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12/10/10

Il Colonialismo Moderno

 
Il divario che c'è tra "Paesi Sviluppati" e "Paesi in Via di Sviluppo " è semplicemente il risultato del secolare sistema coloniale. La politica agraria delle potenze coloniali non considerava la sicurezza alimentare della popolazione locale, ma semplicemente la coltivazione di cereali e piante ai propri fini commerciali. La situazione, ad oggi, non sembra granché cambiata.
Stiamo assistendo ad un nuovo fenomeno a livello planetario. E' l'acquisto da parte di multimilionari, multinazionali e PS di grandi estensioni di terra nei PVS.

...Perché si comprano terreni in paesi poveri?
Viene data sempre più attenzione alle colture per la produzione di biocombustibili, dato che il problema della scarsità del petrolio si fa sempre più imponente.
Cina, India, Giappone, Corea del Sud ed altri che presentano un grande dinamismo economico,devono far fronte agli alti tassi demografici ed il problema che gli si pone innanzi è la scarsità di terre coltivabili per poter riuscire a sfamare i loro popoli.
In realtà la maggior parte delle terre che interessano questi paesi e che vengono acquistate,sottratte,affittate ai PVS non servono per colture destinate all'alimentazione dei popoli, ma servono per essere trasformate in biocarburanti. Non tutti gli investimenti nei Pvs, quindi, sono guidati da nobili principi.

Alcuni studiosi sostengono la tesi di un nuovo colonialismo,secondo la quale le terre coltivabili nei paesi del quarto mondo vengono tranquillamente espropriate ai contadini, che perdono di conseguenza anche l'accesso all'acqua e ad altre risorse vitali. I terreni sono destinati all'agricoltura industriale,il consumo di acqua è elevatissimo come i livelli di contaminazione del suolo a causa dell'uso intensivo di fertilizzanti chimici.
Altri economisti e studiosi, sostengono invece che investimenti di questo tipo, siano un aspetto positivo per i PVS, in particolar modo perché incidono positivamente sull'occupazione e sul progresso tecnologico.
 Spero che ricordiate il caso d'una tigre asiatica quale è la Corea del Sud ed un paese de quarto mondo,il Madagascar. Gli attori sono la multinazionale coreana Daewoo Logistics Corporation (DWL) ,il governo ed il popolo malgascio...Non sò voi, ma io di nobili principi, in quel caso, non ne ho visti e non ne vedo tutt'ora.


Eleonora Pochi


01/10/10

l'arma alimentare

Alcune potenze, che siano Stati o Multinazionali, utilizzano la privazione di cibo come arma contro coloro ai quali vogliono imporre la loro volontà.
La Dichiarazione di Roma del 1996 impegna gli Stati a rispettare la seguente disposizione: “Il cibo non dovrebbe essere usato come strumento di pressione politica ed economica”. Si limita però alla necessità di astenersi dalle sole misure unilaterali.
I Protocolli aggiuntivi della Convenzione di Ginevra per la tutela delle popolazioni civili stabiliscono: “E’ proibito attaccare, distruggere, rendere inutilizzabili oggetti indispensabili alla sopravvivenza della popolazione civile come alimenti, colture, installazioni idriche”. Eppure la realtà appare ben diversa. Alcuni colossi multinazionali regolano il mercato alimentare dell'intero pianeta e se vogliono, insieme a governanti e finanzieri distruggono tonnellate su tonnellate di cibo, considerato un surplus, ossia una scomoda eccedenza poco gradita alle regole del mercato.
E' altresi' opportuno precisare che la maggior parte dei cereali prodotti a livello mondiale è utilizzata per la nutrizione di animali (660.000.000 di tonnellate) contro i 200.000.000 di tonnellate utilizzati per l'alimentazione umana .
Gran parte dei cereali prodotti sulla terra vengono utilizzati in Occidente per alimentare quel bestiame che viene poi consumato da noi sotto forma di carne, uova, latte.
Se l'enorme quantità di cereali destinati all'alimentazione di bestiame venisse impiegata direttamente nell'alimentazione umana, potrebbero venir nutrite ben 2.500.000.000 persone. Con la sola quantità di cereali che U.S.A. e U.R.S.S. destinano al bestiame, si potrebbero nutrire 1.000.000.000 di persone.
La fame non c'è per scarsità di cibo, ma per scarsità d'intenti.



Eleonora Pochi