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01/12/10

L'Italia dello spreco: 1,5 tonnellate di cibo buttate nel secchio.

Mentre il 3% del Pil italiano finisce nella spazzatura, le file alle mense sociali s'allungano sempre di più. Paradossalmente c'è chi ingerisce e compra troppo e chi non ce la fa a mangiare. Il prossimo anno sarà l'anno europeo dello spreco ed ognuno di noi può contribuire alla diffusione di un modello di consumo etico e sostenibile.

In Italia ci sono 8.370.000mila persone povere, di cui oltre 393.390mila vive in condizioni di povertà assoluta, cioè non è in grado di accedere a beni di primaria necessità, quali cibo ed assistenza medica di base, che consentono di vivere uno standard di vita minimamente accettabile.
D'altra parte, ben 37miliardi di euro di cibo finiscono nel secchio.
Non solo quindi si potrebbero tranquillamente sfamare i poveri di casa nostra, ma con una quantità tale, ci si potrebbe sfamare una buona parte d'Africa.
Che il caso italiano serva da riflessione quindi, per sfatare l'enorme bugia dell'insussistenza di cibo per aiutare gli affamati del mondo. Di cibo ce n'è e pure in abbondanza.
In occasione delle giornate europee contro lo sprechi, è stato presentato il 4novembre all'Università di Bologna il “Libro nero dello spreco alimentare in Italia”, un dossier curato da Luca Falasconi e Andrea Segrè che analizza quanto e come sprecano cibo gli italiani: 250chili di cibo vengono buttati via ogni giorno dai supermercati, 20tonnellate all'anno di cibo ancora buono finiscono nel secchio di casa o in giacenza sui campi agricoli. L'alimento più “cestinato” è la carne, ne vengono buttate circa 245tonnellate all'anno.
Ogni famiglia spreca cibo per 450eu
ro e, solo in occasione del Natale, finiscono in malora 52euro di cibo per casa.
Da quando è scoppiata la crisi, centinaia di persone si sono viste costrette a rivolgersi a strutture caritative per procurarsi un pasto, oppure andare a rovistare nei cassonetti.

Per contrastare il problema la soluzione è una : consumo etico.

Non andare al supermercato all'arrembaggio sarebbe già un passo avanti, ossia non riempire il carrello di cose inutili che poi fanno da soprammobile nel frigorifero con tanto di muffa. Scrive in merito Tristram Stuart, uno scrittore inglese “In Inghilterra ogni anno, finiscono in discarica 480 milioni di yogurt mai aperti”.
Una volta presa consapevolezza di questo, si potrebbero sostenere le varie campagne ed iniziative di Organizzazioni, Ong e Onlus a favore del consumo etico...tanto per citare qualcuno: Banco Alimentare, Mani Tese e Caritas sono attivamente impegnate nella lotta allo spreco alimentare.

Eleonora Pochi

01/10/10

l'arma alimentare

Alcune potenze, che siano Stati o Multinazionali, utilizzano la privazione di cibo come arma contro coloro ai quali vogliono imporre la loro volontà.
La Dichiarazione di Roma del 1996 impegna gli Stati a rispettare la seguente disposizione: “Il cibo non dovrebbe essere usato come strumento di pressione politica ed economica”. Si limita però alla necessità di astenersi dalle sole misure unilaterali.
I Protocolli aggiuntivi della Convenzione di Ginevra per la tutela delle popolazioni civili stabiliscono: “E’ proibito attaccare, distruggere, rendere inutilizzabili oggetti indispensabili alla sopravvivenza della popolazione civile come alimenti, colture, installazioni idriche”. Eppure la realtà appare ben diversa. Alcuni colossi multinazionali regolano il mercato alimentare dell'intero pianeta e se vogliono, insieme a governanti e finanzieri distruggono tonnellate su tonnellate di cibo, considerato un surplus, ossia una scomoda eccedenza poco gradita alle regole del mercato.
E' altresi' opportuno precisare che la maggior parte dei cereali prodotti a livello mondiale è utilizzata per la nutrizione di animali (660.000.000 di tonnellate) contro i 200.000.000 di tonnellate utilizzati per l'alimentazione umana .
Gran parte dei cereali prodotti sulla terra vengono utilizzati in Occidente per alimentare quel bestiame che viene poi consumato da noi sotto forma di carne, uova, latte.
Se l'enorme quantità di cereali destinati all'alimentazione di bestiame venisse impiegata direttamente nell'alimentazione umana, potrebbero venir nutrite ben 2.500.000.000 persone. Con la sola quantità di cereali che U.S.A. e U.R.S.S. destinano al bestiame, si potrebbero nutrire 1.000.000.000 di persone.
La fame non c'è per scarsità di cibo, ma per scarsità d'intenti.



Eleonora Pochi