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12/09/11

La Casta, Ferrieri e i cittadini

Per promuovere una petizione per eliminare i privilegi della politica c'è chi ha passato le vacanze davanti al Parlamento, nella speranza di essere finalmente ascoltato

Gaetano Ferrieri, 54 anni, dal 4 giugno non si muove da piazza Montecitorio. Da quel giorno si rifocilla solo con acqua e sali minerali, avendo iniziato uno sciopero della fame che porterà avanti fin quando le istituzioni non considereranno la petizione a
vanzata: riduzione del 50% dello stipendio di parlamentari e amministratori pubblici, un taglio del 90% delle auto blu e una nuova legge elettorale per “creare una classe politica che veramente rispecchi le preferenze dei cittadini”.
Per essere presentata e discussa, la proposta di riforma ha bisogno del sostegno di tre milioni di persone, a detta del Capo di Gabinetto della Presidenza della Camera, Alberto Sciolìa. Gaetano, un cittadino qualunque, non deve essere considerato né un supereroe né il capo di una presunta rivoluzione. “Non sono un eroe né un capopopolo – scrive Ferrieri in rete -, sono un uomo con dei principi da difendere, valori Sociali, d’amore per il Paese, per la mia amata Italia”.

Ma non ci salverà lui dall’abisso, giacché ogni individuo ha il dovere di difendere e reclamare i propri diritti quindi tra le nostre capacità, anestetizzate da una sfacciata e perpetua demagogia, bisogna rianimare almeno l’indignazione, legittimata dallo splendido art. 50 della nostra Costituzione: “Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità”. Si deve pretendere la discussione della proposta, di fronte alla vergognosa indifferenza con la quale la sfera politica sta comportandosi al riguardo. “Chiediamo un dialogo assolutamente pacifico – spiega Gaetano Ferrieri -. Non siamo qui per sollevare tumulti, ma per cercare di ottenere un confronto effettivo della società civile con i governanti per discutere su una riforma che comprenda le misure proposte”. Più di novanta giorni di sciopero della fame ed un presidio permanente davanti Palazzo Chigi per attirare l’attenzione degli italiani su una petizione inviata alle più alte cariche dello Stato, sistematicamente ignorata. Per avere un riscontro efficace bisogna che il popolo scenda in piazza a milioni, unito e compatto, affinché la classe politica sia costretta ad ascoltare la vox populi. “Per iniziare un dialogo ci hanno chiesto tre milioni di firme, ma la cosa non ci spaventa – continua Ferrieri -. Ci sono migliaia di cittadini che ogni giorno vengono a conoscenza del presidio, la stampa estera ci segue, sempre più esterrefatta per i comportamenti della nostra classe politica (quella italiana è recitiva, ndr) e grazie all’appoggio di molti, ci stiamo organizzando con gruppi regionali”.

Bisogna reagire, prima che proliferi un’altra loggia, un’ennesima tangentopoli, mentre il Paese va a picco. Il Fmi ci ha condannato ad almeno dieci anni di stagnazione economica ed il nostro debito pubblico è il più alto d’Europa, dopo quello dei nostri vicini greci. La petizione prevede misure che se adottate sarebbero un ottimo antidoto teso a disinnescare il circolo vizioso dell’indebitamento. Se la casta continua a nutrirsi di denaro pubblico mentre elabora misure d’austerità rivolte a tutti tranne che loro, che continuano a godere di uno stipendio a cinque cifre e di auto blu anche per buttare l’immondizia(tanto per accennarne un paio), il paese fallirà e con esso tutti noi, che siamo rimasti immobili quando ancora eravamo in tempo. “Il 21 settembre scenderemo massicciamente in piazza – dichiara il cittadino veneziano a digiuno dal 4 giugno -. E’ mercoledì, l’unico giorno della settimana in cui sono presenti i parlamentari ed inoltre simboleggia l’inizio di un autunno particolarmente caldo. Chiederemo una question time sulla petizione e se ancora non ci sarà dato ascolto, sarà la volta di presidiare il parlamento”.

Gaetano ha avanzato proposte che la stragrande maggioranza dei cittadini condivide, ma che in sostanza nessuno aveva mai preso di petto per cercare di farle piombare in parlamento. Ad egli va il merito di muoversi per cercare concretezza. D’altra parte, sul profilo facebook di Gaetano si leggono frasi del genere: “Sei un eroe”, “Grazie per quello che fai”. Come se si fosse impediti a fare altrettanto, rassegnati alla passività.  Se quel timido gazebo riuscirà ad essere sorretto da milioni di persone, allora sarà vinta la battaglia contro la montagna di cemento che gli si pone innanzi, nella quale è arroccata l’oligarchia che sta portando allo sfacelo la nostra Nazione. “Stiamo creando una rete capillare nazionale al fine di agevolare la comunicazione tra vari gruppi ed organizzare al meglio la giornata del 21 – conclude Ferrari -. L’enorme numero di persone che ci segue in rete, ma anche in piazza, fa pensare alla buona riuscita della giornata”. Il 21 settembre l’appuntamento è sotto casa della Casta, mettiamoci alla prova.

Eleonora Pochi
Fonte: Fuori le Mura

05/07/11

Ed ora il referendum sulla legge elettorale: “Io firmo. Riprendiamoci il voto”

Quando il parlamento non rappresenta più il popolo, l’unica possibilità per i cittadini è di far sentire la propria voce a colpi di referendum

Il successo dei referendum appena conclusi è una chiara avvisaglia di un contrasto d’intenti tra il popolo e il governo. L’Italia vuole una cosa, ma la classe politica se ne propone un’altra e se l’unico, o meglio l’ultimo, metodo per fermare l’attuazione di leggi canaglia è il voto popolare, allora che referendum sia.
Questa volta si cerca di modificare l’attuale legge elettorale, il cosiddetto ‘Porcellum’ in vigore dal 2006 e concretizzato principalmente da Calderoli, eliminando il premio di maggioranza, le liste bloccate, fissando una soglia di sbarramento unica al 4% ed eliminando l’indicazione del candidato premier. Queste, le misure correttive per ristabilire un equilibrio accettabile nel nostro sistema politico-istituzionale.

Per comprendere i disagi dell’attuale normativa elettorale non occorre chissà quale geniale intuizione. Il blocco delle liste, priva realmente gli elettori del diritto di scegliere i propri rappresentanti in parlamento. La clausola del premio di maggioranza concepita per ottenere maggiore governabilità con un’ampia maggioranza, in realtà oggi attribuisce tutto il potere decisionale ad una parte del parlamento ed è inoltre differente tra Camera e Senato. La soglia di sbarramento al 2% provoca un’eccessiva frammentazione, mentre aumentandola al 4% si otterrebbe la partecipazione di partiti politici più rappresentativi e saldi, nelle quali si unirebbero realmente le forze minori, evitando la confusione delle attuali coalizioni, stabili quanto un castello di sabbia. L’indicazione del candidato premier sulla scheda elettorale è una scelta che spetta rigorosamente al Presidente della Repubblica, come sancito dalla Costituzione, che deve deliberare in assoluta autonomia.

La campagna referendaria “Io firmo, riprendiamoci il voto” è stata lanciata giovedì scorso a Roma, dal Comitato per il Referendum sulla Legge Elettorale, promosso, tra gli altri, da Stefano Passigli, politologo ed ex parlamentare. Da oggi parte la raccolta firme, con l’obiettivo di raggiungere entro fine settembre le 500 mila sottoscrizioni necessarie per presentare il referendum alla Corte di Cassazione. I tempi sono necessariamente molto stretti: se entro il 30 settembre ci sono firme a sufficienza, la Cassazione potrà deliberare la validità dei quesiti referendari già il mese successivo, permettendo ai cittadini di votare nella primavera 2012.
Secondo il Comitato, la decisione di richiedere un referendum è inevitabile, giacché non sussiste nessun riscontro positivo dal parlamento circa la modifica del ‘Porcellum’: “Ogni tentativo di modifica della legge è destinato a fallire e l’unico modo per eliminarne i difetti è tagliare i quattro punti più discussi. Se il Parlamento riuscirà a trovare un accordo, tanto meglio” auspiacano i promotori dell’iniziativa, altrimenti “il referendum è inevitabile”.

Eleonora Pochi
Fonte: Fuori le Mura