30/05/11

Stormtrap: l’intervista!


Era componente della crew  ‘Ramallah Underground’, ora ha intrapreso la sua strada per sviluppare molti progetti, attesi da tempo. Lui é Stormtrap, Mc e producer palestinese, tornato in Italia accompagnato da Hicham, il Dj, e Aras che suona il basso. Un trio timido ma determinato, riservato ma con molto da dire. Strormtrap originario di Ramallah, Hicham di Nablus ed Aras di Istambul si incontrano fuori dalla Palestina perché  le assurde regole imposte dall’occupazione israeliana non consentono loro di spostarsi liberamente nel loro paese. Dunque, in occasione della serata romana a sostegno del convoglio umanitario ‘Resriamo Umani’, diretto a Gaza abbiamo avuto il piacere di incontrarli. Mi avvicino a loro con una sfilza di domande, riguardano sia il rap che la situazione palestinese. Cosciente, tra l’altro, che ci sarebbe potuta essere un’alta probabilità che dopo la quarta o la quinta domanda, mi avessero mandato giustamente al diavolo, ma voglio far arrivare ai miei ‘compaesani’ più informazioni possibili sul loro rap ed una testimonianza diretta da chi vive laggiù. Cosi’ cominciamo a parlare. Una lunga ed interessante chiacchierata ci ha permesso di affrontare tutti i quesiti preparati, risposti da Stromtrap con molto interesse e gentilezza.
Vale la pena leggere quanto riportato di seguito, poiché dalle parole di Stromtrap s’evince molto, soprattutto lo splendido legame che vige tra rap, emozioni, speranza e amarezza, disillusione, lotta per i propri diritti, coraggio di dire le cose come stanno.


Ciao Stormtrap, anzitutto bentornato in Italia, questa volta da solo! Dunque raccontaci come e quando è nata la tua passione per il rap e la nascita di Ramallah Underground, attualmente sciolti.

Ho cominciato ad ascoltare rap nel periodo in cui mi trovavo in America, quando da noi il genere ancora non era molto diffuso. Tornando nel mondo arabo, la mia passione verso questo genere crebbe e diventò un necessario mezzo d’espressione con l’esplosione della seconda intifada. Non avevo mezzi a disposizione per produrre e comporre musica, quindi ho iniziato con un computer, un foglio, una penna e tante emozioni. Scrivevo ciò che accadeva quotidianamente nella mia città, Ramallah, in particolare durante l’assedio israeliano.
Con Boikutt e in seguito con Aswatt  ideammo un sito: Ramallah Underground, che raccoglieva reportage fotografici e musica che documentavano la situazione del nostro paese.
Da lì venne quasi naturale la trasformazione del progetto in una crew, cominciammo ad esibirci e pian piano a farci conoscere. Dal 2010 abbiamo deciso di dare precedenza ai nostri percorsi individuali, progetti solisti che ognuno di noi aveva in cantiere…per questo quest’anno presento miei lavori, accompagnato da Hicham ai dischi ed Aras al basso.

Dunque un’importante novità!…Qual’è il messaggio che la tua musica vuole trasmettere?

Diciamo che comprende molti argomenti. Sicuramente tocca la situazione politica vissuta in Palestina, soprattutto in relazione alle molte difficoltà e sofferenze affrontate dal popolo palestinese, tra check-point e impedimenti vari. C’è anche un aspetto sociale che traspare dai miei testi, una critica alla società palestinese attuale, che sembra aver perso alcuni importanti legami storici e tradizionali a causa di un cambiamento sociale costante.

A Ramallah ci sono molti ragazzi che ti supportano, ma quali sono le difficoltà, se ci sono, che s’incontrano nello sviluppare un progetto come il tuo?

Uno dei problemi maggiori che riscontriamo è che gli spostamenti sono molto difficili. Non possiamo incontrarci con altri rapper, producer, artisti, amici. In questa situazione, Internet è l’unica scelta. Ci si parla attraverso un computer e qualche volta ci si riesce ad incontrare all’estero. Immagina quanto è brutto non potersi incontrare nel proprio paese…

Anche se in questo momento la crew Ramallah Underground non è all’attivo, volevo farti una domanda al riguardo, dato che qui in Italia se n’è saputo poco, purtroppo. ‘Periferico’ è uno splendido disco, nel quale anche Boikutt, in rappresentanza della Palestina, ha dato il suo contributo con la track “Taht il Ankad”. Come ti dicevo, anche essendo un lavoro uscito nel 2007 qui non è molto conosciuto, causa scarsa informazione. In virtù del ‘meglio tardi che mai’ vorrei cogliere l’occasione per far arrivare ai lettori qualche informazione su un disco molto speciale. Puoi spiegarmi il senso di quel lavoro, realizzato con il contributo di 15 lodevoli artisti internazionali?

Certo, è un bellissimo lavoro al quale abbiamo preso parte. ‘Periferico’ è stato una grande occasione d’unione, il messaggio che voleva trasmettere, di accendere un riflettore sull’arte della ‘periferia’ del  mondo, è stato amplificato grazie alla presenza di molti artisti. Unione e confronto, sono fondamentali…Anche l’intervista che stai facendo è un forte metodo per trasmettere un messaggio!

Grazie Stromtrap!…Ma le tue parole sono cio’ che contano veramente, più che la mia intervista!Volevo chiederti,ora quali sono i tuoi progetti futuri?

Sto lavorando all’elaborazione di un ep che sarà disponibile in free-dowload. Pian piano arricchirò  questo lavoro iniziale trasformandolo in un vero e proprio album. Parallelamente sono occupato nella realizzazione di un film-documentario, con l’essenziale aiuto di un regista, che racconta la vita di artisti, dentro e fuori la Palestina.

Quando sarà pronto l’ep in download?
Se Dio vuole, fra due mesi!…

Con quale artista o gruppo ti piacerebbe collaborare?

Sono tanti gli artisti con i quali aspiro a collaborare, in particolare con alcune crew palestinesi con i quali sono in contatto tramite Internet ma non siamo mai riusciti ad incontrarci personalmente. Idem in riguardo a parecchi rapper di Gaza. Nonostante tutto, stiamo cercando di trovare un modo per realizzare collaborazioni attraverso la rete.

Stormtrap puoi raccontarci qualcosa in merito della scena hip hop palestinese?

L’hip hop in Palestina ha cominciato a diffondersi intorno al 2000, prima non era molto
conosciuto, ma nonostante la sua giovane età, ad oggi è molto praticato in Palestina. Non trovi un paese, anche il più piccolo, nel quale non incontri un mc, una crew, un producer…Questo è bellissimo.

Bansky a Betlemme
C’è un approccio al writing così come al rap?

I graffiti ricoprono la quasi totalità delle mura palestinesi! Ricordo con molto piacere la visita palestinese di Banksy, nella West Bank. Con la sua leggendaria bravura ed originalità ha incoraggiato molti giovani writer palestinesi.

Hai sentito parlare de ‘El Généràl’ rapper tunisino voce della recente rivolta? Rispecchia un po’ la mission particolare ed ambiziosa che il rap ha in casi come il suo e come il tuo: cercare di ‘Risvegliare le coscienze’ e contrastare l’oppressione.  Cosa implica questo compito?

E’ un compito molto arduo. Quando ho cominciato a fare rap non avrei mai immaginato che la musica potesse arrivare ad infondere un messaggio così forte e generare un simile effetto, invece con le rivolte che hanno investito e stanno investendo tuttora il mondo arabo, mi sono reso conto di questo. El Général ha avuto un ruolo rilevante nella rivolta in Tunisia e sarà esempio per molti artisti della sfera araba che nasceranno nei prossimi anni, soprattutto perchè le nuove generazioni non hanno più paura di parlare, lo fanno con più coraggio.

Che aria si respira a Ramallah?Che ne pensi del recente accordo tra Abu Mazen e Hamas?

Sicuramente senza la caduta del regime di Mubarak in Egitto, nessuno avrebbe immaginato la conclusione di questo tanto sospirato accordo. L’unità è sempre stata la più grande aspirazione del popolo palestinese in quanto prima di reclamare libertà dall’occupazione israeliana il passo più importante da compiere era l’unità del nostro popolo.
Ci auguriamo che il governo che verrà grazie al patto siglato tra Hamas, Fatah e le altre fazioni sia rappresentativo di tutto il popolo palestinese, di Gaza, Cisgiordania, palestinesi all’estero coinvolti nella diaspora, costretti nei campi profughi in Libano e Siria. Questo renderebbe il governo stabile ed autoritario abbastanza da trattare e raggiungere la pace con Israele. Ciò non è mai stato reso possibile, ed è il nostro sogno.

Anche il nostro… Speriamo bene ragazzi. Invece in merito a Gaza, cosa mi dici? Ci sei mai stato?

La mia ‘carta d’identità’, se così può essere definita, rende già difficili gli spostamenti in Cisgiordania, perciò intraprendere un viaggio verso Gaza è impossibile.
Hicham, Dj : Io sono di Nablus e nonostante sia a pochi chilometri dalla città di Stormtrap, purtroppo, non sono mai riuscito a raggiungerlo né tanto meno ad entrare in Palestina.
Stormtrap, avete suonato su palchi internazionali. Ce n’è uno che vi ha emozionato di più?
Londra! Sono molto solidali ed organizzano assiduamente eventi informativi e di supporto per la Palestina. Siamo stati invitati più di una volta, supportati da moltissima gente! D’altro canto, ci sono molti volontari inglesi che vengono nei territori occupati palestinesi. Tutto questo dimostra che loro conoscono o, meglio, sono messi in grado di conoscere di più la questione palestinese rispetto altri paesi.

Vi è mai capitato di ascoltare qualcosa di rap italiano?
Boikutt ha avuto modo di collaborare in un disco di Bonnots, degli Assalti Frontali. Sono molto bravi!  Per il resto abbiamo ascoltato i ragazzi che hanno diviso il palco con noi nelle nostre date italiane, tantissima energia trasmessa dai loro flow, ma purtroppo non capiamo i testi e questo nel rap è un handicap!

Spero che l’Italia abbia il piacere e l’onore di rivedervi di nuovo ragazzi, vi ringrazio di cuore per la gentilezza e la disponibilità! Ora un messaggio libero, per dire quello che volete a chi dall’Italia e dal mondo vi conosce e vi supporta…

Anzitutto è un grande onore per me e per noi essere qui n Italia. Ogni volta che sono venuto in questo paese è stato un bellissimo viaggio, la gente è molto ospitale e sin dalla prima volta siamo stati accolti come fossimo a casa nostra. Un ringraziamento particolare va a coloro che si adoperano per la Palestina ed anche un invito a lavorare di più. Devi sapere che quando qualcuno lavora per la questione palestinese, incoraggia anche noi a fare meglio e di più! Ci dà speranza. Noi palestinesi saremmo contenti ed onorati di aiutare il vostro popolo in qualcosa qualora ce ne fosse la necessità…

Beh, una cosetta ci sarebbe…

Ah si? Diccela subito!

Liberarci da Berlusconi!

Hai ragione!…Ogni paese ha i suoi problemi! Noi Israele, voi Berlusconi!

E’ un piacere, per me che seguo sia la questione palestinese che l’hip hop, ascoltare la vostra musica e sapere le vostre opinioni, soprattutto essere testimone della vostra grande forza interiore. Un piacere condiviso da molti miei connazionali.

Piacere nostro, ringraziamo tutti gli italiani e te per ciò che fai! Beh non potrebbe essere altrimenti…la nostra musica è intrinsecamente legata alla questione politica e sociale palestinese…

Stormtrap, prima di salutarti volevo chiederti se hai mai sentito parlare di Vittorio Arrigoni.

Nutro un grande rispetto per Vittorio. La prima volta che abbiamo sentito parlare di lui è stata a Londra, dove vedemmo un suo documentario. Dopo quel giorno, mi sono informato ed interessato alla sua attività, seguendolo assiduamente. Quando è stato assassinato, per noi tutti è stato uno shock. Un velo nero ed amaro steso sulla Palestina. Io so che Gaza lo amava e senza dubbio i suoi assassini non rappresentano neanche un pizzico del popolo palestinese. Non dobbiamo dimenticare la sua morte, ma prendere esempio da lui. La sua umanità ci ha insegnato molto ed è una grande lezione di vita che ci permette di andare avanti. Proseguiamo il suo messaggio di ‘Restare umani’.

Eleonora Pochi
Fonte: Moodmagazine

26/05/11

Referendum: COME, QUANDO e PERCHE' VOTARE


IL REFERENDUM DEL 12 GIUGNO CHIAMA AL VOTO I CITTADINI SU TRE QUESTIONI:
  • PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA
  • NUCLEARE
  • LEGITTIMO IMPEDIMENTO
BISOGNA ROMPERE IL VERGOGNOSO SILENZIO MEDIATICO E POLITICO INTORNO AL REFERENDUM ED IMPEDIRE CHE IL VILE TENTATIVO DEL DECRETO OMNIBUS DI FARCI 'FESSI E CONTENTI' VADA A BUON FINE.
E' FONDAMENTALE UTILIZZARE INTERNET PER DIFFONDERE INFORMAZIONI SUL VOTO DEL 12 E 13 GIUGNO. 
SE NON SEI  D'ACCORDO SU QUESTI TRE PUNTI DEVI VOTARE SI PER DIRE NO A QUESTE ASSURDITA'.
TRE PUNTI DA SALVAGUARDARE
L’acqua è una risorsa pubblica
Le centrali nucleari non occorrono al nostro paese
La legge è uguale per tutti

Di seguito, i quesiti integrali dei referendum del 12-13 giugno

Primo quesito (Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione):
Volete Voi che sia abrogato l’art. 23-bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e finanza la perequazione tributaria”, convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall’art. 30, comma 26, della legge 23 luglio 2009, n. 99, recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”, e dall’art. 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea”, convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n. 166, nel testo risultante a seguito della sentenza n. 325 del 2010 della Corte costituzionale?

Secondo quesito (Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma):
Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?

Terzo quesito (Nuove centrali per la produzione di energia nucleare. Abrogazione parziale di norme):
Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modificazioni e integrazioni successive, recante “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e perequazione tributaria”, limitatamente alle seguenti parti:
art. 7, comma 1, lettera d: “d) realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare;”; nonché la legge 23 luglio 2009, n. 99, nel testo risultante per effetto di modificazioni e integrazioni successive, recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”, limitatamente alle seguenti parti: art. 25, comma 1, limitatamente alle parole: “della localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare,”; art. 25, comma 1, limitatamente alle parole: “Con i medesimi decreti sono altresì stabiliti le procedure autorizzative e i requisiti soggettivi per lo svolgimento delle attività di costruzione, di esercizio e di disattivazione degli impianti di cui al primo periodo.”; art. 25, comma 2, lettera c), limitatamente alle parole: “, con oneri a carico delle imprese coinvolte nella costruzione o nell’esercizio degli impianti e delle strutture, alle quali è fatto divieto di trasferire tali oneri a carico degli utenti finali”; art. 25, comma 2, lettera d), limitatamente alle parole: “che i titolari di autorizzazioni di attività devono adottare”; art. 25, comma 2, lettera g), limitatamente alle parole: “la costruzione e l’esercizio di impianti per la produzione di energia elettrica nucleare e di impianti per”; art. 25, comma 2, lettera g), limitatamente alla particella “per” che segue le parole “dei rifiuti radioattivi o”; art. 25, comma 2, lettera i): “i) previsione che le approvazioni relative ai requisiti e alle specifiche tecniche degli impianti nucleari, già concesse negli ultimi dieci anni dalle Autorità competenti di Paesi membri dell’Agenzia per l’energia nucleare dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (AENOCSE) o dalle autorità competenti di Paesi con i quali siano definiti accordi bilaterali di cooperazione tecnologica e industriale nel settore nucleare, siano considerate valide in Italia, previa approvazione dell’Agenzia per la sicurezza nucleare;”; art. 25, comma 2, lettera l), limitatamente alle parole: “gli oneri relativi ai”; art. 25, comma 2, lettera l), limitatamente alle parole: “a titolo oneroso a carico degli esercenti le attività nucleari e possano essere”; art. 25, comma 2, lettera n): “n) previsione delle modalità attraverso le quali i produttori di energia elettrica nucleare dovranno provvedere alla costituzione di un fondo per il «decommissioning»;”; art. 25, comma 2, lettera o), limitatamente alla virgola che segue le parole “per le popolazioni”; art. 25, comma 2, lettera o), limitatamente alle parole: “, al fine di creare le condizioni idonee per l’esecuzione degli interventi e per la gestione degli impianti”; art. 25, comma 2, lettera q): “q) previsione, nell’ambito delle risorse di bilancio disponibili allo scopo, di un’opportuna campagna di informazione alla popolazione italiana sull’energia nucleare, con particolare riferimento alla sua sicurezza e alla sua economicità.”; art. 25, comma 3: “Nei giudizi davanti agli organi di giustizia amministrativa che comunque riguardino le procedure di progettazione, approvazione e realizzazione delle opere, infrastrutture e insediamenti produttivi concernenti il settore dell’energia nucleare e relative attività di espropriazione, occupazione e asservimento si applicano le disposizioni di cui all’art. 246 del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163.”; art. 25, comma 4: “4. Al comma 4 dell’articolo 11 del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, dopo le parole: «fonti energetiche rinnovabili» sono inserite le seguenti: «, energia nucleare prodotta sul territorio nazionale».”; art. 26; art. 29, comma 1, limitatamente alle parole: “gli impieghi pacifici dell’energia nucleare,”; art. 29, comma 1, limitatamente alle parole: “sia da impianti di produzione di elettricità sia”; art. 29, comma 1, limitatamente alle parole: “costruzione, l’esercizio e la”; art. 29, comma 4, limitatamente alle parole: “nell’ambito di priorità e indirizzi di politica energetica nazionale e”; art. 29, comma 5, lettera c), limitatamente alle parole: “sugli impianti nucleari nazionali e loro infrastrutture,”; art. 29, comma 5, lettera e), limitatamente alle parole: “del progetto, della costruzione e dell’esercizio degli impianti nucleari, nonché delle infrastrutture pertinenziali,”; art. 29, comma 5, lettera g), limitatamente alle parole: “, diffidare i titolari delle autorizzazioni”; art. 29, comma 5, lettera g), limitatamente alle parole: “da parte dei medesimi soggetti”; art. 29, comma 5, lettera g), limitatamente alle parole: “di cui alle autorizzazioni”; art. 29, comma 5, lettera g), limitatamente alla parola: “medesime”; art. 29, comma 5, lettera h): “h) l’Agenzia informa il pubblico con trasparenza circa gli effetti sulla popolazione e sull’ambiente delle radiazioni ionizzanti dovuti alle operazioni degli impianti nucleari e all’utilizzo delle tecnologie nucleari, sia in situazioni ordinarie che straordinarie;”; art. 29, comma 5, lettera i), limitatamente alle parole: “all’esercizio o”; art. 133, comma 1, lettera o) del d.lgs. 2 luglio 2010, n. 104 limitatamente alle parole “ivi comprese quelle inerenti l’energia di fonte nucleare”; nonché il decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, nel testo risultante per effetto di modificazioni e integrazioni successive, recante “Disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché misure compensative e campagne informative al pubblico, a norma dell’art. 25 della legge 23 luglio 2009, n. 99″, limitatamente alle seguenti parti: il titolo del decreto legislativo, limitatamente alle parole: “della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare,”; il titolo del decreto legislativo, limitatamente alle parole: “e campagne informative al pubblico”; art. 1, comma 1, limitatamente alle parole: “della disciplina della localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare,”; art. 1, comma 1, lettera a): “a) le procedure autorizzative e i requisiti soggettivi degli operatori per lo svolgimento nel territorio nazionale delle attività di costruzione, di esercizio e di disattivazione degli impianti di cui all’art. 2, comma 1, lettera e), nonché per l’esercizio delle strutture per lo stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi ubicate nello stesso sito dei suddetti impianti e a essi direttamente connesse;”; art. 1, comma 1, lettera b): “b) il Fondo per la disattivazione degli impianti nucleari;”; art. 1, comma 1, lettera c): “c) le misure compensative relative alle attività di costruzione e di esercizio degli impianti di cui alla lettera a), da corrispondere in favore delle persone residenti, delle imprese operanti nel territorio circostante il sito e degli enti locali interessati;”; art. 1, comma 1, lettera d), limitatamente alle parole: “e future”; art. 1, comma 1, lettera g): “g) un programma per la definizione e la realizzazione di una “Campagna di informazione nazionale in materia di produzione di energia elettrica da fonte nucleare”;”; art. 1, comma 1, lettera h): “h) le sanzioni irrogabili in caso di violazione delle norme prescrittive di cui al presente decreto.”; art. 2, comma 1, lettera b): “b) “area idonea” è la porzione di territorio nazionale rispondente alle caratteristiche ambientali e tecniche e ai relativi parametri di riferimento che qualificano l’idoneità all’insediamento di impianti nucleari;”; art. 2, comma 1, lettera c): “c) “sito” è la porzione dell’area idonea che viene certificata per l’insediamento di uno o più impianti nucleari;”; art. 2, comma 1, lettera e): “e) “impianti nucleari” sono gli impianti di produzione di energia elettrica di origine nucleare e gli impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, realizzati nei siti, comprensivi delle opere connesse e delle relative pertinenze, ivi comprese le strutture ubicate nello stesso sito per lo stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi direttamente connesse all’impianto nucleare, le infrastrutture indispensabili all’esercizio degli stessi, le opere di sviluppo e adeguamento della rete elettrica di trasmissione nazionale necessarie all’immissione in rete dell’energia prodotta, le eventuali vie di accesso specifiche;”; art. 2, comma 1, lettera f): “f) “operatore” è la persona fisica o giuridica o il consorzio di persone fisiche o giuridiche che manifesta l’interesse ovvero è titolare di autorizzazione alla realizzazione ed esercizio di un impianto nucleare;”; art. 2, comma 1, lettera i), limitatamente alle parole: “dall’esercizio di impianti nucleari, compresi i rifiuti derivanti”; art. 3, comma 1, limitatamente alle parole: “, con il quale sono delineati gli obiettivi strategici in materia nucleare, tra i quali, in via prioritaria, la protezione dalle radiazioni ionizzanti e la sicurezza nucleare”; art. 3, comma 1, limitatamente alle parole: “la potenza complessiva e i tempi attesi di costruzione e di messa in esercizio degli impianti nucleari da realizzare,”; art. 3, comma 1, limitatamente alle parole: “valuta il contributo dell’energia nucleare in termini di sicurezza e diversificazione energetica,”; art. 3, comma 1, limitatamente alle parole: “, benefici economici e sociali e delinea le linee guida del processo di realizzazione”; art. 3, comma 2: “2. La Strategia nucleare costituisce parte integrante della strategia energetica nazionale di cui all’art. 7 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.”; art. 3, comma 1, lettera a): “a) l’affidabilità dell’energia nucleare, in termini di sicurezza nucleare ambientale e degli impianti, di eventuale impatto sulla radioprotezione della popolazione e nei confronti dei rischi di proliferazione;”; art. 3, comma 3, lettera b): “b) i benefici, in termini di sicurezza degli approvvigionamenti, derivanti dall’introduzione di una quota significativa di energia nucleare nel contesto energetico nazionale;”; art. 3, comma 3, lettera c): “c) gli obiettivi di capacità di potenza elettrica che si intende installare in rapporto ai fabbisogni energetici nazionali e i relativi archi temporali;”; art. 3, comma 3, lettera d): “d) il contributo che si intende apportare, attraverso il ricorso all’energia nucleare, in quanto tecnologia a basso tenore di carbonio, al raggiungimento degli obiettivi ambientali assunti in sede europea nell’ambito del pacchetto clima energia nonché alla riduzione degli inquinanti chimico-fisici;”; art. 3, comma 3, lettera e): “e) il sistema di alleanze e cooperazioni internazionali e la capacità dell’industria nazionale e internazionale di soddisfare gli obiettivi del programma;”; art. 3, comma 3, lettera f): “f) gli orientamenti sulle modalità realizzative tali da conseguire obiettivi di efficienza nei tempi e nei costi e fornire strumenti di garanzia, anche attraverso la formulazione o la previsione di emanazione di specifici indirizzi;”; art. 3, comma 3, lettera g), limitatamente alle parole: “impianti a fine vita, per i nuovi insediamenti e per gli”; art. 3, comma 3, lettera h): “h) i benefici attesi per il sistema industriale italiano e i parametri delle compensazioni per popolazione e sistema delle imprese;”; art. 3, comma 3, lettera i): “i) la capacità di trasmissione della rete elettrica nazionale, con l’eventuale proposta di adeguamenti della stessa al fine di soddisfare l’obiettivo prefissato di potenza da installare;”; art. 3, comma 3, lettera l): “l) gli obiettivi in materia di approvvigionamento, trattamento e arricchimento del combustibile nucleare.”; l’intero Titolo II, rubricato “Procedimento unico per la localizzazione, la costruzione e l’esercizio degli impianti nucleari; disposizioni sui benefici economici per le persone residenti, gli enti locali e le imprese; disposizioni sulla disattivazione degli impianti”, contenente gli artt. da 4 a 24; art. 26, comma 1, limitatamente alle parole: “della disattivazione”; art. 26, comma 1, lettera d), limitatamente alle parole: “riceve dagli operatori interessati al trattamento e allo smaltimento dei rifiuti radioattivi il corrispettivo per le attività di cui all’art. 27, con modalità e secondo tariffe stabilite con decreto del Ministero dello sviluppo economico di concerto con il Ministero dell’economia e finanze, ed”; art. 26, comma 1, lettera d), limitatamente alle parole: “, calcolate ai sensi dell’art. 29 del presente decreto legislativo”; art. 26, comma 1, lettera e), limitatamente alle parole: “, al fine di creare le condizioni idonee per l’esecuzione degli interventi e per la gestione degli impianti”; art. 27, comma 1, limitatamente alle parole: “e sulla base delle valutazioni derivanti dal procedimento di Valutazione Ambientale Strategica di cui all’art. 9″; art. 27, comma 4, limitatamente alle parole: “, comma 2″; art. 27, comma 10, limitatamente alle parole: “Si applica quanto previsto dall’art. 12.”; art. 29; art. 30, comma 1, limitatamente alle parole: “riferito ai rifiuti radioattivi rinvenienti dalle attività disciplinate dal Titolo II del presente decreto legislativo e uno riferito ai rifiuti radioattivi rinvenienti dalle attività disciplinate da norme precedenti”; art. 30, comma 2: “2. Per quanto concerne i rifiuti radioattivi derivanti dalle attività disciplinate dal Titolo II del presente decreto legislativo, il contributo di cui al comma 1 è posto a carico della Sogin SpA secondo criteri definiti con decreto del Ministro dello Sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’ambiente e la tutela del territorio e del mare e con il Ministro dell’economia e finanze che tiene conto del volume complessivo e del contenuto di radioattività. Tale contributo è ripartito secondo quanto previsto all’art. 23 comma 4.”; art. 30, comma 3: “3. La disposizione di cui al comma 2 non si applica ai rifiuti radioattivi derivanti da attività già esaurite al momento dell’entrata in vigore del presente decreto, per i quali rimane ferma la disciplina di cui all’art. 4 del decreto-legge 14 novembre 2003, n. 314, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 dicembre 2003, n. 368, così come modificato dall’art. 7-ter del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 208, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n 13.”; l’intero Titolo IV, rubricato “Campagna di informazione”, contenente gli artt. 31 e 32; art. 33; art. 34;
art. 35, comma 1: “1. Sono abrogate le seguenti disposizioni di legge: a) articolo 10 della legge 31 dicembre 1962, n. 1860; b) articoli 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 20, 22 e 23 della legge 2 agosto 1975, n. 393.”


Quarto quesito (Abrogazione della legge 7 aprile 2010, n. 51 in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale):
Volete voi che siano abrogati l’articolo 1, commi 1, 2, 3, 5 e 6, nonché l’articolo 2, della legge 7 aprile 2010, n. 51, recante “Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza”?

17/05/11

L'Intifada della libertà, a Gaza il convoglio 'Restiamo Umani'

Attivisti giunti nella striscia per commemorare Vittorio Arrigoni, mostrare sostegno alla popolazione palestinese e raccogliere informazioni e testimonianze. Nel frattempo, numerose manifestazioni pacifiche in tutta la Palestina sono state represse dalle forze armate israeliane


Il 12 maggio è riuscito a giungere a Gaza, passando per il valico egiziano di Rafah, il convoglio umanitario 'Restiamo Umani', in commemorazione di Vittorio Arrigoni, cooperante brutalmente assassinato il 15 aprile scorso.
La giornata di ieri, 15 maggio, in occasione della Naqba, ha intensificato l’intifada per la libertà, coinvolgendo ogni angolo di Palestina. Rincuorati e incoraggiati dall'arrivo degli ottanta attivisti italiani e internazionali, i cittadini gazesi hanno deciso di manifestare pacificamente spingendosi fino il valico di Eretz, confine tra Gaza e Israele. Gli operatori del convoglio però, sono stati bloccati poco prima del valico dal servizio d'ordine di Hamas, che impediva in particolare ai dimostranti stranieri, di raggiungere il check-point. I palestinesi hanno continuato fino alla zona cuscinetto.
“Erez rappresenta il modo in cui Israele ci impedisce di uscire e rientrare a Gaza – racconta un manifestante gazese alle telecamere del convoglio-, a nessuno è concesso di attraversare questo valico se gli israeliani non sono d'accordo. Vogliamo rimuoverlo perché è uno degli strumenti di Israele che rende le nostre vite davvero insopportabili”. Il check-point di Erez è stato teatro di duri scontri, l’esercito israeliano ha aperto il fuoco sulla folla, provocando la morte di due palestinesi, di cui un giornalista locale e quasi 70 feriti. In tutti i territori palestinesi occupati, le forze armate di Netanyahu hanno represso ferocemente le manifestazioni. Il bilancio è di 13 palestinesi uccisi, quasi duecento i feriti. Il convoglio, oltre che commemorare Vittorio Arrigoni, ha l'obiettivo di incontrare la popolazione gazese, costretta nella morsa dell'occupazione israeliana per documentare e diffondere più informazioni possibili.

Tra le prossime iniziative intraprese dagli attivisti della striscia, quella di accompagnare i pescatori gazesi oltre il limite imposto dalla marina israeliana, restrizione adottata nonostante la legge internazionale prevedesse disposizioni ben diverse. “Secondo gli accordi di Oslo i pescatori palestinesi possono utilizzare fino venti miglia di mare – spiega Mafuz Kabariti, membro della "fisherman and marine sport association" -, ma questo non è mai successo e gli israeliani hanno concesso loro solo dodici miglia, ridotte prima a dieci, poi a sette in seguito alla situazione politica. Dopo la guerra nella quale Israele ha attaccato Gaza, la linea di pesca è stata limitata a tre miglia dalla costa. Quest'area non è abbastanza per tutta la popolazione, per tutta quella gente che aveva perso il loro lavoro e si dedicava alla pesca per sfamare la propria famiglia. Non credo – continua Kabariti in una video intervista pubblicata sul sito del convoglio-, che questa sia una decisione intrapresa da Israele per motivi di sicurezza, ma sembra più una punizione collettiva per i palestinesi.
Non c'è media che racconti ciò che gli israeliani fanno ai palestinesi in mare, quando tentano di superare le tre miglia l'unico linguaggio utilizzato per impedirglielo è quello delle armi. Molte persone sono state ferite ed uccise durante gli attacchi degli israeliani. Stiamo pianificando di andare con i pescatori palestinesi per violare il limite delle 7 miglia, per permettere loro di andare oltre, fino a 10 miglia per pescare”. Conclude così l'attivista locale: “ Abbiamo perso il corpo di Vittorio, ma le sue idee vivono e vivranno sempre in noi. Eravamo molto felici quando lui era a Gaza, il suo 'Restiamo Umani' ha avuto un forte impatto sulla Palestina”.

Eleonora Pochi
Fonte: Parolibero

Accordo Fatah-Hamas, epilogo dell'occupazione israeliana

Dopo quattro anni di divisioni, la Palestina è tornata a rincorrere il sogno dell'unità, verso il riconoscimento ufficiale dell'ONU di West Bank e Striscia di Gaza come Stato della Palestina. Entrambi i leader mirano a contrastare l'invasione d'Israele e costruire un governo democratico che agisca in nome dei diritti del popolo palestinese



Che sia di convenienza o meno, la riconciliazione tra Fatah e Hamas è stata motivo di grandi festeggiamenti tra il popolo palestinese. Mercoledì 4 maggio, dopo anni di divisioni, Cisgiordania e Gaza hanno finalmente compiuto il passo verso la riunificazione, siglando un accordo “per porre fine alle divisioni politiche palestinesi e raggiungere la riconciliazione nazionale”. La storica cerimonia si è svolta al Cairo, nella sede principale dell'intelligence egiziana; proprio in quel 'nuovo Egitto' che ha promesso di allentare il blocco su Gaza, riaprendo ufficialmente il valico di Rafah, chiuso dal governo Mubarak.
Capisaldi dell'intesa sono la formazione di un governo di transizione, l'assegnazione di specifici ruoli sul campo, la programmazione delle elezioni presidenziali, legislative e del Consiglio nazionale entro i prossimi sei mesi. Inoltre ci si può finalmente muovere, almeno a livello istituzionale, per chiedere all'ONU il riconoscimento ufficiale dello Stato della Palestina, il prossimo settembre.
 
Il leader di Hamas, Kaled Mesha'al, ha dichiarato: “La pagina delle divisioni fa già parte del passato: essa viene messa da parte nello spirito della lotta contro l'occupazione e non per incendiare il popolo palestinese palestinese. La nostra vera lotta è contro l'occupazione israeliana e non contro i figli della nostra stessa patria. Israele sarà messo di fronte a una realtà compatta, quella della volontà arabo-islamica che dovrà essere degna di ascolto e di rispetto. Lo Stato palestinese che vogliamo dovrà essere forte, sovrano, con Gerusalemme capitale, libero dalla presenza coloniale e rispettoso dell'applicazione del diritto al ritorno dei nostri profughi”.

Da parte sua il presidente Abu Mazen, leader di Fatah, ha ribadito la volontà di generare una sinergia che permetta l'affermazione dei diritti del popolo palestinese, aggiungendo: “Un ritorno ai negoziati con Israele avrà dei parametri ben definiti: fermare la colonizzazione dei Territori palestinesi occupati e un impegno serio dello Stato ebraico verso la pace” precisando tuttavia: “Impediremo ogni atto violento contro l'entità sionista”.

Naturalmente Israele storce la bocca. La logica del 'divide et impera' sembrerebbe aver ceduto il passo a quella dell'unione, che fa la forza del tanto odiato popolo palestinese. Così il premier israeliano Benjamin Netanyahu in merito all'intesa raggiunta dai leader palestinesi: “E' un duro colpo per la pace e una grande vittoria per il terrorismo. Questo accordo prepara la strada ad Hamas, agevolandolo a prendere il controllo anche in Cisgiordania. Non ci può essere pace su entrambi i fronti, perché Hamas chiede la distruzione dello Stato di Israele”.
 
Dura la replica di Abu Mazen alle parole del primo ministro israeliano: “Hamas è parte integrante della società palestinese, restano vani i tentativi israeliani di gettare discredito sul processo di riconciliazione” aggiungendo che Israele sta strumentalizzando la riunificazione palestinese per evitare i negoziati di pace.
Una riunificazione che, nonostante tutto, non lascia intravedere la pace in un'orizzonte tormentato dalla violenza perpetuata da Israele, che intimorito dall'unione, prova a fare la povera vittima con l'Occidente. D'altra parte c'è da chiedersi se Hamas sarà effettivamente in grado di garantire la democrazia al popolo palestinese al fianco di Fatah.

Eleonora Pochi
Fonte: Parolibero

09/05/11

UE boccia reato di clandestinità

Respinta la legittimità dell'introduzione nell'apparato normativo penale del reato di clandestinità, che prevedeva la reclusione degli immigrati


Secondo la corte di giustizia di Lussemburgo, l'introduzione nel diritto italiano del reato di clandestinità punibile con la reclusione compromette la realizzazione dell'obiettivo comunitario di 'instaurare una politica efficace di allontanamento e di rimpatrio nel rispetto dei diritti fondamentali'.
Nella nota diffusa dalla Corte Europea, si è tenuto a precisare: “Gli Stati membri non possono introdurre, al fine di ovviare all'insuccesso delle misure coercitive adottate per procedere all'allontanamento coattivo, una pena detentiva, come quella prevista dalla normativa nazionale in discussione, solo perché un cittadino di un paese terzo, dopo che gli è stato notificato un ordine di lasciare il territorio nazionale e il termine impartito con tale ordine è scaduto, permane in maniera irregolare su detto territorio”.

Il reato di clandestinità, previsto dal 'pacchetto sicurezza', era stato introdotto nell'ordinamento italiano nel 2009. Difeso con le unghie e con i denti dal Ministro dell'interno Maroni, membro di un partito politico che ha reso il 'rifiuto allo straniero' una linea d'azione, portando ad una dilagante e vergognosa xenofobia. Sulla sentenza della Corte, così l'esponente leghista: “L'eliminazione del reato, accoppiata alla direttiva europea sui rimpatri, rischia di fatto di rendere impossibili le espulsioni, trasformandole solo in intimazione ad abbandonare il territorio nazionale entro sette giorni. Questo rende assolutamente inefficaci le politiche di contrasto all'immigrazione clandestina.
Noi vogliamo continuare con le espulsioni. Con la Tunisia, in particolare, funzionano bene. Sono oltre 600 i tunisini rimpatriati dal 5 aprile”.

Secondo il Governo la giustizia europea ha agito in maniera sbagliata. Questa maledetta magistratura non gli fa dormire sonni tranquilli, ci mancavano giusto i giudici europei a contrastare i loro piani. Probabilmente diranno che la febbre da toga rossa ha raggiunto Lussemburgo. La nostra Costituzione è stata violata più volte dalle classi dirigenti di ieri e di oggi, in assoluta par condicio. Per fortuna la Carta dei diritti dell'uomo ci aiuta affinché in Italia vengano rispettati quei diritti fondamentali dei quali ogni essere umano deve insindacabilmente poter godere.

Eleonora Pochi
Fonte: Parolibero

05/05/11

Giù le mani dal Referendum

In una Repubblica Parlamentare il referendum è lo strumento che permette al corpo elettorale di fornire il proprio parere su un tema oggetto di discussione


Quello che il governo sta tentando di fare in questi giorni è togliere la voce all’intero paese, cercando di evitare il voto del 12-13 giugno su questioni fondamentali.
La scorsa settimana, è passato alla Camera un emendamento al decreto ‘omnibus’ che sancisce l’abrogazione di tutte le norme relative alla realizzazione di centrali atomiche. Ciò malgrado, dal testo traspare che la porta  al nucleare sia ancora aperta: “Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche sulla sicurezza e tenendo conto dello sviluppo tecnologico del settore e delle decisioni che saranno assunte dalla Ue, non si procede all’attuazione del programma di localizzazione e realizzazione di impianti di produzione di energia”. La sentenza sul destino del referendum, circa la produzione nostrana di energia atomica, spetta alla Corte di Cassazione e sarà espressa non appena il decreto sarà pubblicato, vale a dire a fine maggio.
L’altro tentativo di boicottare lo strumento che più propriamente rappresenta la ‘democrazia diretta’, è l’annuncio del governo di un ulteriore decreto per bloccare anche i due quesiti contro la privatizzazione dell’acqua per cui sono convocate le urne, sempre il 12-13 giugno.

E se le lobby dell’atomo non dormono sonni tranquilli finché la Consulta non esprimerà giudizio, anche per la questione acqua, c’è chi si lecca i baffi davanti ad un piatto da 64 milioni di euro. I comitati referendari, così come l’opposizione, contestano fortemente l’abrogazione del referendum, definendo il recente operato del governo, un ‘colpo di stato’, un ‘sabotaggio’ di un diritto dei cittadini.

Occorre ricordare che siamo chiamati alle urne anche in merito alla questione ‘legittimo impedimento’, per decidere l’abolizione della legge che congela i processi del premier.
“Sono 40 anni che cercano di far fuori i referendum, Berlusconi è solo l’ultimo di una lunga serie – ha dichiarato a Repubblica la vicepresidente del Senato Emma Bonino -,  il suo obiettivo è far saltare il quorum sul legittimo impedimento“.
Una cosa è certa: bisogna andare a votare. Tre sono i punti da salvaguardare: l’acqua è una risorsa pubblica, le centrali nucleari non occorrono al nostro paese, la legge è uguale per tutti.

Eleonora Pochi

26/04/11

Arrigoni, il prezzo di rimanere umani

L'assassinio del giovane cooperante impegnato nella striscia di Gaza ha scosso il mondo intero. Ancora ci si chiede come è possibile che sia successo. Ucciso brutalmente, proprio lui che del suo motto "Restiamo Umani" ne aveva fatto uno stile di vita

Vittorio Arrigoni, trentacinquenne volontario per l'International Solidarity Movement, era da anni che documentava l'orrore della vita nella Striscia di Gaza. Un eroe sconosciuto, un lodevole giornalista di guerra, un difensore dei diritti umani, una formichina laboriosa, un pacifista, un'attivista modello...si potrebbe definirlo in molti modi ma crediamo che il più appropriato sia semplicemente un 'vero essere umano'.
Prezioso testimone italiano delle atrocità e le ingiustizie perpetrate nel territorio gazese, ha permesso all'Italia, e non solo, di sapere molto; in particolare nei giorni dell'operazione Piombo Fuso, quando Israele bombardò con il fosforo bianco la Striscia, definita tuttora da confini che trasudano sangue e nient'altro.
Giovedì scorso s'apprende la notizia del suo sequestro. Nel primo pomeriggio del 14 aprile 2011 Vittorio viene rapito nei pressi del campo di Jerbala; inizialmente non si capisce né da chi è compiuto né tanto meno il motivo del gesto. I rapitori lanciano un ultimatum rivolto al governo palestinese: “La liberazione di tutti i detenuti salafiti che si trovano nelle carceri di Hamas nella striscia di Gaza”. In particolare richiedono la scarcerazione dello sceicco Husham al-Suaidani. Tutto entro 30 ore, altrimenti Vittorio, che “entra nella nostra casa portandoci corruzione morale”, dichiarano i sequestratori, morirà. L'Italia è impietrita.

Eppure, l'assassinio di Vittorio non sembrerebbe proprio un fulmine a ciel sereno. Qualcosa s'avvertiva già da mesi: “Vittorio Arrigoni è indicato come il bersaglio numero uno da uccidere. Avete capito bene, da uccidere. Di lui e di altri cooperanti, Jenny Linnel (bersaglio numero due) Ewa Jasiewicz, bersaglio numero 3, e una lista di altre persone, sono pubblicate foto e dettagli e segni particolari per poterli identificare e viene fornito perfino un numero di telefono negli Stati Uniti per poter segnalare all’esercito israeliano l’eventuale avvistamento e come poterli eliminare. La Polizia postale e la Farnesina devono immediatamente attivarsi presso le autorità estere competenti perché chiunque si celi dietro il sito venga identificato e il sito oscurato. Ad una ricerca sul database del servizio Whois per il dominio in questione non è possibile ottenere alcuna informazione rilevante per identificare gli istigatori all’omicidio”questo è quanto riportato dal giornalista Gennaro Carotenuto sul blog 'Giornalismo Partecipativo' in data 12 Gennaio 2011.

Purtroppo l'ultimatum scade giusto qualche ora dopo l'annuncio e nella notte la polizia palestinese trova il corpo del giovane cooperante, morto ammazzato. Strangolato.
Il giorno dopo l'omicidio, arriva una dichiarazione da parte del gruppo ultraintegralista dei salafiti, corrente radicale islamica che lotta per l'eliminazione di influssi occidentali dall'islam, nella quale viene riconosciuta la responsabilità del sequestro, condannando però l'omicidio: “Si tratta di una cellula impazzita, che ha preso un'iniziativa incomprensibile”. Alcuni militanti della 'cellula impazzita' sono stati trovati dalla polizia di Hamas ed hanno confessato: “Siamo stati noi”. Proseguono in queste ore le indagini.
Quel che è certo, è che Hamas, il movimento islamico che controlla il territorio, non è riuscito a mediare per la liberazione. Neanche l'Italia ce l'ha fatta. Occorre capire se non hanno voluto riuscirci. Occorre capire se davvero Vittorio è stato strangolato da quattro nefandi integralisti che hanno agito indipendentemente, anche all'insaputa dei loro 'superiori', e che non hanno nemmeno rispettato l'ultimatum da loro stessi lanciato. Occorre capire perché Vittorio sia morto senza che nessuno sia riuscito ad avviare una mediazione. Erano tutti impietriti?
Stando a quanto riportato dall'agenzia stampa Infopal, fonti ufficiali del governo gazese hanno dichiarato che “si tratterebbe di una realtà creata dall'ingelligence israeliana per fomentare conflitti interni a Gaza, che si avvale di 'manovalanza' locale, indottrinata e convinta di rappresentare il network di Bin Laden”. Dichiara inoltre un corrispondente locale Infopal: “Purtroppo, noi temiamo che dietro ci sia Israele, che vuole spaventare gli attivisti della Freedom Flotilla2, in partenza il mese prossimo. C'è molta rabbia tra la gente di Gaza: tutti conoscevano ed apprezzavano Vittorio”. La popolazione gazese è indignata, amareggiata. Moltissime le manifestazioni nella striscia in memoria del giovane, considerato un fratello, uno di famiglia per molti palestinesi.

In tutto ciò la Farnesina, incurante delle avvertenze dei mesi precedenti, ha espresso in una nota “forte sgomento per il barbaro assassinio” e “condanna nei termini più fermi il vile e irragionevole gesto di violenza da parte di estremisti indifferenti al valore della vita umana compiuto ai danni di una persona innocente che si trovava da tempo in quella zona per seguire da vicino e raccontare con forte impegno personale la situazione dei palestinesi della striscia di Gaza”. Come mai, alla luce della denuncia avanzata tempo fa, non è stato fatto nulla per salvaguardare l'incolumità di Vittorio?

Dura la dichiarazione dell'organizzazione della quale Arrigoni faceva parte, l'International Solidarity Movement: “Ci sono responsabilità precise, politiche e morali, dello Stato di Israele, con la complicità del governo italiano che è tra i suoi più fedeli e cinici alleati”.

Quest'orribile tragedia, fa molto riflettere. Fa capire che il 'Restiamo umani', pronunciato molto spesso da Vittorio, talvolta è sconveniente, troppo scomodo, utopistico per alcuni. 'Restare umani' è un inutile dettaglio nel mondo di oggi, nel quale ognuno pensa al suo orticello. 'Restare umani', purtroppo, è talmente difficile che talvolta risulta quasi impossibile, benché dovrebbe essere un'innata propensione per un uomo. E' un'ardua scelta di vita, che in casi come quello di Vittorio, può rivelarsi altamente pericolosa, portando addirittura alla morte. Il 'Restare umani' fa paura, ma d'altronde, se non si è 'umani' prima di essere qualsiasi altra cosa, non si è nessuno.

Eleonora Pochi

19/04/11

Precariato, la tratta degli schiavi moderni

Nella giornata di sabato scorso, la mobilitazione dei precari ha attraversato l'Italia intera. 'Il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta' è il nome del comitato che ha promosso l'iniziativa. Migliaia in piazza per rendere manifesta la loro rabbia, sognano il futuro ma il presente preclude loro di guardare lontano

Nel paese dei 'super ricchi o super poveri' la classe media rischia l'estinzione, assottigliando sempre più il vertice della piramide sociale: solo un'1% delle famiglie possiede il 13% della ricchezza italiana. Una distribuzione del reddito strabica e distorta è la causa di questo enorme divario, che non accenna a diminuire, tra classi sociali. Alla base della piramide, tra gli altri, i lavoratori 'atipici' raggiungono quasi i quattro milioni. Ad ognuno di loro viene negata la possibilità di costruirsi una famiglia, comprare una casa, fare progetti a lungo termine e sperare in un avvenire che permetta la serenità. 'Quelli senza futuro' si sono ritrovati in piazza per rivendicare i diritti loro negati, contro un mercato del lavoro avvilente, in grado di garantire un futuro effimero quanto una bolla di sapone.
Secondo i dati diffusi dai maggiori sindacati, solo nel Lazio risiedono oltre 420mila precari: “Dal 2009 i lavoratori atipici, sono aumentati ad un ritmo impressionante, circa 1.200 al mese” ha dichiarato Claudio Di Berardino, segretario generale per Roma e Lazio della Cgil.
C'è bisogno di un pacchetto minimo di misure in grado di garantire ai lavoratori un percorso trasparente, meritocratico, dignitoso e soprattutto stabile. Tra stage non retribuiti, tirocini, fantomatici contratti a progetto e lavoro nero, giovani e meno giovani sono costretti nell'incertezza dell'eterno precario, troppo pochi soldi per arrivare alla fine del mese ed una stabilità contrattuale inesistente. Sono proprio loro, quei 'bamboccioni' che qualcuno dichiarava estremamente oziosi e lenti nell'emanciparsi.
“Stiamo assistendo ad una degenerazione del concetto di flessibilità – ha dichiarato Antonio Di Pietro, leader dell'Italia Dei Valori, confermando il sostegno alla giornata di mobilitazione del 9 aprile -, si sta andando verso il feudalesimo.  Questo non è più sintomo di uno Stato moderno, ma di un nuovo patronato per il quale si sfrutta il mercato degli schiavi moderni”.
Di tutt'altra opinione il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, secondo il quale i lavoratori sarebbero adeguatamente tutelati e sostenuti dallo Stato: “Oggi non c'è nessuno che perdendo il lavoro non venga aiutato dallo Stato. C'è la cassa integrazione per i precari, così come per i lavoratori a progetto. Abbiamo garantito la pace sociale”.

Milioni di italiani, quelli 'super poveri', non conoscono la 'pace sociale'. Vivono un inferno completamente ignorato dallo Stato. Così, i precari del comitato 'Il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta', promotore della mobilitazione di sabato scorso, hanno risposto alle dichiarazioni inadeguate del Premier rivolte ad una platea di neolaureati: “Davvero pensa il Presidente del Consiglio che il Milan e suoi successi personali siano da prendere ad esempio per i giovani italiani? Davvero pensa che il 30% di disoccupazione giovanile, i 2 milioni di giovani che non studiano, non lavorano e non si formano, l'esercito di lavoratori precari rimasti senza lavoro e senza reddito con la crisi economica, possano avere 'il sole in tasca' ?” . In tutto questo, per milioni di lavoratori c'è il rischio di rimanere non solo senza lavoro, ma anche senza pensione, dopo aver versato regolarmente i contributi previsti dalla legge. Questa può essere definita 'pace sociale'?

Eleonora Pochi
Fonte: Parolibero

11/04/11

Immigrazione: E' emergenza umanitaria ma il Governo non si muove

Mentre arrivano migliaia di immigrati dall'altra sponda del Mediterraneo e l'Italia si spacca in due sull'accoglienza di profughi e fuggiaschi, il premier promette il recupero di Lampedusa con casinò e campi da golf


Mercoledì 30 marzo Lampedusa s'è trasformata per qualche ora in “Isola dei Famosi”, teatro di una messa in scena simile a quella presentata ai cittadini aquilani, piegati dal terremoto.
“Il governo presenterà al prossimo consiglio dei ministri la candidatura di Lampedusa al Nobel della pace”. Così ha esordito il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, cercando di accaparrarsi la fiducia degli isolani, protagonisti di un'emergenza umanitaria senza precedenti, che da mesi sta investendo il nostro paese. Il discorso del Premier è stato caratterizzato da molteplici impegni, tra i quali, il più maestoso, di sgomberare l'isola dagli immigrati entro qualche ora: “Sono già iniziate le operazioni di imbarco dei migranti. In massimo 60 ore, Lampedusa sarà abitata soltanto dai lampedusani – rassicura Berlusconi e segue rivolgendosi alla folla – Come posso darvi la certezza che tutti i piani che annuncerò saranno trasformati in realizzazioni concrete? Mi sono detto: devo diventare Lampedusano anch'io. Mi sono attaccato ad internet ed ho scovato una casa bellissima di fronte la costa francese e l'ho comprata”. Numerose le promesse berlusconiane: un piano di pulizia dell'isola, un processo promozionale per risollevare il settore turistico, un “piano colore” per tinteggiare ed abbellire le strade in stile Portofino, casinò e campi da golf.Si lucida per bene la mela benché sia chiaramente marcia, tanto per confermare l'efficacia del “fingere di non vedere”.
Così Amnesty International, che ha evitato discorsi luccicanti, limitandosi ad analizzare il problema reale: “Il governo italiano ha creato l'emergenza umanitaria non provvedendo immediatamente ad organizzare accoglienza, smistamento ed identificazione degli immigrati”. Un'emergenza annunciata già dallo scorso gennaio, quando da Lampedusa partiva l'ignorato Mayday verso palazzo Chigi. La triste verità è che la soluzione all'emergenza umanitaria, almeno per ora, non c'è. Il Nord Italia mette le mani avanti rifiutandosi di accogliere tunisini, disponibile nel caso, giusto per accogliere qualche profugo. E' il caos. Le recenti dimissioni di Alfredo Mantovano(PdL) sono la conferma che nel Mezzogiorno si sta scaricando tutto il peso dell'emergenza: “Trovo inaccettabile il 'fuori dalle balle' di Bossi che equivale a 'tutti gli immigrati al sud' - ha dichiarato a Libero l'ex sottosegretario all'Interno -, anche perché da vent’anni il carico dei CIE è supportato da tre regioni: Sicilia, Calabria e Puglia. Ora è tutto concentrato in Sicilia e in Puglia. A Manduria. Che è diventata un’altra Lampedusa e ha già accolto tremila persone”.
In tutto questo, migliaia di africani stanno vivendo giornate allucinanti. Scappati dalle bombe oppure dalla povertà, si ritrovano in condizioni disumane. Molti fuggono verso la Francia per raggiungere qualche familiare, ma appena passano il confine a Ventimiglia vengono respinti dalla Gendarmerie francese. Abel Majid, giovane libico che ha cercato di raggiungere il padre in Francia, racconta a L'Espresso: “I consolati francesi non ti concedono il visto nemmeno se vuoi andare a trovare tuo padre. Se non hai un conto corrente pieno di soldi, la Francia non ti fa entrare. Mio padre vive e lavora in Francia da venti anni, mia mamma è morta”. Mentre da Parigi viene espressa piena solidarietà a Roma, persiste la netta chiusura verso l'ingresso di immigrati, che l'Unione Europea ha ammonito. Il paese governato da Francois Fillon, che potrebbe essere definito come il maggior promotore di questa guerra, non vuole però accogliere i “topi di fogna” (come definì Gheddafi i manifestanti) che scappano dalle bombe francesi. Il risiko infinito degli immigrati continua, tra CIE che assomigliano a lager a cielo aperto, i Cara di Crotone e Bari, villaggi della disperazione come quello previsto a Mineo, fughe di massa e respingimenti mentre il Sud Italia rischia di trasformarsi in tante piccole “Lampedusa”. Cosa farà il governo, prometterà campi da golf e Nobel per la pace ad ogni cittadina stracolma di fuggiaschi?

Eleonora Pochi
Fonte: Parolibero

01/04/11

L'Europa assolve l'Italia per l'omicidio Giuliani

La magistratura europea ha giudicato il nostro Paese non responsabile sulla questione dell'omicidio del ventitreenne, nei giorni del summit mondiale del 2001: “Non c'è stata violazione per uso eccessivo della forza”. Ripetuta condanna per l'inchiesta, giudicata troppo superficiale

Secondo il tribunale di Strasburgo, il carabiniere Mario Placanica avrebbe “agito nell'onesta convinzione che la propria vita e quella dei suoi colleghi si trovassero in pericolo. Il ricorso a un mezzo di difesa che poteva causare la morte, agli spari, era giustificato”. La famiglia di Carlo fece appello alla Corte Europea nel 2003, dopo la sentenza italiana che scagionava il carabiniere, denunciando l'uso eccessivo della forza da parte delle forze dell'ordine.
Allo stesso tempo, i magistrati europei hanno ribadito la condanna all'Italia per la mancanza di un'inchiesta approfondita sul decesso Giuliani.
Eppure, da quello che è possibile apprendere di quel tragico pomeriggio genovese, emerge che l'uso dell'arma non era l'unico modo per difendersi.
Giuliano Giuliani, padre di Carlo, ha commentato così, all'Adnkronos, la decisione della Corte: “Abbiamo ancora uno strumento che è la causa civile, sperando che nessuno voglia pensare che intendiamo rifarci sul cosiddetto povero carabiniere”. Sulla condanna da Strasburgo per la conduzione italiana dell'inchiesta, Giuliani tiene a precisare: “In quell'occasione porteremo tutta la documentazione che dimostrerà come le cose che sono state dette intorno all'uccisione di Carlo siano delle vere e proprie menzogne, delle trascuratezze, delle cose non onorevoli per il Paese”.

E' il 20 luglio 2001 a Piazza Alimonda, blindatissima malgrado non rientri nella 'zona rossa' indetta per le quattro giornate del G8. E' dalla mattina che si registrano feroci cariche della polizia contro manifestanti pacifici: chi non riesce a scappare, viene preso e letteralmente massacrato, senza motivo. Durante una delle cariche, un gruppo di dimostranti reagisce, due jeep dei carabinieri si muovono per tentare di bloccare l'accesso oltre la piazza, ma nello spostamento uno dei due defender urta un cassonetto e si ferma. In seguito verrà dichiarato dagli agenti che la jeep era incastrata in uno spazio molto stretto, ma in realtà di spazio ce n'era in abbondanza e sarebbe bastato fare una retromarcia per allontanarsi, come è stata poi fatto sul corpo di Carlo.
Il veicolo viene contornato da una decina di manifestanti, ma non accenna ad andarsene. Carlo si china per raccogliere un estintore vuoto mentre Placanica toglie la sicura alla sua beretta 92 Sb semiautomatica. Dai 1.300 fotogrammi girati in piazza Alimonda in quegli istanti, risulta che Giuliani si trovava a 3 metri e 0,6 centimetri dal defender mentre sollevava le braccia per lanciare l'estintore, a differenza di quanto appare dall'oramai diffusissima foto Reuters nella quale la distanza sembra molto più limitata. Placanica tende il braccio ad altezza d'uomo e spara. Sono le 17.27 quando Carlo viene colpito allo zigomo sinistro da un proiettile che gli fracassa la nuca, poi cade a terra. L'autista mette in moto il veicolo, facendo prima retromarcia e poi procedendo in avanti, passando per due volte sul corpo di Carlo, ancora vivo. Arrivano altri agenti di polizia, alcuni dei quali prendono il ragazzo a calci in testa. Qualche minuto dopo Carlo finirà la sua agonia. I manifestanti che tentano di soccorrerlo vengono allontanati dalle forze dell'ordine che formano un cordone attorno al cadavere mentre il vicequestore della Polizia tenta di recitare una disgustosa farsa, ignaro delle immagini che avevano ripreso l'agente sparare: “Sei stato tu ad ucciderlo, con una pietra!” urla correndo dietro un manifestante.


Eleonora Pochi
Fonte: Parolibero

21/03/11

Avviato Intervento ONU in Libia, Gaza “No – Oil Zone”

Gli abitanti della striscia di Gaza, rinchiusi nelle quattro mura che ne fanno un carcere a cielo aperto, non godono e non godranno mai del lusso di una “No-fly zone” benchè siano sotto scacco dell'integralismo, della violenza di Hamas e dei missili che arrivano puntualmente da Israele. Per gli occidentali non ha voce in capitolo l'urlo della gente palestinese, d'altronde “No Oil, No Party”.


Il 15 marzo è stata indetta dai giovani palestinesi la Giornata per la fine delle divisioni interne e per l'unità. La più alta affluenza di manifestanti per le strade è stata registrata nella striscia di Gaza, quel piccolo territorio dimenticato da Dio, ma anche a Ramallah, Nablus ed Hebron ci sono stati sit-in per la libertà in Palestina e la fine della rivalità tra le due fazioni Hamas e al-Fatah. Decine di migliaia in strada, benché se ne sia parlato poco o niente, ma d'altronde non c'è l'oro nero ad attirare l'interesse e le premure internazionali.
"Scendere in piazza per la nostra vita è il minimo che possiamo fare, visto che viviamo da 60 anni sotto l'occupazione" racconta a Il Mediterraneo Mohammad, un manifestante di Ramallah. Nonostante l'invito a non sfilare in corteo avanzato da Hamas,gli abitanti della Striscia hanno manifestato, pagando le conseguenze di una brutale repressione per mano dei corpi speciali della sicurezza del leader palestinese. Decine i feriti, tende date alle fiamme, manifestanti aggrediti con bastoni e manganelli. Solo nella strada principale di Gaza, Talateen street, sono circa 300 i feriti ed i giornalisti vengono aggrediti per poter sequestrare loro quanto registrato. Una giovane cronista di Gaza, Samah Ahmed, viene uccisa con una coltellata alla schiena. Questa è la fotografia di quella che doveva essere una manifestazione pacifica. Secondo alcune fonti, sarebbe stata arrestata dalla polizia di Hamas anche Asmaa al Ghoul, giovane blogger e giornalista, nota per i dettagliati resoconti sulla situazione di Gaza e per la ferma contrapposizione all'integralismo di Hamas.

L'altro lato della medaglia è la violenza perpetuata da Israele, che in tutta calma, continua indisturbato il suo processo di pulizia etnica. Quando nel 2009, con l'operazione Piombo Fuso, le forza israeliane hano sterminato centinaia di bambini palestinesi e bombardato all'infinito la striscia Gaza con missili al fosforo bianco, l'occidente con le sue spettacolari operazioni “No-fly zone” dov'era? Gaza sta ancora aspettando una “No-fly zone”. C'era poi bisogno di un'ulteriore petrol-guerra in Libia? Sicuramente era necessaria un'operazione che avesse evitato la morte di 20mila persone, massacrate brutalmente dai mercenari di Gheddafi. “Se l'Onu non interviene, sarà genocidio” è stato dichiarato più volte nella settimana appena trascorsa. La cruda realtà è che i civili indifesi sono la preoccupazione più remota della coalizione, che quelli che sono inviati in Libia, sono militari non crocerossine, espatriati in nome della guerra dell'oro nero. La storia ci insegna che l'Onu è stata a guardare lo sterminio di 800mila esseri umani, il terribile genocidio Rwandese, in ragione del fatto che un conflitto interno rientrebbe negli “affari che appartengono essenzialmente alla competenza nazionale” secondo quanto stabilito dalla legislazione internazionale. Evidentemente in Libia, gli “affari” in questione avallano la competenza nazionale.

Eleonora Pochi
Fonte : Parolibero

17/03/11

Il Trota, pesce esageratamente fuor d'acqua

Nel paese delle quisquilie, sempre più ragazzi meritevoli vengono tagliati fuori dal mercato del lavoro, in ragione del principio della “Grande Casta”, secondo il quale o si è già dentro o chi entra nel club, comunque poco ha di meritocratico. Una cosa è certa, se il trota non fosse stato l'erede del Senatùr, la carriera politica sarebbe stato un lontano miraggio. 
L'ultima bravata è una querela ad un blogger, mossa dal 2009, che s'è scontrata con il no del gip “la diffamazione via internet, non può essere equiparata a quella a mezzo stampa, quest'ultima regolata da una norma specifica”. Ci si chiede come mai, un ragazzo come il trota, che tanto si gloria di possedere uno spiccato sarcasmo, ereditato senza meno da papi, si offenda per una serie d'articoli scritti da uno dei tanti blogger che popolano la rete. 

Renzo Bossi è un'offesa alla meritocrazia, un'offesa a noi, giovani laureati o meno, che non abbiamo papi in politica e ci ritroviamo dietro il bancone d'un bar a fare caffè, un'offesa alla politica, benché ci sia rimasto poco o niente da offendere, un'offesa alla cultura, all'etica, all'educazione.
Il trota, classe 1988, finisce la scuola superiore con due anni di ritardo, dovuti a un tris di bocciature, commentate così “Mi piace fare le cose come si deve: sono un perfezionista”.Dopo la brillante carriera scolastica, fa il suo ingresso in politica, ricoprendo la carica di consigliere regionale per la Lega Nord in Lombardia, emozionato e felicissimo, si presenta il 'primo giorno di scuola' in giacca e cravatta, vicino di banco dell'allora new-entry berlusconiana Nicole Minetti, 25enne senza dubbio formata adeguatamente alla carriera politica, quale premurosa igienista dentale di Mister B, showgirl e soprattutto procacciatrice d'escort. Dio salvi la Lombardia e l'Italia intera, se i giovani che scendono in politica sono questi. I due sono figure emblematiche del cancro che sta divorando il 
Renzo Bossi e Nicole Minetti, "primo giorno di scuola"
nostro paese, più di qualsiasi crisi economica. “Visto? L'Università non serve!” così il Ministro Gelmini, da vera promotrice della cultura e della formazione quale un Ministro dell'Istruzione dovrebbe essere.

Diecimila euro al mese è lo stipendio che il ventiduenne, il più giovane consigliere mai nominato, percepisce per l'espletamento della sua funzione, alla faccia degli 800 euro percepiti dai comuni mortali e dei giovani laureati schiavi di infiniti stage non retribuiti. Come se non bastasse, arrivano nuovi incarichi per il rampollo di casa Bossi, tra cui un'ipotetica entrata nell'organico dell'Osservatorio per l'Expo di Milano 2015, e la recente nomina, da parte di papi, come responsabile dei media del Carroccio, TelePadania, Radio Padania Libera e La Padania.Secondo quanto da lui stesso dichiarato, sembrerebbe che ora frequenti addirittura l'Università, ma non in Italia, dove teme l'assalto dei giornalisti “non voglio trovarmi i giornalisti in aula quando faccio gli esami” confida a Vanity Fair il povero disgraziato perseguitato dalla stampa.

Sulle dichiarazioni di pessimo gusto di papi, come la triste e recente “Sono Porci Questi Romani” che abitano 'la Roma Ladrona', il trota commenta “Sono semplici battute, si fanno!...”.Dal sarcasmo tagliente il ragazzo, che dichiara di non essere mai stato più a sud di Roma, che gioca ai  videogames razzisti e deplorevoli della Lega, come Rimbalza il clandestino e che dichiara “nella vita si deve provare tutto, tranne culattoni e droga”. Dunque, se nella vita deve esser provato tutto, l'invito al giovane consigliere è di provare ad alzarsi ogni mattina alle sei, lavorare fino a sera per uno stipendio che basta a malapena per pagare affitto e bollette. Sarebbe bene, inoltre, ripensando all'ennesima gaffe firmata trota, all'inaugurazione di un training center varesino “Questo centro permetterà di costruire un ponte con l'Australia, quindi sarà facile vedere in giro tanti canadesi…”  che Renzo provasse ad aprire seriamente il libro di geografia. E' chiaro che il pessimo gusto e la volgarità delle battute di famiglia sono stati tramandati a dovere.
Eppure quando si parla di lui con un pizzico di satira (che viene spontanea), se le fa girare.
Nel 2009 il Trota ha querelato un blogger,
Angelo Abbatangelo, per aver scritto una serie di articoli satirici titolati “Il diario segreto di Bossi Junior” che l'autore spiega cosi: “La narrazione letteraria delle avventure - disavventure di Renzo Bossi mi fu ispirata a suo tempo dalla tragica cronaca quotidiana – sottolinea il blogger -. Cronaca in cui populismo, demagogia, razzismo e xenofobia si impastano al peggiore revisionismo storico facendo emergere a tratti un vero e proprio nazi-fascismo passando per la minaccia secessionista alle soglie delle celebrazioni per l’Unità d’Italia”.
Il Gip da torto a Bossi Jr, in virtù del fatto che la diffamazione via internet, non può essere equiparata a quella a mezzo stampa, quest'ultima regolata da una norma specifica.
Questa, una delle citazioni di Papà Bossi “La Padania che produce, mantiene l'Italia che non fa un cazzo dalla mattina alla sera”, noi che alla sera arriviamo stanchi, la rivolgiamo con eguale sarcasmo e simpatia a Bossi Junior.

Eleonora Pochi
Fonte: Parolibero