i loro figli e che con straziante forza ne prendono i corpi".

Da Meri Calvelli, attivista italiana nella Striscia: "After more than 40 hours of attacking Gaza Strip, more than 300 air-land-sea Strikes killing 19 Palestinians ,8 of them are kids and at least 4 women and 3 old-men, and more than 190 injuries most of them are civilians and kids... and the attacks continue".

(Infopal)Parlando ai reporter all’ospedale al-Shifa, il premier egiziano ha denunciato le aggressioni israeliane: ”Questa tragedia non può passare sotto silenzio e il mondo deve assumersi la responsabilità di fermarla” e ha promesso che il governo del Cairo farà tutto ciò che è in suo potere per assicurare il cessate-il-fuoco. L’esercito israeliano ha dichiarato che oltre 50 razzi palestinesi sono caduti nel sud dei territori israeliani nelle prime ore di venerdì, ma senza provocare feriti e ha reso noto che inizierà a reclutare 16mila riservisti per le operazioni militari contro Gaza.

(Guardian) Non ci sono più letti disponibili in terapia intensiva nell’ospedale di Shifa a Gaza City, aggiungendo che si sta tentando di trasferire i feriti in Egitto.

(Reuters) Israel has started drafting 16,000 reserve troops, the military said on Friday, in a sign that violence could escalate further in the Gaza Strip.

16.11.2012 serata

(Nena News Agency) L'esercito israeliano conferma l'invio di sms ai palestinesi residenti a Gaza per informarli dell'avvio della seconda fase dell'operazione militare e avvertirli di stare lontano da sedi e membri di Hamas.


ORE 22.12
Navi da guerra israeliane hanno aperto il fuoco contro le coste settentrionali della Striscia di Gaza

ORE 22.10
Sale a 30 il bilancio dei morti palestinesi. Ramadan Ramadan è stato ucciso a seguito delle ferite provocate da un missile lanciato contro Dir Al-Balah.

ORE 22.51
Secondo Al Quds News le forze militari sono appena entrate nel campo profughi di Jenin e si avvertono massicci colpi di fuoco


ORE 23.39
Le Nazioni Unite esprime preoccupazione per il numero di bambini uccisi nei bombardamenti israeliani contro Gaza. Almeno 60 i minori feriti. Cinquanta i civili israeliani feriti dai razzi lanciati da Hamas.

da Rosa Schiano: "Appena tornati a Gaza city c'è molta preoccupazione, dicono che questa notte sarà la peggiore. Una corsa in macchina tra le esplosioni ed abbiamo raggiunto i due ospedali a nord, il Kamal Odwan e l'Awda. "Se decidono di non fermarsi questa operazione sarà peggiore di quella di Piombo Fuso", mi ha detto un infermiere. Non so se sarà così, ma tutti credono che questa notte sarà dura. Noi andremo allo Shifa hospital e passeremo la notte lì".

AGI - Israele chiama 75 mila riservisti per eventuale attacco.


18.11.2012 Quinto giorno di attacco a Gaza. L'appello dei cooperanti italiani 


Pubblichiamo l'appello dei cooperanti italiani che si trovano a Gaza, ricevuto e divulgato ai propri aderenti dalla Piattaforma ONG italiane in Medio Oriente e Mediterraneo.
Gaza City, 18 Novembre 2012

Siamo al quinto giorno di attacchi israeliani sulla Striscia di Gaza.

Scriviamo questo comunicato nel mezzo del suono incessante dei bombardamenti, che proseguono ininterrottamente giorno e notte, tenendoci svegli e nel terrore assieme a tutta la popolazione di Gaza.

Sentiamo sulle nostre teste il rumore continuo dei droni e dei caccia F16 che sorvolano il cielo della Striscia.



Ogni attacco di questa offensiva militare indiscriminata e sproporzionata riaccende i terribili ricordi di Piombo Fuso.

Al momento le strade di Gaza, solitamente caotiche e affollatissime, sono surrealmente deserte, la gente non può far altro che cercare rifugio nelle proprie case.

L’esercito israeliano con l’operazione militare “Pilastro della Difesa” sta colpendo tutta la Striscia di Gaza, spesso in aree densamente popolate mettendo a rischio la vita dell’intera popolazione civile.

Da mercoledì 14 novembre le forze aeree israeliane hanno condotto più di 1000 bombardamenti, decine di attacchi dalle navi militari, portando a 50 il numero dei morti, di cui 13 bambini e 4 donne. Circa 500 persone sono state ferite dagli attacchi, l’80% dei quali sono civili e molte sono in condizioni critiche. Nella notte del 18 novembre sono stati bombardati gli uffici dei principali organi di informazione palestinesi, un gravissimo attacco deliberato alla stampa e all’informazione che ha causato il ferimento grave di sei giornalisti.

Il Ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, ha dichiarato che l’escalation è iniziata con un’"enorme offensiva partita da Gaza" a cui Israele avrebbe legittimamente risposto con una reazione “molto dura, anche se ampiamente anticipata". Ha inoltre affermato che "è necessaria e urgente un'azione che riduca le tensioni, dia sicurezza a Israele e restituisca un minimo di tranquillità alla Striscia di Gaza".

Non possiamo condividere queste posizioni.

Le ostilità sono cominciate giovedì 8 novembre con l’incursione via terra dell’esercito israeliano a est di Khan Younis che ha causato la morte di Hamid Abu Daqqa, un adolescente di 13 anni che giocava a pallone davanti casa.

Quella israeliana non è una “dura reazione” ma piuttosto un’offensiva indiscriminata che colpisce principalmente la popolazione civile di Gaza, soggetta da sempre alle incursioni via terra, mare e aria sul suo territorio. I bombardamenti di cui siamo testimoni in questi giorni colpiscono una popolazione imprigionata dal blocco israeliano, illegale secondo il diritto internazionale umanitario, che da cinque anni impedisce il movimento delle persone e isola quasi completamente la Striscia di Gaza dal resto del mondo.

Il lancio di circa 400 razzi dalla Striscia di Gaza ha causato 3 vittime tra i civili israeliani. Condanniamo ogni attacco nei confronti dei civili. Non possiamo accettare che il Governo Italiano parli di piena sicurezza da un lato e di un “minimo di tranquillità” dall’altro. Crediamo però che anche la popolazione di Gaza così come quella israeliana abbia diritto ad una piena sicurezza e alla massima tranquillità. Ciò può essere possibile solo con la fine dell’assedio e dell’occupazione, con il pieno rispetto dei diritti umani e della dignità del popolo palestinese.

Ci appelliamo al governo italiano e alla comunità internazionale affinché si adoperino per mettere fine a questa aggressione illecita contro i civili palestinesi.

I cooperanti italiani presenti a Gaza




ORE 18.01
Husam Hussein Abu Shawish è la 69esima vittima palestinese dell'operazione militare Pillar of Defense, lanciata da Israele contro Gaza: è stato ucciso a Deri Al Balah.
E la 70esima è Mohammad Bakr 'Aref Al-'Aff, 33 anni: è stato ucciso nel quartiere Sheikh Ramadan nel cuore di Gaza City, da un bombardamento aereo israeliano.

ORE 17.42
Le sirene d'emergenza suonano a Tel Aviv: il sistema antimissilistico israeliano Iron Dome intercetta un missile lanciato dalla Striscia.

ORE 17.40
Ad Hebron, giovane palestinese ferito da un proiettile di gomma sparato dall'esercito israeliano durante manifestazioni contro l'operazione militare nella Striscia. Le sue condizioni sono gravi.

La diretta da Gaza è su:  
http://nena-news.globalist.it/Detail_News_DisplayID=41403&typeb=0&Loid=200&DIRETTA-Gaza-sotto-attacco

19.11.12

Qui la diretta: http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=41460&typeb=0


LE ORGANIZZAZIONI DELLA SOCI ETÀ  CIVILE PALESTINESE HANNO INVITATO LA COMUNITÀ  INTERNAZIONALE A PORRE FINE ALL'OFFENSIVA DI GAZA

Dalla serata di Mercoledì 14 novembre 2012, le forze di occupazione israeliane hanno continuato la loro offensiva chiamata "Operazione Difesa Pilar", con bombardamenti aerei, il mare e la terra in tutta la Striscia di Gaza, con missili e artiglieria. Questo sta accadendo in mezzo a crescenti minacce da Israele per ampliare l'offensiva con un invasione di terra, un gran numero di soldati israeliani sono stati dispiegati al confine della Striscia di Gaza, e le relazioni che 75.000 riservisti sono stati richiamati.

Contrariamente alle affermazioni del governo che le forze israeliane attaccano civili israeliani, il risultato di questa offensiva finora indica che solo i civili a pagare il prezzo: 27 civili sono stati uccisi, tra cui 10 bambini e 5 donne, e 520 persone , tra cui 140 bambini e 48 donne, sono rimasti feriti. Le forze israeliane hanno attaccato installazioni civili, tra cui case, moschee, chiese e scuole, ed edifici governativi civili interamente in natura, come la costruzione del Consiglio dei Ministri e del Dipartimento Civile del Ministero degli Interni.

Durante le ultime 48 ore, le forze israeliane hanno intensificato bombardamento in una grave escalation contro la vita dei civili e dei beni. Questa mattina, le forze israeliane hanno bombardato direttamente gli uffici dei media nella città di Gaza, ferendo gravemente un certo numero di giornalisti.

Non c'è posto sicuro a Gaza, che ha essenzialmente un riparo dove i civili possono essere protetti durante i bombardamenti del giorno e della notte. Circa 1,7 milioni di persone sono sotto il fuoco da parte dell'esercito israeliano e le loro vite sono in pericolo. Un certo numero di persone sono state uccise o ferite, mentre all'interno delle loro case a causa del bombardamento di aree residenziali e dei suoi dintorni, con le bombe di peso fino a una tonnellata calato del caccia F-16.

Durante questa offensiva, la situazione umanitaria nella Striscia di Gaza è drammaticamente peggiorata, in particolare per la chiusura di tutti i valichi di frontiera tra Gaza e Israele e il divieto di ingresso delle merci e dei materiali di base nella Striscia di Gaza , comprese le spedizioni mediche, cibo e carburante. Si tratta di violazioni degli obblighi di Israele come potenza occupante ai sensi della Convenzione di Ginevra relativa alla protezione delle persone civili in tempo di guerra, che richiede ad Israele di facilitare il passaggio di cibo e spedizioni medica ai civili in territori occupati in tutte le circostanze.

Noi, organizzazioni della società civile palestinese nella Striscia di Gaza, ha condannato l'attuale offensiva militare israeliana, e ha avvertito di un ulteriore deterioramento della situazione e l'impatto catastrofico sulla vita dei civili palestinesi. Siamo preoccupati che il peggio deve ancora venire e che se la comunità internazionale di intervenire per fermare questa offensiva, a soli civili palestinesi a pagare il prezzo di questa escalation. Anche prima di questa offensiva è stata la sofferenza in corso a causa del blocco imposto alla Striscia di Gaza per più di sei anni, ai recenti crimini commessi dalle forze israeliane approfondire ulteriormente la loro sofferenza.

Il ruolo della comunità internazionale non si limita a condannare i crimini internazionali, ma di agire per evitare di commettere. Il fallimento della comunità internazionale di intervenire e proteggere i civili palestinesi serve a promuovere lo Stato di Israele e delle sue forze di occupazione commettere più crimini contro di loro. Questi crimini continueranno fino a quando non vi è la responsabilità e l'impunità dei colpevoli è dominante. Meno di quattro anni fa, l'esercito israeliano e ha effettuato una offensiva sulla Striscia di Gaza alla fine del 2008 ("Operazione Piombo Fuso"). Dopo questo attacco, la comunità internazionale non si è assunto la responsabilità di fermare gli autori di crimini di guerra per cui rappresentano.

Pertanto:

1 - Invitiamo le Alte Parti Contraenti della Convenzione di Ginevra relativa alla protezione delle persone civili in tempo di guerra al suo obbligo di garantire che le forze israeliane rispettare la Convenzione, e per fermare il targeting sistematico di Israele contro i civili palestinesi e le loro proprietà.

2 - Facciamo appello alle Nazioni Unite, rappresentata dal Segretario Generale, di agire immediatamente e di intervenire per proteggere la pace e la sicurezza internazionale, in conformità con la Carta delle Nazioni Unite. Esprimiamo il nostro profondo stupore per la sua decisione di visitare Israele ea Ramallah il Martedì 20 novembre, senza visitare la Striscia di Gaza, che è attualmente in fase di attacco. Ciò pone seri indizi che il Segretario Generale sta seguendo la posizione degli Stati Uniti sostenendo Israele, praticando l'occupazione e l'aggressione a spese di civili palestinesi vittime del reato.

3 - Chiediamo Consiglio dei diritti umani di tenere una sessione speciale per affrontare la situazione nella Striscia di Gaza e adottare misure efficaci per fermare l'offensiva.

4 - Noi apprezziamo molto il punto di vista dei funzionari arabi e internazionali nella Striscia di Gaza in solidarietà con il suo popolo, in particolare il primo ministro visita il ministro egiziano degli Esteri tunisino, e ha chiesto per le visite di solidarietà più nei prossimi giorni.

5 - Ci appelliamo alle organizzazioni della società civile araba di organizzare visite alla Striscia di Gaza la solidarietà con il popolo palestinese e il rifiuto del reato e dei crimini di Israele, apprezziamo le iniziative di solidarietà organizzate da loro e sollecitare di seguire queste importanti attività.

6 - Apprezziamo le manifestazioni e le proteste del movimento di solidarietà con il popolo palestinese in tutto il mondo, ed esprimiamo il nostro pieno sostegno per i suoi sforzi di pressione sui loro governi di intervenire per fermare l'offensiva.

7 - Ci appelliamo a stabilire un passaggio sicuro per garantire l'entrata di invio di generi alimentari e medicinali per la Striscia di Gaza, che è un obbligo della potenza occupante dal diritto umanitario internazionale.

Firmatari:

- Network di ONG palestinesi, a nome di 130 ONG palestinesi
- Centro Palestinese per i Diritti Umani
- Al-Mezan Centro per i diritti umani
- Al-Dameer Associazione per i diritti umani
- El-Wedad partenariato comunitario per la riabilitazione
- Salute mentale programma comunitario a Gaza

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UN INTERESSANTE E LUCIDA RIFLESSIONE DI NOAM CHOMSKY, FILOSOFO STATUNITENSE 



"Il bombardamento di Gaza non è funzionale a neutralizzare Hamas e non c'entra alcunchè con la presunta esigenza di fermare i razzi verso Israele. La decisione di Israele di fare piovere morte e distruzione su Gaza, usando armi letali su una popolazione civile largamente indifesa, è la fase finale di una campagna che dura da decenni per realizzare la pulizia etnica della Palestina.

Israele utilizza jet aerei sofisticati e vascelli navali per bombardare campi profughi densamente affollati, scuole, blocchi di case, moschee, attaccando una popolazione che non ha una difesa aerea, nessuna protezione antiaerea, nessuna marina, nè armi pesanti, nè unità di artiglieria, nessuna unità di comando militare, nessun esercito, e chiama tutto ciò una guerra.
Non è una guerra, è un assassinio.

Quando gli israeliani, nei territori da loro stessi occupati, rivendicano il loro presunto diritto di "difendersi", essi si stanno difendendo nel senso in cui qualsiasi esercito di occupazione pensa a "difendersi" da una popolazione che si intende annientare. Non si può parlare proriamente della necessità di "difendersi" quando si sta occupando militarmente la terra di qualcun'altro.
Questo non è difendersi. Chiamatelo come vi pare ma non è difendersi".


20.11.12

ORE 14.26
Due i missili lanciati verso Gerusalemme: secondo il canale israeliano Channel Two il primo è caduto a Kafr Etzion, colonia a Sud di Betlemme, e il secondo nella colonia israeliana di Gilo, a Sud di Gerusalemme. Secondo testimoni oculari intervistati da Ma'an News, il primo missile è caduto nella colonia di Beit 'Ain, vicino a Kafr Etzion, e il secondo in un'area aperta nel villaggio di Al-Jab'a tra i villaggi palestinesi di Nahalin e Sourif, vicini alla colonia di Gush Etzion.

ORE 18.00
Uccisi sei presunti collaborazionisti di Israele .
Questo pomeriggio in una zona centrale di Gaza city, miliziani delle Brigate Ezzedin al Qassam (Hamas), hanno ucciso in pubblico, nella zona del rione Nasser, sei presunti collaborazionisti di Israele. L'esecuzione sommaria e' terminata nel giro di qualche secondo, con colpi di pistola sparati alla testa dei sospetti. Testimoni hanno detto di aver visto un veicolo trascinare per diverse centinaia di metri il corpo di uno dei collaborazionisti uccisi. A Gaza la gente vede spie ovunque, a causa delle uccisioni compiute da Israele di dirigenti e militanti di Hamas e di altre organizzazioni.


Il bilancio, alle 01.00 del 21 novembre, è di 133 morti (di cui almeno 25 bambini) e oltre 1000 feriti di cui più di 252 sono bambini). Rosa Schiano fa sapere: "Il Ministro della Salute ha dichiarato che Israele sta usando fosforo bianco nella parte est della Striscia".

Per conoscere quali danni procura il fosforo bianco, tra l'altro vietato dalla normativa internazionale, clicca qui



IL POST DI PIERGIORGIO ODIFREDDI CANCELLATO DA "REPUBBLICA"


"Dieci volte peggio dei nazisti"

Uno dei crimini più efferati dell’occupazione nazista in Italia fu la strage delle Fosse Ardeatine. Il 24 maggio 1944 i tedeschi “giustiziarono”, secondo il loro rudimentale concetto di giustizia, 335 italiani in rappresaglia per l’attentato di via Rasella compiuto dalla resistenza partigiana il 23 maggio, nel quale avevano perso la vita 32 militari delle truppe di occupazione. A istituire la versione moderna della “legge del taglione”, che sostituiva la proporzione uno a uno del motto “occhio per occhio, dente per dente” con una proporzione di dieci a uno, fu Hitler in persona.
...Il feldmaresciallo Albert Kesselring trasmise l’ordine a Herbert Kappler, l’ufficiale delle SS che si era già messo in luce l’anno prima, nell’ottobre del 1943, con il rastrellamento del ghetto di Roma. E quest’ultimo lo eseguì con un eccesso di zelo, aggiungendo di sua sponte 15 vittime al numero di 320 stabilito dal Fuehrer. Dopo la guerra Kesselring fu condannato a morte per l’eccidio, ma la pena fu commutata in ergastolo e scontata fino al 1952, quando il detenuto fu scarcerato per “motivi di salute” (tra virgolette, perché sopravvisse altri otto anni). Anche Kappler e il suo aiutante Erich Priebke furono condannati all’ergastolo. Il primo riuscì a evadere nel 1977, e morì pochi mesi dopo in Germania. Il secondo, catturato ed estradato solo nel 1995 in Argentina, è tuttora detenuto in semilibertà a Roma, nonostante sia ormai quasi centenario.
In questi giorni si sta compiendo in Israele l’ennesima replica della logica nazista delle Fosse Ardeatine. Con la scusa di contrastare gli “atti terroristici” della resistenza palestinese contro gli occupanti israeliani, il governo Netanyahu sta bombardando la striscia di Gaza e si appresta a invaderla con decine di migliaia di truppe. Il che d’altronde aveva già minacciato e deciso di fare a freddo, per punire l’Autorità Nazionale Palestinese di un crimine terribile: aver chiesto alle Nazioni Unite di esservi ammessa come membro osservatore! Cosa succederà durante l’invasione, è facilmente prevedibile. Durante l’operazione Piombo Fuso di fine 2008 e inizio 2009, infatti, compiuta con le stesse scuse e gli stessi fini, sono stati uccisi almeno 1400 palestinesi, secondo il rapporto delle Nazioni Unite, a fronte dei 15 morti israeliani provocati in otto anni (!) dai razzi di Hamas. Un rapporto di circa 241 cento a uno, dunque: dieci volte superiore a quello della strage delle Fosse Ardeatine. Naturalmente, l’eccidio di quattro anni fa non è che uno dei tanti perpetrati dal governo e dall’esercito di occupazione israeliani nei territori palestinesi.
Ma a far condannare all’ergastolo Kesserling, Kappler e Priebke ne è bastato uno solo, e molto meno efferato: a quando dunque un tribunale internazionale per processare e condannare anche Netanyahu e i suoi generali?
Piergiorgio Odifreddi

21.11.2012

ORE 8.55
Gaza city si e' svegliata dalla notte di bombardamenti più pesanti dall'inizio dell'offensiva israeliana. Nelle ultime ore il bilancio delle vittime e' salito ad almeno 139 in conseguenza di attacchi aerei molto duri ovunque nella Striscia: dal cielo, dal mare e dall'artiglieria che ha aperto il fuoco dalle postazioni di fronte alle citta' di Beit Lahiya e Beit Hanun. Un importante edificio di governo è stato letteralmente raso al suolo. Colpite anche tubature di combustibile che passavano sotto al confine con l'Egitto. E' mancata l'energia elettrica in molti punti. Il bilancio di morti e' incerto, sarebbe di almeno 6. Hanno destato clamore anche gli attacchi aerei, definiti "chirurgici" da Israele, ad edifici dove si trovano gli uffici di diverse agenzie stampa internazionali, come l'Afp e l'AP. Il portavoce militare ha detto che sono stati distrutti centri di comunicazione di Hamas. Poco fa sono ripresi i cannoneggiamenti dal mare sulla costa di Gaza.
Segui la diretta su: http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=41614



MESSAGGIO DI UN VOLONTARIO ISM DA GAZA


Inviato il: 17 Novembre 2012

Sto scrivendo questo vicino al porto di Gaza, da dove posso vedere il fumo che sale intorno a me per le bombe che cadono sulla Striscia di Gaza dagli aerei israeliani . Le parole mi vengono a mancare. Nonostante i limiti alla vita da parte di Israele per cinque anni di assedio su Gaza, una specie di normalità viene tentata a Gaza. Come potrebbe essere altrimenti, quando la maggioranza della popolazione sono i bambini, i genitori e fratelli che non hanno qualche altra opzione?

Eppure questa popolazione civile, la maggior parte ora stipata nei densi, stretti edifici dei campi profughi e nei centri urbani di Gaza, si trova ad affrontare l'ira di alcuni dei più potenti della guerra aerea dell'umanità. Mentre scrivo, i bombardamenti costanti consumano i i sensi e scuotono la totalità dell'ambiente circostante. Per gli oltre 300 feriti o uccisi finora da F16 israeliani, droni e navi, la perdita per loro e le loro famiglie non potrà mai placarsi.

Riesco a malapena a scrivere una frase e più notizie, "sei feriti da un bombardamento a Sheikh Radwan, bambini tra di loro, tra cui un bambino di 4 anni che stava giocando per la strada», «anziano appena ucciso nel quartiere Zaytoun, con 4 lesioni. " Amici hanno ricevuto messaggi di testo dalle forze di occupazione israeliane che dicono in arabo," Stai lontano da Hamas, la seconda fase è in arrivo. "

Abdullah Samouni, 12 anni, cui insegno italiano nel campo di Zeitoun, mi ha chiamato poco fa. "Abbiamo davvero paura", ha detto. Ci siamo trasferiti fuggendo da Zeitoun e siamo andati a casa di nostra nonna. Abbi cura di te, ci sono così tante bombe." Abdullah ha perso il padre e il fratello di quattro anni, ucciso dai soldati israeliani che entrarono nella loro casa nellì offensiva terrestre degli attacchi israeliani Piombo fuso su Gaza all'inizio del 2009. In tre giorni, è stato ferito e ha perso 29 membri della sua famiglia allargata. Sua madre Zeinat si è spostata con i suoi undici figli rimasti in una città più a nord, ma le bombe stanno piovendo in tutta la Striscia di Gaza.

"Ci siamo trasferiti tutti fuori, ma i bombardamenti sono così brutti, qui tutti i bambini stanno urlando. Ogni volta che si verifica un attentato vengono a prendermi. I bambini ricordano quello che è successo prima, pensano solo al peggio. ", ha detto Zeinat che come tanti altri ha dovuto mettere da parte le sue paure e la tragedia per mostrare la forza per i suoi figli.

Il vedere che i media occidentali continuano a distorcere il quadro di ciò che sta accadendo qui, proprio come hanno fatto durante i massacri avvenuti durante gli attacchi di Israele Cast Lead, e qualsiasi altra offensiva descritta come "rappresaglia", ha reso la mia chiamata con Abdullah ancora più arrabbiata. Quest'anno dal 1° gennaio fino al 6 novembre 71 palestinesi sono stati uccisi e 291 feriti a Gaza, mentre gli israeliani non sono stati uccisi e 19 sono rimasti feriti, secondo le Nazioni Unite. Quanti media occidentali offrono tempo proporzionato alle vittime palestinesi come alle vittime israeliane?

Proprio come le forze israeliane hanno avviato il pretesto per gli attacchi di Piombo fuso, questa volta il primo attacco dell'esercito israeliano ha avuto luogo giovedi, 8 novembre, con un'incursione israeliana a Gaza, nel villaggio di Abassan. Hanno aperto il fuoco indiscriminatamente e livellato aree di terra palestinese. La sparatoria dei veicoli militari israeliani ha ferito gravemente il tredicenne Ahmed Younis Khader Abu Daqqa mentre stava giocando a calcio con gli amici, che è morto il giorno dopo per le ferite riportate.

Il 10 novembre, combattenti della resistenza palestinese hanno attaccato una jeep dell'esercito israeliano che pattugliava il confine con Gaza, ferendo 4 soldati dell' occupazione . Le forze israeliane hanno poi mirato aree civili, uccidendo altri due ragazzi che giocavano a calcio, poi hanno bombardato i parenti raccolti in lutto per la loro morte, uccidendo altri due. Cinque civili sono stati uccisi e due combattenti della resistenza, tra cui tre bambini. Cinquantadue gli altri, tra cui sei donne e dodici bambini, sono rimasti feriti. Per Gaza che è sotto tale attacco, quali, chi potrebbe dubitare che le forze di resistenza si opponessero? Una volta che le forze israeliane hanno effettuato altri bombardamenti, uno dei quali era l' extragiudiziale uccisione del comandante militare di Hamas Ahmed Jabari, il cerchio era completo. [2]

Da allora, nel corso degli ultimi tre giorni, 29 palestinesi sono stati uccisi e tre israeliani. La maggior parte delle vittime palestinesi sono civili, di cui sei bambini. Più di 270 sono stati feriti, di cui 134 sono bambini e donne. La stragrande maggioranza sono civili. Il numero è in rapido aumento.

Anche questo confronto è staccato dal contesto che Gaza è sotto occupazione militare israeliana, illegale secondo le risoluzioni delle Nazioni Unite, e cinque anni di blocco considerato una punizione collettiva da tutte le maggiori organizzazioni per i diritti umani, violando l'articolo 33 della Convenzione di Ginevra. Il diritto di resistere all'occupazione militare forzata da una forza straniera è anche sancito dal diritto internazionale, un diritto che dovrebbe essere auto-evidente.

Tutto questo spiega il giubilo da palestinesi di Gaza, quando si sparse la voce che uno dei razzi che di solito colpiscono terreno aperto, questa volta aveva abbattuto un jet da combattimento F16 israeliano, i cui simili avevano effettuato oltre 600 raid aerei in tutta la Striscia di Gaza questi ultimi tre giorni.

In effetti, nelle nostre visite agli ospedali non ci volle molto per convincerci che questi attacchi aerei israeliani e i bombardamenti da elicotteri d'assalto hanno colpito molte aree civili.

Al principale ospedale Al-Shifa, di Gaza City, ogni dieci minuti più persone arrivano in ambulanza, un uomo anziano, un giovane, un bambino, due bambini. Una volta lasciati i feriti, la barella è coperta con un asciugamano nuovo e vola indietro con i paramedici coraggiosi della Mezzaluna Rossa Palestinese per tornare nelle zone pericolose, per trovare le ultime vittime di attacchi.

Non c'erano molti letti liberi nel reparto di terapia intensiva, dove alcuni avevano lesioni cerebrali di granata che li avevano colpiti. Mentre eravamo lì, correndo fu portata una bambina piccola, di dieci mesi, , Haneen Tafesh. Aveva pochissimo colore e fu posta sul letto d'ospedale. Aveva subito una emorragia cerebrale e una frattura al cranio. Più tardi quella sera abbiamo appreso che non era sopravvissuta.

Parlando con il direttore generale di Al-Shifa, il dottor Mithad Abbas ha chiesto, "Sappiamo che Israele ha più precisione e armi avanzate. Allora, perché ci sono tutti questi bambini in arrivo? "Ha affermato che se le vittime aumentassero ci sarebbe una grave mancanza di medicinali di base e forniture, come gli antibiotici, fluidi IV, anestesia, guanti, cateteri, fixates esterni, eparina, punti di sutura, detersivi e pezzi di ricambio di attrezzature mediche. Cosa c'è di più, anche i blackout elettrici sarebbero un duro colpo senza finanziamenti sufficienti per il carburante adatto per i generatori.

Ancora una volta, mentre scrivo, cinque vicine esplosioni enormi scuotono il nostro edificio e i nostri sensi. I bombardamenti si sono progressivamente intensificati, soprattutto una volta che scende la sera. I campi profughi di Jabaliya, Shejaiya, Rafah e Meghazi ho saputo che erano stati sotto un bombardamento continuo. Una delle esplosioni è scesa nel corso di un'intervista con una stazione radio canadese che ha aiutato il pubblico a capire di più di me.

Una ragazza di 13 anni, è stato colpita a Duaa Hejazi, in zona Sabra, mentre tornava a casa con la famiglia. Uno shrapnel è stato incorporato in tutto il corpo superiore. "Io dico, siamo bambini. Non c'è niente che è colpa nostra per dover affrontare questo ", lei ci ha detto. "Ci stanno occupando e dirò, come Abu Omar disse:" Se sei una montagna, il vento non ti agiterà ". Non abbiamo paura, noi resteremo forti. "

E così la notte va avanti. Il prossimo futuro di Gaza è incerto. I destini di tutti qui sono incerti. Quelle persone che ora si stanno preparando per andare a letto, avranno la loro vita sconvolta dalla perdita di una persona cara questi prossimi giorni. So che alcuni della più calda gente qui cui mi sento fortemente attaccato ,se ne prenderebbero immediatamente cura se li incontrassero. La follia di questa violenza mi fa chiedere ciò che abbiamo fatto a noi stessi, come possiamo permettere che l'umanità si manifesti in questo modo.

All'esterno si può fare la differenza. Te lo chiedo perché l'esercito israeliano non entra in empatia con le persone che ricercano verso il basso attraverso le finestre della cabina di guida. Né saranno i loro politici. Ma si può entrare in empatia e si può agire, per le vie normali, ma moltiplicato per dieci. Piccoli e grandi sforzi per creare una massiccia mobilitazione internazionale sono l'unico modo per ridurre l'entità dell'orrore della perdita di fronte ai palestinesi di Gaza.

Il governo israeliano ha approvato il richiamo di 75.000 riservisti rispetto ai 10.000 riservisti richiamati per i massacri durante l'offensiva di aria e di terra di Israele in Piombo fuso. Non c'è molto tempo.

Adie Mormech



COMUNICATO DI DIVERSI INTERNAZIONALI A GAZA 

PRESS RELEASE BY SEVERAL INTERNATIONALS NOW IN GAZA
In english here: http://mondoweiss.net/2012/11/gaza-under-attack-international-eyewitnesses-call-for-action.html

(Meri): "Ci rivolgiamo alle persone di coscienza in tutto il mondo perché si oppongano a questa aggressione illecita contro i civili palestinesi. La comunità internazionale deve intervenire con urgenza per fermare questi violenti attacchi.
Per maggiori informazioni, contattare:
To get direct reports from Gaza in various languages contact:

Lydia de Leeuw (Dutch) +972 (0) 597478455
Adie Mormech (British) +972 (0) 592280943
Adriana Zega (Italian) +972 (0) 597241318
Gisela Schmidt Martin (Irish) +972 (0) 592778020 blipfoto.com/GiselaClaire
Joe Catron (United States) +972 (0) 595594326 twitter.com/jncatron
Julie Webb-Pullman (New Zealand) +972 (0) 595419421 todayingaza.wordpress.com
Lydia de Leeuw (Dutch) +972 (0) 597478455 asecondglance.wordpress.com
Meri Calvelli (Italian) +972(0)598563299
Anne Paq, ActiveStills Photographer in Gaza:
http://www.flickr.com/photos/activestills/8186607011/in/photostream
Harry Fear Reporting LIVE: http://www.youtube.com/user/harryfear
Siamo un gruppo di internazionali che vivono nella Striscia di Gaza e lavorano negli ambiti del giornalismo, dei diritti umani, dell’educazione, dell’agricoltura. Cerchiamo di difendere e promuovere i diritti della popolazione civile palestinese di fronte all’occupazione israeliana e alle operazioni militari. Oltre ad essere noi stessi testimoni oculari, raccogliamo informazioni dalle nostre reti personali in tutta la Striscia di Gaza, dai media locali, dal personale medico e dalle ONG internazionali presenti a Gaza. Verifichiamo ciò che divulghiamo e speriamo che i nostri resoconti possano contribuire a rendere più accurata la copertura mediatica della situazione di Gaza."

L'APPELLO DEGLI ATTIVISTI ISM IN GAZA


"Cari tutti,
vi chiediamo tutto il supporto possibile per l popolazione assediata della Striscia di Gaza.
Qui a Gaza, oltre 10 persone sono state uccise fino a questo momento nell'operazione israeliana ch...
iamata "Pilastro della Difesa", nelle ultime 7 ore; tra loro, molti bambini tra cui Raneen Arafat, 7 anni, e un bambino di 11 mesi. Abbiamo visto corpi carbonizzati di bambini morti e feriti riversarsi all'ospedale Al-Shifa di Gaza city e negli altri ospedali dislocati nella Striscia. 50 attacchi aerei su tutta la Striscia fino ad ora. Esplosioni assordanti ci hanno scosso tutti, come le bombe atterrate vicino a noi nelle strade intorno alle università. Forti esplosioni si stanno verificando tutto intorno a noi a Gaza City mentre scrivo, intere famiglie sono state ferite. Possiamo sentire anche gli spari dalle navi da guerra israeliane. Si dice che sia possibile che molto presto ci sia l'invasione di terra.
Più di 330 bambini sono stati uccisi nell'ultima sanguinaria operazione come questa, Piombo Fuso, che ha ucciso più di 1400 persone in totale, per lo più civili. Stiamo testimoniando da ospedali, strade e aree bombardate. Quanti, terrorizzati nelle loro case, perderanno la vita entro domani, o dopo i giorni degli attacchi aerei, via terra e via mare che ISraele ha annunciato. VOI POTETE FARE LA DIFFERENZA. MUOVETEVI. AGITE ADESSO PER FERMARE UN'ALTRO BAGNO DI SANGUE A GAZA. L'IMMOBILISMO DEL MONDO CI HA PORTATI A QUESTO PUNTO".



Appello di Hanan Makhloufi 



E’ ora di svegliarsi, le cose vanno cambiate!

Il genocidio a Gaza va’ fermato, la verità deve circolare e tutti devono conoscere le crudeltà che subisce questo popolo a cui è sottratta la propria terra. Sopra questa popolazione un cielo uguale al nostro, ma che al posto di rondini e uccelli vede aerei d’attacco. Qui parliamo di una guerra mai accettata, squilibrata e ingiusta! Il popolo palestinese sente le sue ore contate, per loro un minuto vale un nostro intero mese!
Grida di aiuto e lacrime di sangue è ciò che arriva da quella Terra Santa, ma ciò che più li ferisce è che il mondo sta seduto sullo sdraio a prendersi il sole mentre loro ora dopo ora sono bruciati vivi dallo stesso sole. Non c’è più tempo, non possiamo più aspettare: qui e adesso deve nascere la più grande rivoluzione pacifica mondiale. Non c’è bisogno di nessun tipo di arma per sconfiggere quel popolo disumano, Israele, con l’unione di tutti i popoli del mondo si riuscirebbe nel più grande degli intenti: una guerra di parole.
Questo bagno di sangue non può andare avanti, qui si tratta dei nostri fratelli, persone che hanno il nostro stesso diritto di vivere nella loro patria. Ebbene io faccio appello a tutte le persone di autorità che hanno il potere di muoversi, faccio appello a chi non capisce che quelle persone potrebbero essere loro famigliari. Chi vorrebbe vedere i propri figli morire così? Privati della loro infanzia, della loro educazione, del loro futuro? Chi vorrebbe vedere il proprio popolo seppellito vivo? Abbiamo il dovere di RESTARE UMANI e di iniziare a pensare alla soluzione. Ci stanno chiedendo aiuto, non possiamo far finta di niente. E’ giunta davvero l’ora di cambiare questo mondo, pronti o meno è ora di farlo! Che abbia inizio la Rivoluzione della Parola, il mondo deve conoscere e la Palestina deve rinascere.






In diretta da Gaza, Michele Giorgio spiega i motivi dello scoppio del conflitto tra le due fazioni:
http://www.globalproject.info/it/mondi/in-diretta-da-gaza-michele-giorgio/12770

Alcuni siti consigliati per aggiornamenti in tempo reale sulla situazione:

- Nena News: 
http://nena-news.globalist.it/Detail_News_DisplayID=41118&typeb=0&DIRETTA-Gaza-sotto-attacco

- Gaza Tv News: http://gazatvnews.com/ 

- International Solidarity Movement: http://palsolidarity.org/

- Infopal: http://www.infopal.it/

- Alakhbar: http://english.al-akhbar.com/live-event/israel-declares-war-gaza 


-  Al Jazeera:   http://www.aljazeera.com/

Su twitter : #GazaUnderAttack #SupportGaza


E' in corso un'azione di Amnesty International su Twitter, per chiedere che cessino gli attacchi indiscriminati sulla popolazione civile a Gaza e nel sud di Israele

I tweet consigliati sono:

Feel enraged by the violence in #Gaza & #Israel? Demand that @netanyahu & @AlqassamBrigade stop attacks on civilians


.@netanyahu @IsraelMFA @AlqassamBrigade No more indiscriminate airstrikes or rockets in #Gaza & #Israel

.@netanyahu @IsraelMFA @AlqassamBrigade Stop indiscriminate airstrikes and rockets in #Gaza & #Israel now

Civilian casualties are mounting in #Gaza & #Israel. Stop attacks on civilians now @netanyahu @IsraelMFA @AlqassamBrigade

The world is watching & we demand you stop attacks on civilians @netanyahu @IsraelMFA @AlqassamBrigade

Women & children are dying in #Gaza & #Israel; Stop the attacks on civilians @netanyahu @IsraelMFA @AlqassamBrigade

FOTO DEI BOMBARDAMENTI







Alcuni video che documentano giornate di guerra:












Israeliani protestano contro la violenza e la brutalità delgli atacchi del loro esercito verso la Striscia





Oltre 100 palestinesi sono stati arrestati in Cisgiordania per aver manifestato contro le violenze dell'esercito israeliano. Il video riportato di seguito, rappresenta la brutalità del regime di Netanyahu anche contro gli israeliani che non vogliono la violenza, ma la pace con la Palestina.